A vostro figlio è stato diagnosticato un focolaio polmonare? Nonostante il termine spaventi molto le mamme, nella stragrande maggioranza tali ‘focolai’ vengono superati senza particolari problemi dal bambino. Basta tenere il bambino a casa fino a quando non sarà completamente guarito, seguendo le terapie e i consigli del pediatra.
Per capire meglio che cosa sono i focolai polmonari e come affrontare il problema, ne abbiamo parlato con Renato Cutrera, direttore dell'Unita Operativa Complessa di Broncopneumologia presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.
Che cosa sono i focolai polmonari? La polmonite può essere una complicanza - dell’influenza o di infezioni delle vie aeree superiori - che interessa i polmoni e che può avere origine virale o batterica. Si ha una polmonite vera e propria quando l’infezione colpisce un intero lobo del polmone (ndr i lobi sono sezioni del polmone; ce ne sono tre a destra e due a sinistra); se però l’infezione coinvolge piccole zone di uno o più lobi si parla di ‘polmoniti a focolai’. I focolai di solito sono una situazione meno grave rispetto alla polmonite.
Perché un’influenza può complicarsi in infezione polmonare? Ci sono due fattori in gioco: uno è l’agente patogeno che colpisce l’organismo, che può essere più o meno aggressivo; il secondo è lo stato immunitario in cui si trova l’organismo in quel momento. Questo significa che se due bambini vengono colpiti da un medesimo agente patogeno, può capitare che uno sviluppi una semplice rino-faringite, l’altro sviluppi una complicanza di tipo polmonare, perché magari in quel momento il suo sistema immunitario era già più vulnerabile.
E’ un dato di fatto inoltre che ci sono bambini geneticamente più forti e altri un po’ più gracili, che si ammalano più facilmente e più facilmente possono essere esposti a complicanze, anche se sia i focolai che le polmoniti vere e proprie si verificano solo in una piccola percentuale di casi. Esistono poi agenti patogeni che più spesso possono dare origine a questi problemi: uno è proprio l’H1N1, che, specie nei Paesi del Sud del mondo, ha dato una percentuale di polmoniti relativamente elevata.
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Perché la polmonite fa ancora paura? Soprattutto per un retaggio del passato: si pensi che, fino a quando non sono stati scoperti gli antibiotici (che in Italia sono arrivati negli anni ’40-50), la polmonite poteva anche essere letale. Ecco perché le nostre nonne la ricordano ancora come una malattia molto temibile. Purtroppo nei Paesi in via di sviluppo la polmonite è ancora la principale causa di morte nei bambini al di sotto dei 5 anni (insieme alla diarrea), soprattutto a causa della minore disponibilità di risorse sanitarie. Ma da noi, ormai, la polmonite è una malattia curabilissima. |
Come ci si accorge che c’è una complicanza di tipo polmonare? Ci sono alcuni segnali ai quali i genitori devono prestare attenzione: se la febbre si mantiene elevata per più di tre giorni, ma soprattutto se il bambino respira in modo più affannoso, cioè con atti respiratori più veloci e più corti; in alcuni casi si può notare un infossamento sulla gabbia toracica o sul giugulo, segno di una maggiore difficoltà respiratoria.
A questi sintomi di solito si accompagnano tosse persistente e un generale stato di spossatezza e inappetenza. Se a essere interessati sono i lobi vicini all’addome, inoltre, il bambino potrebbe accusare anche mal di pancia.
In presenza di tali sintomi, è opportuno far visitare il bambino dal pediatra, che, in caso di dubbio, potrebbe chiedere conferma della diagnosi tramite una radiografia.
Come si cura? Una polmonite di origine virale si cura semplicemente con il riposo, una buona alimentazione completa con tutti nutrienti (senza dimenticare la frutta, soprattutto quella ricca di vitamina C, che è sempre un valido supporto per il sistema immunitario, sia per prevenire che per aiutare a contrastare le infezioni!) e bevendo a sufficienza, in modo da fluidificare il muco e compensare le perdite dovute alla sudorazione abbondante prodotta dalla febbre.
Tuttavia, siccome è difficile distinguere una polmonite di origine virale da una di tipo batterico, il pediatra generalmente prescrive da subito una terapia antibiotica, di solito orale (solo in alcuni casi sono necessarie punture per via intramuscolare o endovenosa).
La cura può durare da 1 a 3 settimane circa, a seconda dell’entità dell’infezione. Sia i focolai polmonari che la polmonite in genere si curano a casa: solo nei casi più gravi, con complicanze, potrebbe rendersi necessario il ricovero in ospedale.
Molte volte i pediatri, in presenza di `focolai´ prescrivono aerosol con brobcodilatatori e cortisonici più, in alcuni casi, cortisone per via sistemica. Perché?
"I `focolai´ rilevati da una radiografia non sempre sono il segnale di una polmonite" risponde Cutrera: "soprattutto in un bambino che soffre di bronchite asmatica sono più spesso elementi di disventilazione e vanno curati con broncodilatatore e, se c´è dispnea, anche con cortisone per via sistemica.
Ecco che allora il pediatra, conoscendo la storia clinica del bambino (se ad esempio ha già sofferto in passato di crisi di asma o respiro sibilante), se sospetta una bronchite asmatica può decidere di associare all´antibiotico una terapia con cortisonici e broncodilatatori".
Per finire alcuni consigli pratici alle mamme e ai papà:
- Se il bambino è raffreddato, meglio non portarlo in comunità. Nel periodo invernale, in cui si trascorre tutto il giorno in ambienti chiusi, anche se il bambino è semplicemente raffreddato è prudente non portarlo all’asilo o a scuola, sia per non contribuire alla diffusione del virus ad altri bambini, sia per non esporre il suo sistema immunitario, già impegnato a combattere un’infezione, agli attacchi di altri germi eventualmente presenti nell’ambiente. Si ricordi che tutti i luoghi chiusi e affollati, e in special modo le comunità scolastiche, sono il terreno ideale per la propagazione dei germi.
- Niente uscite per un paio di settimane. Se il pediatra rileva dei focolai polmonari, il bambino va tenuto “riguardato” fino alla completa guarigione, specie se piove e fa freddo: in genere bastano un paio di settimane, ma sarà il pediatra a valutare il tempo necessario.
- Fare sempre riferimento al pediatra di famiglia, risorsa fondamentale per evitare accessi impropri agli ospedali ed eventuali terapie troppo aggressive, prescritte da chi non conosce bene il bambino e la famiglia.
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Mio figlio ha quasi cinque anni e dopo quattro giorni di tosse persistente e febbre che oscillava tra i 37 e 38 e mezzo l' ho portato a fare una lastra di mia iniziativa e hanno diagnosticato un focolaio al polmone sinistro. Il medico mi ha prescritto due antibiotici il cefixoral e il macladin per piu di dieci giorni. Il bambino ha poco appetito ed e' indebolito. La cura di solito e' giusta? Quanto tempo di solito ci vuole per stare meglio? Grazie
salve mio figlio feerico di 5 anni soffre di bronchite asmatiche da quando è nato molto complicate che durano dai20 50 girni non fa in tempo a guarire che subito si riammala .èin cura al bambino gesu' di roma e in questi giorni sta male con presenza di focolai al polmone sinistro sta facendo antibiotici 2 tipi con seretide ma sembra non passare molto
mia figlia ha i2 anni e dal 17 marzo fino al 21 ha avuto la febbre con temperatura superiore ai 38° 39°.il 20 di marzo sono andata dal pediatra e mi ha detto che mia figlia aveva un focolaio. il 2 di aprile sono andata al pronto soccorso con mia figlia e lì le hanno fatto il prelievo del sangue e la radiografia.la dottoressa ha detto che il focolaio non è migliorato però gli esami del sangue erano buoni.in questi ultimi giorni mia figlia ha molta tosse che le arriva sopprattutto la notte dopo la mezzanotte e continua per ore. noi le abbiamo dato una bustina di fluimucil ma la tosse non passava.
il 5 di aprile sono ritornato all'ospedale dove mi hanno detto che il focolaio non ere guarito e le medicine non sono servite a niente.di notte, prima di andare a dormire le dò da bere il latte col miele o caffè.E molto spesso mia figlia non ha appetito. cosa posso fare per far guarire la tosse?
care mamme,mio figlio a 3anni.
dopo tre giorni di febbre che oscillava dalla mattina a 37 ai 38 in tarda serata..lo portata dalla pediatra"a parere mio incompetente"diceva che aveva solo un pò il respiro aspro e la gola arrossata,mi ha dato l'antibiotico(supracef) ed erosol..."mio figlio soffre di broncospasma.continua ad avere febbre ma nn arriva più hai 38,ma comincia ad avere ancora più tosse..a me e mio marito nn piaceva l'abbiamo portato all'ospedale è gli hanno diagnosticato focolaio di polmonite dopo aver fatto pure i rx ed esami di sangue...gli hanno fatto solo una rocefin...ora me lo stanno facendo curare solo con il macladin...và meglio febbre niente più...però ancora dopo una settimana quasi a tosse e rumori al petto!!!domanda:
ma deve stare dentro anche se ci sn belle giornate?
il macladin và bene lo stesso ?
grazie a tutti
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