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Educazione bambini, i NO che aiutano a crescere

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03 Febbraio 2015 | Aggiornato il 17 Luglio 2017
Dire no e imporre dei limiti è fondamentale per crescere bambini autonomi e sicuri di sé. Ecco 10 situazioni in cui bisogna saper dire di no secondo la psicoterapeuta Asha Philips.

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Davanti a pianti, richieste, capricci, i genitori spesso si trovano spiazzati, e molte volte, pensando di far bene, concedono ai piccoli quello che vogliono. Ma il non dire mai 'no' può avere conseguenze negative nella crescita dei bambini.

 

"Dire di 'no', fissare dei limiti, significa trasmettere al bambino un modello che lo aiuterà a cavarsela in modo autonomo, lo farà sentire al sicuro in famiglia e lo aiuterà a sviluppare le proprie risorse" sostiene la psicoterapeuta infantile Asha Philips nel suo libro "I no che aiutano a crescere" (Feltrinelli).

 

I limiti possono rappresentare delle frustrazioni e far arrabbiare un bambino, ma sono anche dei cancelli, che lo proteggono e lo fanno sentire al sicuro.

“Un bambino che domina un adulto si trova in una posizione molto inquietante. Se all'età di due, tre anni vi sentite più potenti di chi si prende cura di voi, come potrà proteggervi se se ne presenta la necessità?”

Ecco alcune situazioni in cui è importante essere capaci di dire 'no' secondo l'esperta.

 

1 Non può dormire sempre in braccio

Molte mamme tengono i bimbi sempre in braccio o nel marsupio perché appena li mettono nella culla piangono. Sicuramente per un neonato la culla è un luogo meno accogliente e confortevole delle braccia della mamma, ma se si prende in braccio al minimo strillo, si rafforza in lui l'idea che solo la mamma va bene e che la culla è un posto tremendo.

 

Quello che invece bisogna fare è sistemare il piccolo nella sua culla, parlargli in modo tranquillo e amorevole e fargli capire che il suo lettino è un posto comodo e sicuro per dormire. In questo modo si dice 'no' al desiderio del bambino di restare tra le braccia della mamma e si afferma che quello è il suo posto. "La mamma ascolta le proteste del piccolo, le comprende, ma si dimostra convinta che non ci sono pericoli, che quello è il suo bene, che lì riposerà meglio che tra le sue braccia". In questo modo la mamma crea in lui l'idea che le cose andranno benissimo, rafforzando così il suo senso di sé.

 

I genitori possono facilitare questo processo con alcuni gesti abitudinari: una ninna nanna, un po' di coccole, un peluche... Tutti elementi che contribuiscono a tranquillizzare il piccolo.

"Dormire nella sua culla è l'inizio di una crescita emotiva, un primo passo verso la capacità di attingere al proprio interno e sviluppare le proprie risorse, senza aspettare che sia il mondo esterno a provvedere".

 

Il bambino deve ricevere molto amore e comprensione, ma poi deve trovare la sua strada. Una risposta immediata può privare il bambino della possibilità di imparare a stare da solo.

 

2 Non ha sempre fame

Spesso quando il neonato piange la mamma pensa subito che abbia fame e lo allatta. Ma in questo modo si trasmette il messaggio che il cibo è una fonte di conforto. La troppa importanza attribuita al cibo ha spesso origine dall'insicurezza della madre che pensa di non avere niente altro da offrire e che l'allattamento sia l'unica soluzione.

 

In questo modo si insegna ai bambini a chiedere il cibo non appena sentono un vuoto dentro. Queste abitudini possono generare col tempo dei problemi alimentari.

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3 Non andare in ansia, se piange un po'

Dopo il cibo, un'altra reazione comune al pianto del neonato è quello di offrire un'attività per farlo stare meglio. In questo modo il messaggio che arriva al bambino è: "Non sopporto di sentirti piangere, facciamo subito qualcosa per farti smettere".

 

Invece il piccolo ha bisogno di una persona sicura e calma che gli trasmetta il messaggio: "Non ti devi preoccupare, va tutto bene, sei solo stanco", in questo modo gli si dà il tempo di capire qual è l'origine del malessere e trovare il modo per superarlo con calma.

 

La madre deve dimostrare di tollerare per un po' il disagio e il pianto del neonato, così nel piccolo si forma l'idea che sta provando un sentimento accettabile e sopportabile e che alla fine passerà. Questo aiuta il bambino a costruirsi un'immagine sicura di se stesso.

 

Inoltre se ogni volta che un bambino prova un disagio gli viene offerta un'attività per distrarlo, finisce per non imparare a gestirsi da solo e a uscire dal problema con le sue forze.

Quando, invece, i bambini riescono da soli a raggiungere un risultato, la loro autostima ne risulta consolidata. Se non fanno mai uno sforzo, potrebbero non sentirsi mai interiormente motivati.

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4 Svezzamento, non si separa da te ma si apre al mondo

Alcune mamme affrontano il momento dello svezzamento con timore, e i bambini percepiscono questo sentimento, finendo per rifiutare il cibo. Bisogna invece che una mamma trasmetta al piccolo l'entusiasmo di introdurlo ai piaceri della vita, a sapori e odori diversi.

 

Si può pensare allo svezzamento non "da" qualcosa, ma "a" qualcosa di nuovo e buono.

In questo modo il bambino cresce e diventa un essere autonomo. E con lo svezzamento anche la mamma acquista maggiore libertà, perché il bambino ha meno bisogno di lei e può riconquistare parte del proprio corpo e del proprio spazio mentale.

 

5 Davanti a un capriccio non farti prendere dalla rabbia

Non dire di 'no' a un piccolo perché si ha paura dei suoi eccessi di collera, significa non educarlo a controllare l'aggressività e le emozioni negative.

 

Il genitore che dice sempre sì, pensando di risparmiare al figlio una sofferenza, in realtà lo priva dell'opportunità di sviluppare degli strumenti per far fronte alle avversità.

Innanzitutto il genitore deve imparare a gestire i capricci del figlio senza farsi travolgere dall'ira. L'adulto deve aiutare il bambino a tornare in sé, a farlo sentire meno dilaniato dalla collera. In modo che il piccolo si tranquillizzi.

 

 Ad esempio davanti a un capriccio un genitore può dire con molta fermezza e decisione:

"Lo so che sei arrabbiato e vorresti fare qualcos'altro, ma adesso è ora di pranzo ed è meglio che tu mangi tranquillo a tavola. Non importa che tu sia così arrabbiato, non ho intenzione di cedere e farò in modo che tu abbia quello che è giusto per te”

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Il bambino in questo modo capisce che il genitore sta agendo per il suo bene. Sapere che qualcuno è disposto ad affrontare dei momenti sgradevoli per il nostro bene, ci dà sicurezza.

 

6 Non farti prendere dal panico quando ti separi da lui

Uno dei momenti a cui è indispensabile dire no a un bambino è quello della separazione, che sia per andare all'asilo o stare con la baby sitter. Se un piccolo piange e si rifiuta di essere lasciato, la mamma non deve farsi prendere dal panico.

 

Ma dimostrare al bambino che viene lasciato in mani sicure. In questo modo la mamma rafforzerà nel piccolo l'idea che starà bene anche senza di lei. Se invece una mamma indugia e alla fine non se ne va,  ammette che solo lei può occuparsi di lui e che il mondo non è un posto sicuro.

Naturalmente le prime separazioni vanno preparate con intelligenza, attraverso un processo graduale.

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7 Non farlo dormire tutte le notti nel lettone

Molti bambini fanno fatica a dormire da soli e ogni notte si presentano nel lettone.

Ma non è positivo per un bambino avere il permesso di trascorere ogni notte con i genitori. In questo modo gli si impedisce di diventare autonomo. Un bambino che ha paura e viene preso regolarmente nel lettone non elabora delle strategie per cavarsela da solo, e di conseguenza è sempre vulnerabile.

 

Il genitore deve trovare il modo per affrontare e risolvere questo problema. Parlarne con il bambino e cercare insieme delle strategie. Si possono trovare moltissime soluzioni: portare nel letto un giocattolo speciale, lasciare una lucina accesa, suggerirgli di mettere la testa sotto le coperte quando si sveglia... Leggi anche: Lettone sì o lettone no? Le opinioni degli esperti e dei genitori

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8 Non assecondare il bambino che fa lo 'schizzinoso'

In molte famiglie il momento della pappa si trasforma in una battaglia vera e propria. 

Ma spesso l'atteggiamento di un bambino verso il cibo dipende dal comportamento della madre. Infatti, a seconda di come reagiscono i genitori il bambino si fa un'idea del mondo che lo circonda.

 

Una madre che consente al figlio di essere schizzinoso dimostra di pensare come lui che le cose buone da mangiare sono veramente poche. Una madre che cucina tutti i giorni lo stesso piatto che le chiede il figlio, è una mamma che si fa tiranneggiare, si dimostra insicura e trasmette insicurezza al figlio. E il cibo rischia di trasformarsi in qualcosa di spiacevole.

Il problema si potrebbe risolvere con un compromesso: ad esempio che il piccolo assaggi le cose nuove. Oppure si possono escludere dal menu alcuni alimenti che proprio non piacciono, ma se ne includono altri da provare...

 

Ma la cosa più importante è che la madre sia fiduciosa e convinta di offrire delle cose buone; sarà questa l'immagine che presenterà al figlio, che il più delle volte apprezzerà i pasti.

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9 Non fargli ottenere sempre e subito quello che vuole

Quando un bambino non ottiene subito quello che vuole, ha la sensazione che aspettare gli faccia male. Ma il piccolo deve imparare che ogni tanto aspettare non guasta, che sopravviverà alla prova e ai sentimenti suscitati in lui dall'attesa.

 

Se l'esperienza dell'attesa si ripete più volte e ha una durata tollerabile, il bambino si abituerà e acquisirà fiducia nelle proprie capacità.

 

Il bambino che non sa aspettare è alla mercé delle sue emozioni, che sono molto intense e lo potranno far sentire infelice. Dargli un limite potrà aiutarlo ad arginare questi sentimenti.

 

10 Non permettergli di essere maleducato

Uno dei compiti che deve affrontare un bambino in età prescolare è stare insieme agli altri.

Ed è essenziale che i bambini imparino a comportarsi bene in compagnia, per il semplice fatto che se non lo fanno nessuno vorrà stare con loro.

 

Un madre che permette al figlio di essere sgarbato e poco rispettoso, accetta un lato violento e maleducato del figlio che alla lunga non sarà salutare. Le buone maniere e le convenzioni non sono un fatto superficiale, ma insegnano la socialità e a creare rapporti con gli altri, che sono le basi per la sua vita futura.

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