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Primi passi

Il bambino inizia a camminare

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25 Agosto 2014
Quando i bambini iniziano a gattonare? Tutti passano per la fase del gattonamento? Quando i bambini dovrebbero cominciare a camminare? Quali sono le prime scarpe giuste? E in casa meglio fargli indossare le scarpine, le calzine oppure meglio lasciarli a piedi nudi? Chiarisce i dubbi Alberto Villani, responsabile dell'Unità Operativa di Pediatria Generale dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.

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E' un processo delicato ed emozionante, sia per il bambino sia per i genitori: a poco a poco comincia a gattonare, poi impara a mettersi in piedi e infine eccolo muovere i primi passi da solo!

 

Come incoraggiare e sostenere il bambino in questo periodo così importante? Alle domande dei genitori risponde Alberto Villani, responsabile dell'Unità Operativa di Pediatria Generale dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.

 

 

Quando inizia la fase del gattonamento?

 

In genere i bambini cominciano a gattonare tra i 6 e i 12 mesi, ma non c’è una regola valida per tutti. Anzi, alcuni bambini saltano addirittura questa fase e sperimentano altre modalità di movimento, ad esempio strisciano a pancia in giù, si spostano da seduti aiutandosi con mani e piedi, per poi passare direttamente alla stazione eretta.

 

Il gattonamento difatti non è un pre-requisito per camminare e ogni bambino ha un processo psicomotorio personale.

 

Nella fase del gattonamento, compito del genitore deve essere innanzitutto quello di controllare che non ci siano ostacoli e/o pericoli negli spazi in cui gattona. Una volta eliminati, è bene lasciarlo libero di fare i suoi esperimenti il più possibile in autonomia. Solo in questo modo acquisirà gradualmente sicurezza e si preparerà a poco a poco a mettersi in piedi. In tutti i suoi tentativi, l’atteggiamento di mamma e papà deve essere sempre giocoso e incoraggiante, mai preoccupato e troppo protettivo.

 

Una buona ‘palestra’ per consentirgli di fare i suoi esperimenti può essere un tappetone morbido con la gomma sotto (così non si arrotola) con alcuni giocattoli: imparerà a spostarsi nella modalità che gli risulta più congeniale per raggiungerli, allenando i suoi muscoli”.

 

Che cosa dovrebbe indossare ai piedini? Per gattonare non c’è bisogno di scarpe: l’ideale sono i calzini antiscivolo. 

 

Quando il bambino inizia a camminare?

 

La media per i primi passi è 12 mesi, ma ancora una volta il calendario è individuale. Ci sono bambini più precoci che iniziano anche a 8-9 mesi, altri che aspettano l’anno e mezzo. 

 

L’inizio della deambulazione autonoma è una caratteristica familiare: se uno dei genitori ha iniziato a camminare presto, è possibile che anche il piccolo inizi presto. In ogni caso entro i 18 mesi si è nella norma.

 

su mammenellarete I CONSIGLI DELLE MAMME - Mio figlio a 14 mesi non cammina. Che cosa faccio?

 

Come aiutarlo quando fa i primi passi? Semplicemente assecondandolo: il bambino fa ciò che si sente di fare e non va forzato. Per questo motivo non deve essere il genitore a metterlo in piedi, per poi cercare di lasciarlo da solo: il bambino deve raggiungere autonomamente la stazione eretta, perché solo allora vuol dire che è pronto per stare in piedi e muovere i suoi primi passi.

 

A mamma e papà il compito di incoraggiarlo e complimentarsi con lui per i traguardi raggiunti.

 

E se cade? Se succede, i genitori non devono mostrarsi spaventati: certe cadute per lui non sono dannose e se piange è solo perché ha visto la nostra espressione preoccupata.

 

Un atteggiamento allarmato da parte dei genitori potrebbe anzi dargli insicurezza e scoraggiare ulteriori tentativi.

 

Come dovrebbe essere una casa a misura di bambino ai primi passi? Non appena il bambino comincia a spostarsi da solo, occorre riorganizzare gli spazi in casa: bisogna eliminare dalla sua altezza tutti gli oggetti fragili o pericolosi, via i soprammobili dai ripiani più bassi, coprire gli spigoli con paraspigoli, le prese elettriche con copripresa, chiudere i detersivi negli armadietti, togliere i tappeti che potrebbero farlo inciampare, attenzione ai lembi delle tovaglie, che potrebbe facilmente trascinarsi giù con tutte le stoviglie appoggiate: ormai gli spazi devono essere tutti su misura per lui!

 

Il girello può essere utile per aiutare il bambino a camminare? Il girello è potenzialmente dannoso, perché fa impostare male l’andatura, inoltre non gli permette di allenare la muscolatura e il senso dell’equilibrio. Per approfondire ecco altri pareri sul girello 

 

Molto meglio un deambulatore con rotelle: a forma di camion, cagnolino, macchinina, sono tutti dotati di un maniglione posteriore al quale il bambino si può appoggiare e spostarsi a suo piacimento.

 

Ok anche al box, dove il bambino può sperimentare in tutta sicurezza ad alzarsi in piedi e reggersi senza manine.

 

Per aiutare il piccolo a muovere i primi passi, basta offrirgli un dito, che il bimbo impugnerà e al quale si sosterrà.  

 

Sbagliato invece tenerlo per mano, poiché si rischiano strattonamenti che possono anche provocare la lussazione della testa del radio (l’osso laterale dell’avambraccio, posto tra gomito e polso).

 

Oltretutto tenerlo sempre per mano può renderlo insicuro e rallentare la conquista della deambulazione autonoma (“se mi tengono per mano, vuol dire che da solo non posso farcela”), e la mano dell’adulto potrebbe diventare un appiglio dal quale il bebè fatica a separarsi.

 

Non si dimentichi che per il bambino riuscire a camminare da solo è anche una conquista dal punto di vista psicologico, poiché rappresenta una prima importante forma di distacco da mamma e papà.

 

Quali le scarpe giuste? Le prime scarpe dovrebbero preferibilmente essere alte, con un modesto plantare e flessibili, dalla punta al tacco. Leggi anche Le scarpe del bambino e come scegliere le scarpe per i primi passi

 

E in casa: è meglio che stiano a piedi nudi o con le scarpe? Per i primi passi in casa va benissimo se il bambino cammina a piedi nudi o con calze antiscivolo. La preferenza dipende dal tipo di pavimento: con moquette e parquet si può stare a piedi nudi, con marmo e piastrelle è meglio con calze antiscivolo, proprio per evitare di scivolare.
Si ricordi che le scarpe le abbiamo inventate noi, ma prima delle scarpe si camminava solo a piedi nudi! Oltretutto si tratta di un’età in cui il piede cresce in fretta, quindi inutile affrettarsi ad acquistare scarpe che potremo usare pochissimo, considerato anche che la calzatura deve essere sempre della giusta misura. Lo stesso discorso vale se si porta il bambino in spiaggia: sulla sabbia, si lasci pure il bambino libero di stare a piedi nudi.

 

Se il bimbo cammina con le punte verso l'interno o sulle punte, che cosa vuole dire?

In termini medici, nel primo caso si parla di marcia a punte intraruotate. Anche se i genitori tendono ad allarmarsi, in realtà la marcia a punte intraruotate fa parte della normale ricerca dell’equilibrio, che i bambini mettono in atto quando imparano a camminare: mettere i piedini verso l’interno infatti allarga la base d’appoggio. 

 

Se invece cammina sulle punte:  anche questo tipo di deambulazione rientra nella fisiologica ricerca di equilibrio, che porta il bambino a mettere i piedi nel modo che trova più congeniale alla stazione eretta.

 

Col passare dei mesi, l’aumento di peso lo porterà spontaneamente ad appoggiare a terra tutta la pianta del piede.

 

Il bambino sembra avere i piedi piatti: come comportarsi?

 

Può capitare ai più piccoli: quando sono in posizione eretta, il piede non mostra la fisiologica curvatura plantare ma tutta la pianta del piede tocca a terra. Entro certi limiti, fino ai 2-3 anni di età, un leggero piattismo rientra nella norma ed è legato alla presenza di un maggior tessuto adiposo sotto la pianta plantare.

 

Se tuttavia, su parere del pediatra, il piattismo è troppo pronunciato o se permane oltre i 4 anni di età, allora è doveroso un controllo da un ortopedico pediatra, che, fatta la diagnosi, potrà valutare l’opportunità di inserire nelle scarpe un piccolo plantare.

 

E se invece ha le gambe ad arco (ovvero ginocchio varo)?

 

Può succedere quando il bambino comincia a stare in piedi: se si mette con i piedi uniti, si vede uno spazio tra le ginocchia, che formano, appunto, un arco. Il fenomeno si chiama propriamente ginocchio varo e può interessare con maggiore frequenza i bambini robusti, che con il loro peso possono far arcuare le ginocchia.

 

Spesso c’è una componente familiare, ma nella maggior parte dei casi è una caratteristica che tende a regredire spontaneamente intorno ai 2-3 anni. In ogni caso è bene farlo presente al pediatra che, se lo riterrà opportuno, potrà consigliare una visita ortopedica.

 

Oppure le gambe a X (ovvero del ginocchio valgo)?

 

È la situazione opposta al ginocchio varo: quando il bambino sta in piedi, anche se le ginocchia sono a contatto fra di loro, i piedi restano distanziati. E’ il fenomeno del ginocchio valgo, e si manifesta in genere fra i 3 e i 4 anni.

 

Anche in tal caso c’è in genere una componente familiare e anche in tal caso il fenomeno tende a scomparire con il fisiologico sviluppo degli arti inferiori. Sarà però il pediatra a valutare se e quando è il caso di consultare uno specialista ortopedico.