Nostrofiglio

Bambini vivaci

Bimbi vivaci: 8 strategie per gestirli senza urla e schiaffi

bimbivivaci

06 Maggio 2016 | Aggiornato il 21 Aprile 2017
Può succedere che ai genitori di bimbi molto vivaci a volte saltino i nervi, si arrivi alle urla e qualche volta scappi anche uno scappellotto. E che subito dopo subentrino i sensi di colpa. Quando i figli ci fanno perdere la pazienza, qual è la reazione più ragionevole e soprattutto più efficace? Lo abbiamo chiesto alle psicologhe Paola Scalari e Rosanna Schiralli.

Facebook Twitter Google Plus More

I bimbi sono vivaci e le loro forze sembrano non esaurirsi mai. Ma la pazienza di mamma e papà sì: può succedere che saltino i nervi, si arrivi alle urla e qualche volta scappi anche uno scappellotto. E subito dopo subentrino i sensi di colpa, come ci scrive una mamma sul forum. Quando i figli ci fanno perdere la pazienza, qual è la reazione più ragionevole e soprattutto più efficace? Lo abbiamo chiesto alle psicologhe Paola Scalari e Rosanna Schiralli.

 

“Ho due bimbi, uno di due anni e l’altro di quattro. Sono due bambini meravigliosi, ma sono molto vivaci e io sono un po’ stanca, urlo sempre e quando proprio non mi ascoltano scappa lo schiaffo. Subito dopo però mi sento in colpa. Spesso penso si non essere una brava mamma perché mi innervosisco facilmente e perdo la pazienza” (lettera dal forum di nostrofiglio.it)

 

Premesso che:

 

  • I capricci sono per il bambino “prove tecniche di vita”, quindi è normale che li facciano. “Si potrebbe dire che il mestiere dei bambini è quello di contravvenire alle regole, perché in tal modo sperimentano fin dove possono spingersi con le loro richieste. Ma il mestiere dei genitori è quello riportarli dentro i binari” dice Paola Scalari. E’ un lavoro impegnativo, perché i bambini non sono un interruttore che si accende e spegne a piacimento, quindi bisogna armarsi di pazienza e non sentirsi incapaci se non si riesce subito nell’impresa.
  • Noi genitori siamo umani e un momento di rabbia può capitare. Ci sono momenti in cui il genitore è più stanco, più in ansia e può capitare che reagisca male con il bambino. “Se per una volta perdiamo le staffe possiamo perdonarcelo” continua la Scalari. “Ma dobbiamo anche capire che non è stata una dimostrazione di forza ma di debolezza, un momento in cui ci siamo sentiti piccoli e impotenti e abbiamo avuto paura di essere soverchiati. E poi lavorarci su perché non si ripeta”.

Le strategie che funzionano davvero sono:

 

  •  1 - Non urlare: è inutile e fa aumentare rabbia e capricci. Quando il bambino fa i capricci, non bisogna gridare e arrabbiarsi più di lui. “Se noi urliamo, nel cervello del bambino aumenta la cosiddetta chimica della rabbia, cioè la produzione di sostanze dello stress, che lo fanno agitare ancor di più” dice Rosanna Schiralli. “Al contrario, un nostro atteggiamento calmo e controllato smorza la rabbia del bambino e il suo cervello ricomincia a produrre ossitocina, che è l’ormone della calma e del benessere”. “Urlare è uno sfogo immaturo di un’ansia” aggiunge la Scalari: “un genitore che urla rappresenta agli occhi del bambino non un adulto competente da cui imparare a vivere, ma un compagno come tanti che ha perso la testa e il controllo”.
  • 2 - Parlargli con voce pacata, ma ferma e decisa. Per correggere un comportamento del figlio, bastano poche parole, ma dette con l’espressione sicura e pacata di chi sa il fatto suo. “Più il bambino è piccolo, più non è in grado di capire il senso delle nostre parole, ma riesce a cogliere perfettamente il significato del nostro atteggiamento” spiega Rosanna Schiralli. “Se supera i limiti, allora, bisogna semplicemente dirgli un no fermo; se lui si agita e urla, prenderlo per le braccine senza fargli male, guardarlo negli occhi e ribadire con calma “questa cosa non si fa”, senza aggiungere tanti perché. Dilungarsi in spiegazioni infatti trasmette al bambino il messaggio che siamo in difficoltà e in questa situazione di incertezza lui ne approfitta per aprirsi un varco e tentare ancora di soddisfare il suo desiderio”.
  • 3 - Aver fiducia nella propria competenza di genitore. Il più delle volte mamma e papà perdono la pazienza e alzano la voce perché si sentono vulnerabili e impotenti di fronte ai capricci del bambino. Il genitore deve invece avere ben chiari quali sono i principi e le regole che vuole far rispettare a suo figlio e avere il comportamento di una guida sicura e rassicurante. “Il messaggio che deve passare è ‘io so come si fa questa cosa e so come condurti; e la mia parola pacata ha talmente tanta forza che non c’è bisogno di urlare per affermarla’. Di fronte a questo atteggiamento di convinzione profonda, il bambino sente che l’adulto è competente e si lascia condurre, interrompendo il suo capriccio” dice scalari.
  • 4 - Mostrare di comprendere i suoi sentimenti. Quando diciamo un no, mostriamo al bambino che comprendiamo la sua rabbia. Basta dirgli semplicemente: ‘Ti vedo che sei arrabbiato, ma adesso questa cosa non la possiamo fare.’ “Sembra una frase banale, ma fa la differenza” commenta Rosanna Schiralli: “comunica al bambino che non è intrappolato nella sua rabbia, ma qualcuno lo ha visto, qualcuno che sa che la sua rabbia si può contenere e gestire senza farsi travolgere. Se al contrario vede che il genitore per primo perde la ragione, avrà paura anche lui delle sue reazioni, che percepisce come qualcosa di tremendo e incontrollabile”.

Prevenire è meglio che curare, quindi:

 

  • 5 - Dedicargli attenzioni nei momenti di calma. Spesso dietro un capriccio si nasconde il bisogno di attirare l’attenzione e del genitore, che sembra sempre distratto e intento a fare altro, salvo quando deve rispondere alle sue intemperanze. Per questo bisogna dedicare tempo ai bambini quando si è ‘in stato di grazia’: giocare un po’ insieme, condividere emozioni, senza cellulari e senza tv. Sembra una magia, ma quando si vede curato il bambino diventa un angioletto ed è meno propenso ad arrivare a certi estremi.
  • 6 - Gratificarlo quando ha dei comportamenti corretti. Non sarà sempre e solo capriccioso: quando si comporta bene, allora, il genitore deve complimentarsi con lui e gratificarlo. In questo modo si sente incoraggiato a proseguire sulla buona strada ed è anche meglio disposto ad accettare dei no.
  • 7 - Anticipare il capriccio. Altro segreto è non aspettare che il bambino ci abbia esasperato, ma fermarlo per tempo. “A volte per comodità si accontenta il capriccio del bambino, sperando che finisca lì, invece si entra in una spirale che non finisce più” dice Scalari. Se al supermercato guarda con occhio voglioso l’ovetto di cioccolata, già prima che inizi il lamento diciamogli qualcosa tipo ‘oggi niente ovetto, abbiamo stabilito che si compra solo il sabato’. E basta. Se lui è convinto di poterlo ottenere o capisce che insistendo la mamma cede, il suo desiderio aumenta e poi è molto più difficile farlo tornare indietro. Un altro esempio? Se arriva a casa da scuola affamato, la mamma per comodità gli dà un pezzo di focaccia, poi ne vuole un altro e un altro ancora finché arriva a tavola che e non tocca cibo, con conseguenti battibecchi. Meglio non cedere dall’inizio, coinvolgerlo semmai nei preparativi del pranzo così sono tutti ansiosi di sedersi insieme a mangiare.
  • 8 - Essere coerenti. Il modo migliore per prevenire capricci? Una volta stabilita una regola, va rispettata. “Se si decide che si va a letto alle 21, devono essere le 21” spiega Paola Scalari. “Se il genitore è coerente, il bambino sente che non può manipolarlo a suo piacimento. Viceversa, se un giorno lo mettiamo a letto alle 21, il giorno dopo vogliamo vedere un film e ci fa comodo mandarlo a nanna prima, il giorno successivo si va in pizzeria e si fa più tardi, il bambino capisce che la regola può essere rinegoziata ogni giorno. Certo, quando il bambino diventa più grandicello, a partire dai 9-10 anni, un po’ di negoziazione ci può stare, ma il messaggio che deve passare è che le redini in mano le ha l’adulto e la negoziazione può essere fatta dall’adulto, non essere pretesa dal bambino”.

In ogni caso no allo schiaffo perché:

 

  • E’ una prevaricazione fisica. Dare uno schiaffo al bambino è un atto umiliante e aggressivo, una prevaricazione e anche una dimostrazione di debolezza di un genitore che ha perso il posto di guida e non riesce a risolvere la questione in alcun altro modo se non con la forza fisica, che è ovviamente superiore a quella del bambino.
  • Incute paura. “Quando un genitore alza la voce e le mani cambia anche l’espressione del volto, che incute paura al bambino e gli fa credere di non essere più amato. Ed aver paura dell’oggetto d’amore è una cosa che traumatizza” dice la Schiralli.
  • A violenza corrisponde violenza. Alzare le mani non è mai educativo, perché a violenza fisica corrisponde rabbia e violenza. “Più un bambino è picchiato, più sarà rabbioso, violento e cattivo nei suoi rapporti con gli altri. commenta la Scalari. “Non per niente un genitore che alza le mani è spesso stato un bambino sul quale sono state alzate le mani”.
  • Provoca sensi di colpa che ci fanno passare all’eccesso opposto. Urlare e alzare le mani provoca sensi di colpa nel genitore, che per rimediare rischia di passare da un estremo all’altro, diventando di colpo iper-permissivo. “Questa incoerenza confonde il bambino, che non capisce né il comportamento del genitore né il senso di quel che ha fatto” sottolinea Rosanna Schiralli.
  • E’ completamente inefficace. Usare le mani può portare ad un risultato immediato, ma obbedire per paura non porta a comprendere l’errore: al contrario, determina un senso di sottomissione dal quale, appena possibile, ci si svincola di nuovo e si disobbedisce” conclude la Scalari.

Leggi anche: sculacciate, ecco perché farne a meno