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Alimentazione 1-3 anni

10 consigli se il bimbo non vuole mangiare

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10 Gennaio 2014 | Aggiornato il 13 Aprile 2016
“Mio figlio non mangia”, “Mio figlio mangia pochissimo”: quanta ansia viene alle mamme dei bambini di uno-tre anni che non vogliono mangiare! Nostrofiglio.it ha chiesto aiuto all’Associazione culturale pediatri e ha scoperto quali possono essere i motivi del no e come comportarsi

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In cima alla classifica delle preoccupazioni (e ansie) materne, un posto d'onore è riservato all'alimentazione del pargolo.

'Non mangia!', declinato in infinite varianti tra 'nulla’ ‘pochissimo’ e ‘non abbastanza’, è una sorta di ritornello tra le mamme che accompagna (quasi) ogni fase della crescita del bimbo.

In genere, le prime difficoltà si manifestano dopo lo svezzamento raggiungendo la massima espressione della lotta contro il cucchiaino nel periodo tra i 2 e i 3 anni.

'Ma come mai ora fa tante storie?' è un interrogativo che assilla molte mamme e, alla fine, spesso, il 'no' del bimbo a tavola viene bollato come l'ennesimo 'capriccio'. Ma in realtà non è affatto così. A sostenerlo è Stefania Manetti, pediatra di famiglia, dell'Associazione Culturale Pediatri, Acp.

1. Il bimbo rifiuta il cibo? E’ una fase della crescita

“Il rifiuto del cibo è legato a una fase della crescita del bimbo, i 'terribile two', come dicono gli americani, che dura fino a circa tre anni. In questa fascia d'età, il piccolo inizia a percepire se stesso e costruisce la sua identità affermando la sua presenza nel mondo anche attraverso l'opposizione”, spiega la pediatra.

In sostanza, il periodo dei 'no' rispecchia il graduale (e lento) processo di distacco dalla madre (che inizia verso gli 8-9 mesi) verso una sempre maggiore autonomia.

L'ostinazione, dunque, non è un capriccio ma un segnale positivo (e normale) del percorso di crescita. Il genitore non dovrebbe, dunque, considerare ogni reazione e comportamento del bimbo alla stregua di una irragionevole bizza.

“L'alimentazione non è una cosa a sé stante, è importante che sia inserita nel contesto della relazione tra bimbo e adulto. Questo è il punto chiave. Alla base di tutto, quello che conta è la responsività materna, ovvero la capacità della mamma di rispondere ai diversi bisogni del bambino nel migliore modo possibile. In questo modo, è una 'mamma sufficientemente buona', secondo le teorie dello psicoanalista inglese D. W. Winnicott, - dice la pediatra.

2. Durante lo svezzamento, è giusto lasciarlo pasticciare

Nel periodo dello svezzamento (dopo i 6 mesi), il piccolo è incline ad assaggiare e scoprire sapori diversi se il genitore introduce nuovi cibi in modo corretto, non forzandolo e lasciandolo pasticciare.

“In questa prima fase, è importante proporre di tutto e se si è convinti che è giusto, in genere il piccolo accetta di buon grado le novità. È opportuno anche lasciarlo sperimentare e toccare il cibo”, dice Stefania Manetti Acp Campania.

“Se la mamma lo asseconda e lo lascia pasticciare, facilita il fatto che lui, piano piano, comprenda il suo stato e capisca se ha fame. Così, si percepisce autonomo e avverte anche che l'adulto ha riconosciuto questa sua autonomia.

Con un approccio di questo tipo, è difficile che, poi, il bimbo intorno ai 2 anni, non mangi quasi nulla”, dice la pediatra.

3. Se non vuole provare un cibo nuovo, non insistere ma poi riprovaci

È molto importante mettere sul tavolo una buona varietà di cibi, invitando il piccolo a scoprire gusti diversi. “Se lui rifita e non ne vuole proprio sapere in quel momento, è bene accettarlo e non insistere.

Ma attenzione, prima di decretare, per esempio, che non gli piacciono 'assolutamente' le lenticchie, occorre proporle almeno altre 10 volte nei pasti successivi”, spiega Stefania Manetti.

 

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4. Date il buon esempio e sorridete. Il bimbo vi guarda

Le abitudini alimentari dipendono, in grande misura, da quello che il bimbo percepisce e vede intorno a lui.

Di fatto, 'dare l'esempio' gioca un ruolo centrale durante ogni tappa (e aspetto) della crescita. Perché nei primi anni di vita, il bimbo impara proprio per imitazione ed esempio.

“Quindi, se il genitore sorride mentre mangia le verdure e mostra di apprezzarle, anche il figlio sarà più propenso ad assaggiarle. Insomma, non dimentichiamo che tutto è molto legato alla relazione tra adulto e bambino”, dice la pediatra.

5. “Guarda che bel pomodoro rosso!”

Quando il bimbo vede a tavola i genitori che apprezzano e mangiano con gusto una certa pietanza è invogliato a provare. “Non ha senso dire al figlio piccolo: 'Mangia questo perché cresci bene!' - dice la specialista.

Un'affermazione del genere per un bambino non ha nessun significato. Quello che invece funziona, per esempio, è esclamare: 'Oh, guarda che bel pomodoro, ha proprio un bel colore rosso!'

6. Mangia poco? Non preoccuparti

Secondo la pediatra, il timore che il bimbo non mangi mai abbastanza andrebbe superato, mentre sarebbe invece opportuno preoccuparsi per la questione opposta. Insomma, non è un bene per la salute che il bimbo si ingozzi!

“L'obesità infantile è molto diffusa, anche da noi, e in tutti i paesi cosiddetti industrializzati, non è un problema da sottovalutare”,

 

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7. Il bimbo è capace di autoregolarsi

“Una ricerca americana ha dimostrato che un bimbo di 2 anni e mezzo di fronte a una tavola piena di leccornie è perfettamente in grado di selezionare i cibi che gli fanno bene e la quantità adeguata a lui,” spiega Stefania Manetti.

Quindi, se il piccolo è lasciato libero di esprimersi, impara ad autoregolarsi, altrimenti le pressioni dell'adulto bloccano questo normale processo di autonomia e riconoscimento del sé”.

In altre parole, il bimbo impara a distinguere la sua percezione della fame se gli è permesso sperimentare senza che il ritmo sia invece imposto dall'adulto.

 

 

8. A tavola, tutti insieme

Il pasto deve essere un momento piacevole, tranquillo per tutta la famiglia, anche quando il bimbo è piccolo: una situazione di condivisione con mamma e papà, insomma. Forse può sembrare un aspetto marginale, ma invece è molto importante.

“Mangiare tutti insieme a tavola, senza fretta, in un'atmosfera serena, senza distrazioni, e con la tv spenta, aiuta il bimbo a vivere bene i pasti e a sviluppare un rapporto sereno con il cibo”, conclude la pediatra.

9. Trucchi per far mangiare le verdure

Sali minerali, vitamine, fibre … le verdure non dovrebbero mai mancare nella dieta di un bambino ma fargliele mangiare è spesso una fatica. Come convincerlo? Basta un po’ di fantasia.

10. Tieni bene in mente le regole base per l’alimentazione del bambino 1-3 anni

Il cibo deve essere diviso in cinque momenti durante la giornata, l'alimentazione deve variare prediligendo alimenti freschi di stagione e le cotture semplici. No ai fuoripasto e all'uso eccessivo di zucchero e sale.

 

 

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