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Spasmi affettivi, che cosa fare quando il bimbo piange e trattiene il fiato

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23 Marzo 2011 | Aggiornato il 26 Luglio 2017
In medicina si chiamano spasmi affettivi (o apnee affettive). Un capriccio non soddisfatto o anche una caduta, il bimbo inizia a piangere e poi sembra perdere il respiro fino a diventare quasi cianotico. Passano alcuni secondi, poi tutto torna alla normalità, salvo lasciare un grande spavento nei genitori. Che cosa è successo? E come prevenire episodi futuri?

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Gli spasmi affettivi sono manifestazioni caratterizzate dalla perdita temporanea di respiro conseguente ad una situazione di disagio o di rabbia. Interessano circa il 5% dei bambini (ma la percentuale è controversa) e possono comparire tra i 6-9 mesi e i 4-5 anni di vita.

Come si manifestano gli spasmi affettivi?

“Dopo una fase più o meno lunga di pianto intenso, in cui il bambino appare molto agitato, ad un tratto il piccolo sospende il respiro in fase espiratoria, diventa rosso oppure pallido in viso, compare cianosi nella zona della bocca (le labbra diventano bluastre), si ha irrigidimento di tutti i muscoli o mioclonie, cioè piccoli spasmi o contrazioni muscolari involontarie” dice Giovanna Tripodi, neuropsichiatria infantile.

“In alcuni casi si può avere una breve perdita di coscienza o vere e proprie crisi convulsive. Dopo alcuni secondi, tutto passa, il bambino fa una profonda inspirazione e riprende a respirare normalmente, come se nulla fosse successo; al massimo appare un po’ più debole”.

Quali sono le cause degli spasmi affettivi?

“Gli spasmi o apnee affettive non capitano mai all’improvviso, ma sempre in conseguenza ad un evento che provoca tensione o disappunto nel bambino” dice Leo Venturelli, pediatra di famiglia a Bergamo e membro del direttivo della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale.

“Nei bambini più piccoli possono costituire una reazione automatica e non consapevole ad un disagio o ad un dolore, verso il quale mostrano una maggiore sensibilità (in pratica, ci sono bambini che di fronte ad un disagio reagiscono in modo più pacato, limitandosi a piangere, altri che trattengono il fiato fino ad arrivare all’apnea); nei più grandicelli, invece, è più facile che si tratti di una reazione ‘a comando’, della serie: se faccio così la mamma mi ascolta e mi accontenta.”

“L’interpretazione che in ambito medico viene data di questi episodi è infatti che si tratta di atti dimostrativi da parte del bambino, che in questo modo cerca di attirare l’attenzione della mamma (alla base pare ci sia proprio un conflitto con la figura materna), non per niente i bambini più colpiti da certe manifestazioni sono quelli che si definiscono con un carattere deciso e ‘ribelle’, riluttanti a rispettare le regole o a riconoscere l’autorevolezza del genitore” aggiunge la neuropsichiatra Tripodi. “Anche se non si può parlare di familiarità, inoltre, sembra che siano leggermente predisposti i bambini con un fratello o un genitore che da piccolo ha avuto episodi simili”.

Come distinguere gli spasmi affettivi da altro?

Di fronte a certe manifestazioni, il timore principale dei genitori è che possano essere causate da patologie, come l’epilessia o disturbi cardiaci. “Gli spasmi affettivi sono sempre scatenati da eventi ben precisi, come un capriccio, uno spavento, un eccesso di rabbia, un dolore, ed è questo l’elemento principale che permette di distinguerli da patologie, come le crisi epilettiche, che possono verificarsi anche quando il bambino è tranquillo o quando dorme” dice Giovanna Tripodi. “In ogni caso, dopo il primo episodio è buona regola far vedere il bambino dal pediatra, che in base alla visita e al racconto dei genitori valuterà se approfondire le indagini, con l’aiuto dello specialista”.

Come comportarsi quando il bimbo trattiene il respiro?

E’ normale che le apnee affettive spaventino molto la mamma, tuttavia per quanto possibile deve cercare di far finta di nulla, non dare l’impressione di essere preoccupata o agitata: il bambino infatti deve capire che non è con queste reazioni eccessive che ottiene l’attenzione dei genitori, altrimenti ci proverà ancora.

“Se però si tratta di un bambino piccolo e la sua è una reazione automatica, si può provare, per interrompere la crisi, a soffiare improvvisamente sul viso, oppure battere le mani vicino alle orecchie o spruzzare con le dita un po’ d’acqua sugli occhi: sono tutti stimoli che possono far cessare l’apnea e far tornare il respiro normale al bambino” suggerisce Venturelli.

Quello che le mamme NON devono fare
  • Non mostrarsi agitate, anzi, cercate di evitare il suo sguardo.

  • Non scuoterlo e non massaggiarlo: meglio metterlo supino o tenerlo in braccio per evitare che si faccia male.

  • Non mettergli niente in bocca e non dargli da bere.

 

Che cosa fare quando è terminata la crisi?

Terminata la crisi, i genitori dovrebbero abbracciare e tranquillizzare il bambino, ma subito dopo riprendere le normali attività, come se niente fosse successo. Allo stesso modo non enfatizzare l’episodio con amici e parenti in presenza del bambino, che proprio per questo si potrebbe sentire ‘importante’ per quel che ha fatto.

I genitori devono ricordare che gli spasmi affettivi non sono pericolosi, non provocano danni al cervello e tendono a passare da sé con la crescita del bambino.

Come evitare che il bimbo trattenga il respiro?

Se la mamma sa già che il bambino può avere questo tipo di reazione, dovrebbe evitare di arrivare a certi limiti. “Questo non significa dargliele per vinte tutte, ma semplicemente cercare di non esasperare le situazioni, evitare lo scontro e provare, in caso di contrasto, a consolarlo diversamente” consiglia Leo Venturelli.

“Al tempo stesso, se il bambino ha avuto lo spasmo perché gli è stato negato un giocattolo, non bisogna darglielo neanche dopo la crisi, altrimenti si convincerà che lo spasmo era l’unico modo per ottenere ciò che voleva e potrebbe adottarlo, più o meno consapevolmente, come forma di ‘ricatto’ per mamma e papà. Con questi piccoli accorgimenti, a poco a poco le crisi diminuiranno”.

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