Importanti ‘sentinelle’ della gola.
Le tonsille sono elementi linfo-epiteliali che fanno parte di un complesso di strutture del nostro sistema linfatico preposto alla difesa del crocevia aereo-digestivo. Tale avamposto difensivo, chiamato anello linfatico di Waldeyer, comprende le tonsille palatine, la tonsilla linguale, le adenoidi e i follicoli linfatici liberi associati alla mucosa faringea.
Le tonsille hanno l’importante funzione di entrare in rapporto con gli agenti microbici provenienti dall’esterno e di renderli riconoscibili per il nostro sistema immunitario: una sorta di ‘preparazione’ dei germi, che consente di identificarli per essere successivamente eliminati dal nostro apparato difensivo.
Quando si infiammano
Sottoposte all’assalto continuo di germi, le tonsille possono infiammarsi, dando luogo a quella che comunemente viene chiamata tonsillite. Le forme più comuni di tonsillite sono di origine virale: circa il 70-80% sono dovute, infatti, ad adenovirus, rhinovirus, herpes virus ed altri; il restante 20-30% delle forme sono riconducibili ad infezione batterica, soprattutto da parte dello streptococco beta emolitico di gruppo A.
I sintomi della tonsillite
L’infiammazione determina un incremento del volume tonsillare ed un caratteristico arrossamento della mucosa, dovuto al maggiore afflusso di sangue; a volte possono comparire delle placche biancastre che ricoprono la superficie tonsillare, dovute all’accumulo di detriti epiteliali e batteri.
Di solito c’è anche un rialzo febbrile più o meno accentuato, difficoltà nella deglutizione e dolore, che si accentua quando il bambino deglutisce; talvolta il dolore si estende verso l’orecchio, dando luogo a quella che viene definita una otalgia riflessa.
Gli antibiotici? Non subito!
“Abbiamo visto che la tonsillite nella maggioranza dei casi è di origine virale, quindi non occorre dare subito al bambino l’antibiotico” fa notare il dottor Bottero: “per le prime 48-72 ore dall’insorgenza dei sintomi basta semplicemente un trattamento anti-infiammatorio, utile per alleviare i fastidi al bambino, in attesa del naturale decorso che porta in genere alla risoluzione della tonsillite nel giro di una settimana.
Se i disturbi persistono, il medico prescriverà un tampone per accertare la presenza di agenti batterici: per le forme streptococciche, in particolare, è possibile il riconoscimento del germe mediante un test rapido (che talvolta è lo stesso pediatra ad eseguire) che nel giro di pochi minuti consente di avere l’esito con una spiccata specificità ed attendibilità. Solo in caso di negatività del test rapido, si farà l’esame colturale per identificare il batterio responsabile dell’infezione, accompagnato da un antibiogramma, che serve ad individuare a quale antibiotico (che a questo punto è necessario) è sensibile quel determinato batterio, al fine di evitare trattamenti inutili”.
Se si ingrossano
A volte le tonsille si presentano ingrossate anche quando non c’è un’infezione in atto. Perché?
“L’incremento del volume tonsillare può essere semplicemente un dato di natura costituzionale, pertanto non necessariamente deve far pensare ad una patologia” risponde il dottor Bottero.
A volte però l’incremento dimensionale delle tonsille può essere un esito lasciato da processi infiammatori, sia di natura virale che batterica, che ne alterano la struttura di base, provocando al bambino disturbi respiratori e difficoltà di deglutizione anche dopo che l’infiammazione è cessata. La mononucleosi infettiva, ad esempio, è una di quelle forme infettive virali che può esitare in una ipertrofia tonsillare che non necessariamente regredirà con la risoluzione del processo infiammatorio.
Se l’ipertrofia provoca disturbi respiratori di una certa entità, potrebbe essere utile somministrare al bambino dei corticosteroidi, ovviamente nelle dosi idonee e nei tempi opportuni.
Quando si tratta invece di un’ipertrofia tonsillare semplice, che non provoca disturbi al piccolo paziente, non è necessario fare alcuna terapia”.
Leggi nella pagina seguente "Quando l'operazione è necessaria".










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