Bambini al pronto soccorso, quando è il caso di portarli

pediatra
di Valentina Murelli

Quando è il caso di portare i bambini al pronto soccorso? Sicuramente sarà capitato a tutti i genitori di dover correre in ospedale a causa di una caduta o di una febbre alta. In un anno sono circa 5 milioni i bimbi visitati in emergenza. Ma spesso la corsa in ospedale non è giustificata. Ecco una serie di suggerimenti per capire quando è il caso di andare al Pronto Soccorso e quando è il caso di evitare.

Una caviglia slogata, un braccio dolorante dopo una caduta dalla bici, un taglio: sono queste le condizioni che, nella maggioranza dei casi, spingono i genitori a portare i figli al pronto soccorso. E in inverno si aggiungono tosse, febbre, bronchite e in generale malattie respiratorie. A volte, la corsa in ospedale è pienamente giustificata, ma succede anche che mamme e papà ci arrivino spinti più da una fretta eccessiva o da una preoccupazione esagerata per situazioni perfettamente gestibili dal pediatra di famiglia.

 

"Ogni anno, in Italia sono circa 5 milioni i bambini visitati in un pronto soccorso: decisamente troppi rispetto alle esigenze reali" dichiara Antonio Urbino, presidente della Società italiana di medicina dell'emergenza e urgenza pediatrica (Simeup) e direttore della struttura complessa di pediatria all'ospedale Regina Margherita di Torino. Per di più, Urbino fa notare come il dato negli anni sia andato crescendo, nonostante le nascite nel nostro paese siano diminuite. Secondo le stime della Simeup, solo il 10% dei casi corrisponde a un codice giallo o rosso, cioè a una vera urgenza o emergenza, mentre il 60-70% è rappresentato da codici verdi, cioè urgenze giudicate minori.

 

“Attenzione, non significa che tutti questi accessi siano inappropriati" precisa il pediatra. "Circa metà dei codici verdi richiede effettivamente una valutazione in urgenza, per escludere complicazioni o evoluzioni negative della malattia. Per un'altra metà, però, il pronto soccorso non serve e vale lo stesso per i codici bianchi, il 10-20% del totale". Per esempio, se il bimbo ha la febbre da poco tempo o se è stato punto da un insetto, ma non ci sono reazioni, a parte magari un lieve gonfiore, è inutile correre in ospedale. "Idem se da settimane accusa qualche dolore da qualche parte: per vederci chiaro basta andare dal proprio medico di fiducia in orario di ambulatorio".

 

Pronto soccorso? Comodo perché è sempre aperto

 

Indubbiamente il pronto soccorso è comodo: sempre aperto, non occorre prendere appuntamento, vi possono afferire specialisti di diverse discipline pediatriche. "Questo però non significa che possa essere preso per un'alternativa alla visita dal pediatra di libera scelta o in un ambulatorio polispecialistico" chiarisce Urbino.

 

Anzi, se possibile il medico di fiducia andrebbe comunque consultato, prima di mettersi in macchina per andare in ospedale. Certo non sempre lo si può fare, e non a caso gli accessi si moltiplicano di notte e nei festivi, quando il pediatra di famiglia tipicamente non è raggiungibile (sono ormai pochissimi quelli che lasciano il cellulare sempre acceso). In questi casi, comunque, si può sentire la guarda medica. "Chiariamolo bene: i pronto soccorso servono per fornire assistenza ai bambini che hanno bisogno di interventi urgenti" precisa Urbino.

 

"Se li sovraccarichiamo con richieste non appropriate, rischiamo di creare disservizi che possono ostacolare il lavoro proprio là dove serve". Per dare una mano a genitori troppo ansiosi, la sede regionale del Lazio della Simeup ha stilato un piccolo elenco di condizioni per le quali non è necessario andare al pronto soccorso pediatrico.

 

In presenza di mal d'orecchio o di gola, sintomi influenzali, raffreddore, nausea, vomito o diarrea leggeri, mal di stomaco passeggero o lieve mal di testa, in genere basta una telefonata al proprio pediatra o alla guarda medica di riferimento. Saranno loro, eventualmente, a indirizzare all'ospedale: se ritengono che serva, si va!

 

Come scegliere il pronto soccorso

 

Già, ma dove? Come scegliere il pronto soccorso migliore per il proprio bambino? La situazione sul territorio è abbastanza variegata. Le strutture istituzionalizzate afferenti a veri e propri policlinici pediatrici (come il Bambin Gesù a Roma, il Meyer a Firenze, il Burlo a Trieste) sono 11 in tutto. Poi ci sono i pronto soccorso legati a unità operative di pediatria, che possono essere anche complesse e di grandi dimensioni, con più specialità, e quelli generalisti, in cui il bambino è accolto in un contesto per adulti e il pediatra è solo una delle tante figure specialistiche di riferimento, di cui può essere richiesta la consulenza.

 

"Spesso il pronto soccorso a sui rivolgersi viene deciso sulla base della vicinanza, ma se ci sono più alternative è bene informarsi su quale struttura garantisca davvero la presenza di un pediatra" consiglia Urbino. "In alcuni casi, la scelta dipende dalla condizione in cui si trova il bambino e può essere stabilita dagli operatori del 118: in caso di ustione grave, per esempio, il piccolo verrà indirizzato al centro più vicino attrezzato per questo tipo di emergenze".

 

Una volta al pronto soccorso, anche se paura e preoccupazione tendono a prendere il sopravvento, il primo consiglio per mamme e papà è quello di restare calmi, anche per riuscire a rassicurare il bambino, infondendogli fiducia. Il secondo è quello di armarsi di pazienza: se non c'è pericolo di vita, i tempi d'attesa possono essere lunghi.

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Guarda il video sul primo soccorso pediatrico

10 Maggio 2016 | Aggiornato il 09 Febbraio 2017

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