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Psicologia

Chi sono i bambini plusdotati e come valorizzarli

Di Simona Regina
tennisbambina

28 Marzo 2017
Hai in casa un piccolo campione? Un asso del disegno o un cantante straordinario? Valorizzalo così. Ecco i consigli della psicologa Anna Maria Roncoroni, presidente dell’Associazione italiana per lo sviluppo del talento e della plusdotazione (Aistap)

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Gestire il talento di una figlia o un figlio può non essere semplice: bisogna comprenderne le potenzialità e offrire sostegno nel percorso di crescita. La psicologa Anna Maria Roncoroni, presidente dell’Associazione italiana per lo sviluppo del talento e della plusdotazione (Aistap), ci spiega come comportarsi quando si ha a che fare con campioni in erba e bambini che sembrano avere una marcia in più. [Leggi anche: come valorizzare i talenti di ogni bambino]

 

Non spingere sull’acceleratore

 

«Incoraggiamoli, ma non forziamoli», suggerisce l’esperta. «Il rischio è di farsi accecare dall’idea che il proprio bambino sia destinato a un futuro di gloria, trasformandosi in genitore-tiranno». Com’è successo al papà allenatore del tennista Andre Agassi, che costringeva il figlio ad allenamenti disumani perché lo voleva numero uno a ogni costo (il campione ha raccontato la sua infanzia nel libro Open, autobiografia del 2011).

«La parola d’ordine è misura» sostiene la psicologa. Non bisogna dunque intasare le giornate d’impegni. «È importante che tutti i bambini abbiano tempo da dedicare al gioco libero, ai compiti e anche a far nulla. Nessuna tragedia, di conseguenza, se il piccolo salta una lezione di musica o un allenamento, se sbaglia una nota o un goal», dice Anna Maria Roncoroni.

 

Aiutalo a diversificare i suoi interessi

 

E se è lui ad avere in testa solo la sua grande passione? Incoraggialo a fare i compiti e a non sottovalutare tutto il resto. «Fagli capire che rischia di diventare noioso e d’isolarsi, se parla sempre e soltanto di quello. Per non essere assillante con gli altri, suggeriscigli allora di raccontare i suoi interessi, ma di dare spazio anche al racconto altrui. E se sogna di diventare il nuovo Michale Jordan, per esempio, ben venga che proponga una partita di basket, ma dovrebbe accettare anche di giocare a pallavolo», spiega la psicologa.

 

Cosa fare e non fare

 

  • Non chiamarlo genio o campione: rischieresti di alimentare aspettative troppo alte e di renderlo fragile di fronte a un’eventuale difficoltà o errore.
  • Loda il suo impegno, questo sì, e spronalo a dare il massimo, indipendentemente dai risultati.
  • Non sminuire mai il valore dei compagni di squadra o di corso o di scuola.
  • Non dirgli che è fuori dalla norma: potrebbe pensare “io sono strano e gli altri vanno bene”. Con pesanti ricadute sull’autostima. [Leggi anche: 8 consigli per trasmettere autostima a tuo figlio]
  •  Fagli capire che non tutti hanno gli stessi interessi. Raccontagli per esempio che anche mamma e papà hanno passioni diverse.
  •  Rincuoralo. Chi trova un amico trova un tesoro ma non forzarlo a socializzare con tutti: può stare bene anche solo con due amici/che del cuore.

 

 

Chi sono i bambini plusdotati?


Come si possono riconoscere? Perché è necessario aiutarli nel loro percorso di crescita, per sviluppare le loro potenzialità rispettando lo sviluppo emotivo e relazionale? 

Le stime indicano che circa il 5% della popolazione studentesca sia plusdotato. Ma non sempre scuole e insegnanti sanno valorizzarne il talento. È importante invece che anche a scuola il bambino si senta accolto e capito e trovi un ambiente stimolante. 

L’associazione Aistap offre servizi di consulenza ai genitori ma anche agli insegnanti, per supportare l'educazione e la formazione di bambine e bambini dotati di elevate capacità cognitive o di un talento in un ambito specifico.

Aistap organizza corsi di formazione per gli insegnanti, gruppi di incontro per le famiglie, ma anche attività laboratoriali e campi estivi per i bambini.

 

Qui di seguito elenchiamo alcune caratteristiche - segnalate da Aistap - che sono state rilevate in molti plusdotati. «Ma sono solo delle indicazioni e non devono essere presenti tutte allo stesso tempo. Così come, la loro presenza non significa per forza che il bimbo sia plusdotato» puntualizza Roncoroni.


1) Quando i bambini sono molto piccoli, molto spesso si nota una tendenza a osservare tutto e a essere pronti a raccogliere gli stimoli ambientali. Vi è anche la tendenza a dormire meno rispetto I bambini di pari età.


2) Molto spesso imparano a parlare prima rispetto alla media. Se parlano dopo, molto spesso cominciano già facendo frasi complete e corrette.


3) Alcuni imparano a leggere frasi complete sin dai tre anni, senza bisogno di molto aiuto da parte degli adulti.


4) Hanno sin da piccoli un interesse per i numeri e apprendono molto  rapidamente a svolgere le operazioni.


5) Dimostrano di essere molto curiosi, quasi affamati di sapere: molto spesso in età precoce sono interessati a moltissimi argomenti diversi mentre quando sono un po' più grandi capita che la loro attenzione sia solo in ambiti specifici, tanto che a volte vengono scambiati come bambini con problemi di attenzione.


6) Sono interessati a giochi adatti a bambini più grandi di età.


7) Dopo aver acquisito sufficienti conoscenza in un certo ambito, tendono a passare ad altro, tanto a volte da risultare dispersivi.


8) Molto spesso hanno un'ottima memoria e imparano velocemente racconti e favole, anche ascoltati solo una volta.


9) Molto spesso hanno un vocabolario superiore rispetto a quello dei coetanei.


10) Tendono a essere dei perfezionisti e questo rende difficile la gestione del fallimento e dell'insuccesso.


11) Non è detto che siano i più bravi a scuola, ma i coetanei ne riconoscono le capacità.

 

Leggi anche: miti da sfatare sui piccoli geni