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Carnevale

Cosa fare se il bimbo non vuole mascherarsi a Carnevale

Di Giorgia Fanari Simona Regina
carnevale

05 Febbraio 2016 | Aggiornato il 23 Gennaio 2017
Avete pensato proprio a tutto per festeggiare il Carnevale, ma a quanto pare vostro figlio o vostra figlia non ne vuol sapere di travestirsi. Che fare? Ecco un po' di consigli per gestire al meglio la situazione

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Coriandoli, stelle filanti, trombette e, naturalmente, il costume. Avete pensato proprio a tutto per festeggiare il Carnevale, ma come fare se il bimbo non vuole mascherarsi?

Lo abbiamo chiesto ad ad Arianna Montagni, pedagogista clinico, pedagogista e mediatrice famigliare, e a  Sabrina Bonichini, docente di psicologia della salute del bambino all’Università di Padova.

 

1. Rispettare la decisione del bambino a non mascherarsi
Se non fa i salti di gioia all’idea di mascherarsi, o addirittura si rifiuta, «il consiglio è di non insistere e di rispettare la sua volontà» afferma Bonichini.


Concorda Arianna Montagni: «Le maschere richiamano sempre una sensazione di oscuro e misterioso, di ignoto e sconosciuto. Una sensazione che, come viene percepita da noi, è recepita anche dal piccolo. Fondamentale è dunque non sforzare il bambino ma rispettarlo nella sua manifestazione di dissenso. Non obblighiamolo a fare una cosa che per noi è semplice, e soprattutto, non mortifichiamolo».

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Frasi come “lo fanno tutti” o “ecco tu sei il solo che non ti diverti sei sempre il solito” non sono opportune. «In questo caso, l’esperienza del “no” serve al bambino per esercitare e sperimentare il proprio sé».


Potrà partecipare ugualmente alla festa in maschera e divertirsi, anche se si limita a lanciare i coriandoli, o al massimo accetta di indossare un cappellino colorato o di farsi disegnare su una guancia un cuore, un fiore o una ragnatela.

 

2. Comprendere le motivazioni del “no”
«Dobbiamo comprendere il perché del no - prosegue Arianna Montagni -. Un utile indicatore da considerare è l’età del bambino. Per i bambini fino ai 3 anni, dobbiamo valutare tre elementi:

  • Per i più piccoli ciò che vedono corrisponde alla realtà. L’incapacità di capire che ciò che vedono non è reale, addentrandosi quindi nel mondo della fantasia, spiega paure e pianti.
  • Il clima che accompagna lo spirito della festa è spesso un misto di agitazione, eccitazione, rumore e fervore, tutti elementi che creano un ambiente che stride con il bisogno di calma, prevedibilità e ripetitività dei bambini. Questo può creare ansia, agitazione e insicurezza.  
  • Dobbiamo considerare anche la fase del no, che troviamo nei bambini tra i due e tre anni, per cui il fanciullo vive una fase di contraddizione e ribellione fisiologica che serve per iniziare a fondare il proprio sé».

3. Non mettere a disagio il bambino
«Per i bambini più grandicelli 4-5 anni, un’attenzione va data all’esperienza passata - prosegue l'esperta -. Se non vuole travestirsi è possibile che abbia fatto esperienze negative della festa. Esempio sono le forzature da parte di adulti o maestre per obbligare il bambino a socializzare e divertirsi. Dobbiamo tenere in considerazione che alcuni bambini sono molto timidi, e indossare un vestito, una maschera equivale a mettergli una luce in testa che dice “guardatemi” creando un senso di vergogna e timidezza spiccato, che va a peggiorare tali sentimenti».

4. Scegliere insieme il costume e provarlo prima a casa
Mascherarsi significa mettersi in gioco per assumere una diversa identità, per calarsi nei panni di qualcun altro. «E sicuramente indossare i propri panni è più rassicurante per un bambino piccolo» riprende Sabrina Bonichini.


Allora, «affinché anche i più piccoli o i più insicuri si divertano a travestirsi in occasione della festa di Carnevale, lasciate che siano loro a indicarvi il costume ideale: sceglietelo insieme, insomma. Così eviterete di acquistarne uno che rappresenta proprio quel personaggio che non lo affascina o lo spaventa, tanto che l’idea di travestirsi finisce col fargli paura».

Per i bambini fino a tre anni, poi, può essere utile sperimentare il travestimento nelle settimane precedenti a casa: «In quest'ottica, è utile fare giochi dove possa vestirsi, dipingersi e dipingere la mamma; sperimentare la musica a un volume più alto e suoni inaspettati come trombette botti o altro. Fategli fare delle maschere a casa, basta stamparle e ritagliarle e con lui giocate, colorate con lui i temi del carnevale, questo creerà una traccia che lo può preparare e aiutare» aggiunge la pedagogista Arianna Montagni.


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5. Come comportarsi alle feste: portare piccoli gadget per il bambino
«Ultimo consiglio per superare l’impasse del figlioletto è la gradualità - continua Montagni -. Significa riconoscere il dissenso o la timidezza del bambino, ma rassicurandolo. Se il bambino ha scelto di non mascherarsi, portate comunque con voi piccoli gadget come trombette, coriandoli, trasferelli per le mani o le braccia, cerchietti con le luci, un simpatico copricapo, una maglia particolare tutte cose che non modificando sull’aspetto del bambino. Predisponete una borsa con dentro queste cose e dite al bambino che voi comunque avete questi oggetti. Saranno a sua disposizione se volesse sperimentare la festa, i giochi e i travestimenti tipici del carnevale».

La gradualità, insomma, è fondamentale «poiché per cambiare opinione e superare il rifiuto verso il carnevale il bambino deve sperimentare il divertimento a piccole gocce. Se tutto questo non funziona, e il bambino si rifiuta ancora, non resta che accettare sapendo che il Carnevale torna tutti gli anni e a un anno di distanza il bambino può aver superato il momento e dedicarsi con piacere all’esperienza gioiosa e catartica del carnevale».

 

 

6. Salvaguardare l’esperienza del Carnevale 
Tutti questi accorgimenti devono essere mantenuti per preservare l'esperienza del Carnevale: «non è soltanto un momento di aggregazione, ma in esso si rintraccia una metafora del processo di crescita - prosegue Montagni -. Creare un ricordo spiacevole potrebbe limitare in futuro la sperimentazione positiva di un aspetto importante di questa festa, quello che sovverte l’ordine e la quotidianità, che realizza uguaglianza tra poteri e possibilità. Una catarsi che li libera dal “peso” dalla asimmetria che esiste tra educando (bambino) e educatore (genitore), vincolo che già alle elementari inizia a essere percepito come scomodo dai fanciulli».

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Travestirsi, poi, è una forma di gioco simbolico «che si apprezza a partire dal secondo anno di vita, quando diventa per la stragrande maggioranza dei bambini una delle attività più piacevoli - aggiunge la psicologa Sabrina Bonichini -. Una vera palestra di vita, perché attraverso il gioco di finzione i bambini imparano ad abbandonare il proprio punto di vista per immedesimarsi nell’altro». Si pensi, per esempio, quanto frequente sia il gioco del "fare finta di" (il dottore, la mamma, il papà, un leone nella foresta) che li porta ad agire come il personaggio personificato.


I bambini crescendo imparano dunque a distinguere la realtà dalla finzione e come piccoli trasformisti si divertono a calarsi di volta in volta nei panni degli adulti di riferimento o dei personaggi preferiti dei cartoni animati o delle favole. Carnevale allora diventa l’occasione per condividere quel piacere di travestirsi che molti bambini sperimentano praticamente tutto l’anno nella propria cameretta.

«Mascherarsi - conclude Bonichini - è in fondo anche un modo per esprimere le proprie ambizioni e i propri sogni, come per esempio essere forti e coraggiosi come un maestro Jedi, o esorcizzare le proprie paure e insicurezze (per esempio, timidezza e goffaggine) vestendo i panni di un’intrepida principessa o di un pirata».