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Mettere in Ordine

Come insegnare ai bambini a mettere in ordine con il metodo Montessori

Di Caterina Valletti
gioco2anni

20 Febbraio 2017
Per un bambino mettere in ordine l’ambiente esterno significa iniziare a comporre quello interno: come genitori possiamo imparare ad essere dei buoni intermediari tra l’ambiente che ci circonda e il nostro bambino.

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Per Maria Montessori lo spazio di gioco del bambino deve essere ben pensato e preparato: dall’osservazione il genitore deve cercare di intuire cosa sta cercando di sperimentare, così da fornirgli il giusto materiale. Ma questo vale anche per il riordino? Lo scopriamo insieme ad Alessia Salvini, educatrice Montessori.

 

1. Da dove si inizia

«La prima domanda da porci è: perché vogliamo insegnare al bambino a mettere in ordine? Perché è disordinato? Perché lascia in giro i giocattoli?». Rispondiamo a queste semplici domande osservando ciò che fa il bambino e guardando cosa prende e cosa lascia in giro. Qual è lo scopo dell’azione che compie? Già da queste brevi osservazioni possiamo comprendere che il bambino ha bisogno di sperimentare ogni giorno azioni nuove. Il suo obiettivo è quello di emularci: vuole riproporre un’azione che ci ha visto fare.

 

Facciamo un esempio concreto: «Una mamma mi chiama un giorno perché suo figlio ripetutamente butta briciole a terra e con passione le raccoglie». Come genitori spesso guardiamo con spirito critico ciò che il bambino fa: rovescia e quindi sporca. «Dobbiamo invece imparare a leggere queste azioni in un altro modo: dobbiamo farlo come un bambino che vuole provare a fare una certa attività».

In questo caso, al piccolo piaceva l'attività del raccogliere e voleva riprovarla ma, non trovando altro modo, utilizzava ciò che aveva a portata di mano: cioè le briciole di pane da buttare giù dal tavolo. Invece di arrabbiarci, «Cogliamo questa occasione: mostriamo al bambino come pulire a terra e raccogliere l’immondizia!».

 

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2. Come fare

Il genitore nel caso delle briciole a terra, ad esempio, non deve rimproverare il bambino ma preparare un ambiente utile a comprendere l’azione che il piccolo sta sperimentando. «Su un piano più basso dove ci sono tutti i suoi lavoretti, le sue attività o giocattoli preparo un cestino con tanti foglietti di carta e lo metto in un contenitore o una scatolina con una scopina e una paletta: l’attività contenuta in un contenitore aiuta a porre l’attenzione su quel gesto e a visualizzare l’azione. La prima volta gli mostrerò io come si usa: rovescio a terra i pezzetti di carta e li raccolgo. Si può ripetere tutte le volte che vogliamo e chiedere al bambino se vuole provare lui».

 

Già dai primissimi anni possiamo creare delle attività corrispondenti che educhino il bambino alla manualità, alla concentrazione e all’autonomia, utili anche per il riordino. Un esempio è il travaso: il noto travaso delle noci funziona così, «prendiamo un vassoio con due ciotole, una di ceramica e una di metallo, le noci devono essere nella ciotola sinistra (noi seduti alla destra del bambino), con la presa pinza si prendono le noci da sinistra a destra (nel senso della scrittura). Quando sono passate tutte nella ciotola destra, rimetterle nella ciotola sinistra e ripetere».

 

La ripetizione aumenta la concentrazione e sappiamo che «la concentrazione nel gioco è come un momento di meditazione», dobbiamo lasciarli stare senza intervenire troppo. Ovviamente, l’attività va preparata insieme: il genitore deve costruirla con l’aiuto del bambino. Prendiamo il tavolo, prepariamo la tovaglia, recuperiamo il materiale, svolgiamo l’attività e, parte fondamentale, rimettiamo tutto dove lo abbiamo preso. Mostrare un’attività nella sua interezza e non solo nell’esecuzione porta il bambino a entrare nel vivo dell’azione.

 

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3. Se il bimbo non fa quello che gli è stato insegnato

Può capitare che, ad esempio durante il travaso, invece che passare le noci da una ciotola all’altra le tiri. «Smettiamo il travaso e invitiamo il bambino a capire che sta sbagliando: se vuole tirare un oggetto allora "andiamo a prendere le palline". Non lasciate i bambini nel vuoto del "no, non si fa", ma proponete un’attività inerente all’azione che vuole sperimentare. Il compito da voi preparato acquisterà unicità: serve per imparare un tipo di azione».

 

Cercate di preparare ambienti nei quali anche voi potete muovervi: segnate con un nastro rosso a terra il luogo dove raccogliere l’immondizia. Con la vostra scopa raccoglietela lì e invitate il bambino a raccogliere pezzetti di carta o altra immondizia con la sua scopina sempre nello stesso quadrato evidenziato. «Se cominciamo a rispondere in questo modo con delle attività corrispondenti a ciò di cui lui ha necessità di fare, di sperimentare, iniziamo a mostrargli come vanno fatte. Nel Metodo Montessori si usa mostrare non spiegare verbalmente». Il bambino ci emula è per questo che «la vita va mostrata».

 

4. Nella stanza del bambino: dove intervenire?

Le attività proposte possono essere riportate nella sua stanza, in che modo? Ad esempio, si possono ordinare i giochi per attività: le macchinine; le palline; le costruzioni. Mostrandolo al bambino si possono riporre in contenitori, non troppo grandi, e distribuirli su ripiani bassi. (Leggi anche: il bambino si rifiuta di riordinare i giochi)

Il nostro scopo sarà quello di far vedere al piccolo come interagire con il proprio spazio al momento del bisogno: prepariamo un tappeto per il gioco, prendiamo insieme un contenitore e lasciamo che pian piano lo svuoti (seguiamo il suo gioco, ma senza intervenire). Al termine del gioco, quando l'attenzione è calata e si vuole passare a un'altra attività, si propone il travaso: si radunano i giochi utilizzati al lato sinistro del contenitore, così che sinistra verso destra, i giochi passino dal tappeto al contenitore. Con il riordino inizia un altro gioco, un'altra attività! Non un momento pesante che il bambino deve necessariamente fare.

 

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5. Ma, in fondo, noi siamo ordinati?

Il problema dei nostri figli è il disordine: ma noi in casa siamo ordinati? Il bambino sin dai primi mesi assorbe tutto, soprattutto ciò che gli mostriamo. Purtroppo a volte nelle famiglie passa il messaggio che riordinare è una cosa noiosa e pesante. Quante volte abbiamo detto: «Devo sempre riordinare tutto io! Voi mettete in disordine e io sistemo!». Quale concetto passiamo al bambino del riordino? È una cosa noiosa che nessuno ha voglia di fare. Ma dobbiamo tenere in mente una cosa importante: "noi genitori siamo il trait d’union, siamo ciò che unisce il bambino all’ambiente». Se non mostriamo loro come averne cura, non saprà come organizzare lo spazio e amarlo. Leggi anche: come fare decluttering nella stanza dei bambini