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RAPPORTO TRA GENITORI E INSEGNANTI

Rapporto genitori-insegnanti, 10 consigli per gestirlo al meglio

Di Zelia Pastore
insegnanti

23 Gennaio 2017
Saper ascoltare, avere fiducia nell'operato dei docenti, creare un rapporto costruttivo: tutti i consigli della psicologa (sia per i genitori che per i docenti) per affrontare al meglio il rapporto nel nome del bene dell'alunno

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Chiedere un colloquio privato o limitarsi ad andare a scuola agli incontri comandati? Far sapere subito a un docente le eventuali difficoltà del proprio figlio? E per gli insegnanti, come gettare le basi di un rapporto costruttivo con le famiglie? Il rapporto genitori-insegnanti è un tema sempre di attualità.

 

Abbiamo chiesto aiuto per sapere come destreggiarci al meglio a Francesca Cenci, psicologa e psicoterapeuta, autrice del libro "Due cuori e una famiglia - come far sopravvivere la coppia quando nasce un figlio" edito da Tecniche nuove. 

 

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RAPPORTO GENITORI-INSEGNANTI

Cominciamo con un breve vademecum di consigli per la mamma e il papà dell’alunno:

  1. Imparare a farsi da parte
    «Una buona regola per i genitori, valida sempre e comunque, indipendentemente dall’età dello studente, è quella di imparare a farsi da parte. Il genitore, nel momento in cui l’insegnante si relaziona direttamente con il figlio, dovrebbe lasciargli fare il suo lavoro. Il mio consiglio è di non intromettersi e di non far sentire il docente giudicato, ma di fargli invece percepire che c’è fiducia nelle sue competenze: questo migliorerà la qualità dei rapporti tra tutti».
  2. Ascoltare prima di parlare
    «Ho notato che spesso ai colloqui tra la famiglia e gli insegnanti, le madri e i padri non lasciano neanche che i docenti finiscano la frase per dare il loro parere. Questo è sbagliato, perché non si deve avere la presunzione di conoscere il proprio figlio meglio della maestra: non è infatti detto che i bambini e i ragazzi si comportino alla stessa maniera a casa come a scuola».
  3. Appuntamenti privati, se necessario
    «Per incontrare di persona i docenti ci sono dei momenti dell’anno preposti: è buona norma non chiedere colloqui privati se non ci sono gravi problemi dell’alunno. Attualmente il corpo docente è più attento ai singoli studenti, più di come era un tempo: abbiate fiducia che in caso di bisogno saranno loro a contattarvi».
  4. Non mettere in dubbio l’autorità dell’insegnante
    «Attenzione poi a non dare sempre ragione al proprio figlio: è sbagliato da parte del genitore mettere in discussione l’autorevolezza dell’insegnante. Ricordiamoci che l’adolescente si prende più spazi rispetto al bambino: il principio deve essere lo stesso, fino a prova contraria l’insegnante ha sempre ragione».
  5. Apertura e scambio 
    «Basi corrette sulle quali impostare il rapporto con i docenti sono l’apertura e lo scambio: se come genitori vogliamo riferire un comportamento dei nostri figli che giudichiamo anomalo possiamo farlo, tenendo conto che gli insegnanti hanno una visione paradossalmente più completa su nostro figlio perché ci passano più tempo».

 

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CONSIGLI PER GLI INSEGNANTI

Ed ecco degli spunti che possono essere utili a chi fa l’insegnante:

  1. Essere consapevoli del proprio ruolo
    «Per i docenti, il mio suggerimento è imparare a contenere l’ansia di alcuni genitori, ricordandosi che nel momento in cui curano in maniera irreprensibile il rapporto con i bambini, diventano inattaccabili».
  2. Pazientare
    «Per quanto riguarda le critiche che vengono loro mosse, gli insegnanti devono cercare di non reagire d’impulso, mettendo da parte la componente emotiva. Dovrebbero far capire ai genitori pazientemente che sono in grado di fare il loro lavoro e che quello che accade a scuola è loro giurisdizione».
  3. Condividere 
    «Mi è capitato di sentire delle madri criticare come gli insegnanti spiegano la lettera A: ecco, questo non dovrebbe accadere. Esistono protocolli molto rigorosi su come si debbano insegnare le cose, ai quali gli insegnanti si attengono: il loro sforzo deve essere quello di spiegare ai genitori questo aspetto, cercando di far capire che le loro lezioni sono strutturate secondo logica».
  4. Curare le modalità 
    «Quando si devono comunicare delle informazioni delicate, come ad esempio una bocciatura, è più importante che mai curare le modalità espositive: l’ideale è cercare di non essere né troppo diretti, né troppo duri».
  5. Coinvolgere
    «Può accadere che un bambino - ma più spesso un adolescente - dia dei problemi a livello comportamentale. Qui le tematiche sono più legate alla condotta: bisogna far capire al genitore che c’è una parte non prettamente scolastica su cui devono dare un contributo».