11 consigli per gestire CON CALMA la rabbia dei figli

rabbiabambini
di Simona Regina

Francesca Broccoli spiega nel libro "Lascia che si arrabbi" come gestire la rabbia dei bambini: un'emozione legittima, che non va repressa ma compresa. Raccontando casi reali incontrati nella sua eserienza di psicologa e psicoterapeuta, offre ai genitori consigli pratici per abbandonare inutili bracci di ferro e favorire un dialogo costruttivo con i figli da 2 a 13 anni.

Ecco come gestire la rabbia dei figli

 

A volte ci sente impotenti di fronte alle sfuriate dei propri figli. E disorientati. Perché si ha la sensazione che né la dolcezza, né il pugno duro riescano a contenere quei moti di rabbia e a calmarli. E si viene assaliti da mille interrogativi e sensi di colpa: se urlano, strepitano e si buttano a terra scalciando perché proprio non ne vogliono sapere del nostro no alla richiesta di compare le merendine o un nuovo giocattolo, meglio accontentarli, ignorarli o sgridarli? Francesca Broccoli, psicologa e psicoterapeuta, nel libro "Lascia che si arrabbi" (Sperling & Kupfer) guida i genitori a capire e affrontare la rabbia di bambini e bambine.

 

Che cos’è la rabbia

 

La rabbia è un'emozione scomoda, difficile da gestire, ma fondamentale per lo sviluppo emotivo e sociale dei più piccoli, che sono i primi a spaventarsi per quel malessere che li assale: una sorta di mostro che li invade. La rabbia produce un aumento della pressione sanguigna, l’innalzamento dei neurotrasmettitori legati allo stress e l’abbassamento di quelli legati al piacere. Quando un bambino è molto arrabbiato non riesce a mettersi nei panni dell’altro e, tipicamente, si sfoga fisicamente.

 

1 - Coccole, abbracci e carezze

 

I bambini e le bambine vanno aiutati a gestire i momenti di ira. Come? Coccole, abbracci, carezze, sorrisi e parole gentili fanno alzare i livelli di ossitocina. E, come spiega l'autrice del libro, quando nell’organismo i livelli di ossitocina sono elevati si riscontrano bassi livelli di scontro e di violenza: questo ormone infatti contrasta lo stress e caratterizza gli stati di piacere e appagamento. Alcuni bambini riescono infatti a calmarsi grazie a un abbraccio, che è insieme contenimento e contatto, e permette di placare l’agitazione procurata dall’accesso di rabbia. Ma l’abbraccio funziona se l’adulto è calmo e il bambino non è in preda a una crisi di panico. Il gesto affettuoso può essere accompagnato da parole dolci, con voce rassicurante e tranquillizzante.

 

2 - Se urla e scalcia

 

Punire un bambino arrabbiato non fa altro che innalzare i livelli di noradrenalina (sostanza legata allo stress), rendendolo ancora più incline a urlare, battere i piedi, lanciare incautamente oggetti, ecc. Questa manifestazione motoria della rabbia è forse l’aspetto più difficile da gestire e il più imbarazzante se si è in luogo pubblico. Ma il bambino che va in escandescenza non va represso: quando prova rabbia deve scaricarla e istintivamente lo fa con il corpo. Va piuttosto aiutato a sfogare la tensione in modo sicuro e non dannoso per sé e per gli altri. Per esempio incoraggiandolo a saltare velocemente sul posto contando, fare una corsa in cortile, lanciare per terra un cuscino o rifilare un colpo al materasso. Di fronte a uno scoppio di collera, quindi, non chiedete al bambino di calmarsi: in quel momento non è in grado di farlo e comunque, probabilmente, lo farebbe infuriare ancora di più. Ragionerete insieme in un momento successivo: quando è tornata la calma. Né tantomeno urlate: alzare la voce non fa che stimolare ancora di più la sua reazione oppositiva.

 

3 - Se morde

 

Per i bambini piccoli, mordere è un gesto naturale. Del resto la bocca è un mezzo per conoscere il mondo. Ma crescendo, i morsi diventano manifestazioni legate alla frustrazione: mordono quando si arrabbiano, perché ancora non riescono a esprimersi attraverso il linguaggio verbale. Acquisita questa competenza, i morsi dovrebbero diradarsi fino a scomparire. Anche perché se nei primi 18 mesi circa, il bambino non può rendersi conto delle conseguenze dei morsi, verso i 2 anni e sicuramente a 3 è in grado di comprendere che mordendo fa male. Se quindi continua a utilizzare i morsi, a discapito delle parole, bisogna capire come mai lo fa e, in ogni caso, ribadire fermamente che non si morde. Ed è necessario ripeterlo ogni volta che si ripresenta l’occasione, senza illudersi che detto una volta il divieto basti per sempre.

 

4 - Se non vuole mettere in ordine la camera

 

A volte la legittima richiesta di sistemare la cameretta può innescare la rabbia dei bambini. Meglio non ingaggiare uno sterile braccio di ferro e non utilizzare solo il sistema premi/punizioni. Il copione estenuante dei richiami e delle urla da una stanza all’altra per indurlo a mettere in ordine non è molto efficace. È più utile invece comunicare in modo pacato e chiaro cosa ci si aspetta (tutti i giochi sparsi sul pavimento vanno sistemati nella cesta) e ancor più rendere il tutto una sfida divertente (chi sarà oggi più veloce nel raccogliere i giochi?)

 

5 - Se non vuole fare i compiti

 

A volte i compiti a casa possono diventare un vero e proprio terreno di scontro. Per evitare inutili ostilità, è utile stabilire delle routine prima e dopo lo svolgimento dei compiti e creare un contesto confortevole: la sua cameretta, la sala, la cucina, purché sia un luogo ben illuminato e privo di distrazioni. Se il rifiuto è legato a un picco di stanchezza, per una giornata particolarmente impegnativa o per l’orario, o a situazioni temporanee che comportano un grande impegno emotivo e distraggono dalla scuola, si può rassicurare il bambino che ce la farà, incoraggiarlo e non mostrandosi per primi eccessivamente agitati o preoccupati. E rimanendo comunque fermi sulla necessità di non tralasciare gli impegni scolastici, si può programmare qualche attività piacevole per compensare la maggiore fatica. Se invece il non voler fare i compiti è una costante nel tempo, punire o sgridare il bambino è controproducente.

 

Bisogna innanzitutto cercare di capire se il rifiuto è legato al fatto che non ha effettivamente sviluppato le abilità cognitive necessarie a soddisfare le richieste scolastiche: per esempio può avere un disturbo specifico dell’apprendimento o un difetto visivo, diagnosticato il quale si può adottare la strategia più adeguata. Oppure se dipende dal fatto che si sente insicuro, si percepisce incapace di farli da solo, ecc. Eventuali disagi emotivi si ripercuotono infatti sull’attenzione e la concentrazione, quindi sul fare serenamente i compiti.

 

6 - Se quel vestito non lo vuole proprio indossare

 

A volte non si hanno le energie, al mattino, per affrontare un figlio o una figlia che rifiuta di indossare i vestiti che voi avete scelto e che, prima di andare a scuola, mette a soqquadro i cassetti e l’armadio per sceglierne degli altri. Nella corsa contro il tempo può essere una situazione difficile da gestire. Allora, per evitare scenate furibonde, meglio preparare i vestiti la sera prima coinvolgendoli nella scelta tra un ventaglio di tre alternative al massimo: perché se c’è da discutere meglio farlo la sera e non di fretta al mattino.

 

7 - Se fratelli e sorelle litigano

 

I fratelli litigano. Punto. E questo non significa che non si vogliano bene. Sentimenti e comportamenti di rivalità, gelosia e ostilità vanno di pari passo all’amore, la solidarietà, l’empatia, la complicità. Perché all’interno della relazione tra fratelli c’è spazio per tutta la gamma di sentimenti ed emozioni: si è contemporaneamente alleati e rivali. I genitori non devono prendere le parti dell’uno o dell’altro, ma incoraggiare i figli a chiarirsi e a spiegare le proprie ragioni, in modo che ciascuno ascolti e prenda in considerazione il punto di vista altrui. E devono concedere loro del tempo perché elaborino una soluzione del conflitto.

 

8 - Non etichettate i bambini come rabbiosi e irascibili

 

Quando si verificano episodi di rabbia, non bisogna etichettare i propri figli come rabbiosi e irascibili, ma cercare di capire lo stato d’animo che si annida sotto quel comportamento. Non bisogna insomma identificare il bambino o la bambina con la sua rabbia e le sue reazioni impulsive.

 

9 - Non rispondete alla sua rabbia con le urla

 

È importante evitare di rispondere ai comportamenti negativi dettati dalla rabbia con urla, punizioni, minacce e svalutazioni: finiscono col rinforzare la rabbia e innescano nel bambino meccanismi che amplificano una percezione negativa di sé. Leggi anche: come farsi obbedire dai bambini senza urlare e perché è meglio

 

10 - Non lasciate solo un bambino arrabbiato

 

Quando un bambino è molto arrabbiato, è importante stargli accanto. La presenza del genitore gli comunica che lo rispetta e comprende il suo stato d'animo, accettando anche quell’emozione così poco piacevole, e che, in fondo, è più forte della sua rabbia. Capita però che alcuni bambini non vogliano che la mamma o il papà rimangano con loro durante una sfuriata. E questa scelta va rispettata. Quando poi le acque si sono calmate, si può cercare capire come mai abbiano chiesto di restare soli.

 

11 - Passata la sfuriata, parlatene

 

Passata la furia, per favorire nei bambini le capacità di ascolto di sè e delle proprie emozioni, parlate di quello che è successo e di cosa ha innescato la rabbia: la rabbia insomma deve diventare oggetto di dialogo. Affinché infatti i bambini imparino a regolare i propri stati d’animo e le relative manifestazioni, devono capire che l’espressione della rabbia è legittima, che come tutte le altre emozioni non deve essere inibita, ma ascoltata e gestita. Può essere positivo allora incoraggiarlo a identificare questa emozione in un personaggio in carne e ossa, nella Signora Rabbia che a volte arriva e mette tutto a soqquadro, fa un grande show, ma poi va via.

 

In modo da rendere più facile capire che lui o lei non è la rabbia che legittimamente a volte prova e che si tratta di un fenomeno che ha una fine. Un altro modo per parlare di rabbia è leggere insieme libri e storie che abbiano per protagonisti bambini arrabbiati. Sollecitano l'identificazione con il protagonista, con le avventure, gli inconvenienti, le peripezie e le soluzioni che prendono forma pagina dopo pagina. E dopo la lettura si può commentare insieme e chiedere quale parte è piaciuta e quale no, e perché.

 

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29 Febbraio 2016 | Aggiornato il 14 Febbraio 2017

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