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Dare le sberle ai bambini non serve a nulla. L'opinione di Daniele Novara

Di Daniele Novara
bambinasberla

19 Gennaio 2016 | Aggiornato il 16 Agosto 2017
I bambini NON imparano quando vengono picchiati o umiliati. Ma questa convinzione, come spiega il pedagogista Daniela Novara, non sempre entra nella testa tra i genitori italiani. Diverse ricerche scientifiche smentiscono infatti la convinzione che la "sberla" sia educativa.

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C’è una convinzione dei genitori italiani che, è davvero dura a morire: parlo dell’idea che i bambini possano imparare qualcosa quando sono picchiati o umiliati.


Certo, ormai nessun genitore ammette più pubblicamente di essere a favore delle punizioni corporali, anzi. Eppure quando aumenta la confidenza c’è sempre qualcuno, nella maggiore o minore approvazione dei presenti, che se ne esce con: “Però quando ci vuole ci vuole: una bella sberla non gliela toglie nessuno e vedrai che dopo ci pensa due volte prima di rifarlo!”


Il problema è che ormai le ricerche scientifiche che smentiscono questa convinzione sono troppe e troppo dettagliate per poter nascondersi ancora dietro l’idea che, anche solo in qualche caso, la punizione fisica possa davvero funzionare. È piuttosto chiaro: quando i bambini sono picchiati o umiliati imparano sicuramente qualcosa, purtroppo però non quello che i genitori vorrebbero insegnare.

 

Le punizioni degradanti indeboliscono il legame tra genitori e figli


Prima di tutto, le punizioni fisiche, o comunque le punizioni degradanti, indeboliscono e minano il legame tra genitori e figli. Se un rapporto di fiducia reciproca è alla base di uno sviluppo sano, quando i genitori puniscono fisicamente o emotivamente i bambini, essi impareranno che i genitori non sempre li proteggono: questo produce difficoltà emotive, e spesso anche comportamentali. Lo conferma una metanalisi di studi scientifici realizzata da Elisabeth Gershoff , che ha studiato 88 ricerche effettuate sulla correlazione tra comportamenti educativi maneschi, violenti e umilianti, e undici tipologie di comportamento problematico rilevate nei bambini (da una minore interiorizzazione dei comportamenti etici, ai problemi di salute mentale; dai comportamenti socialmente devianti al rischio di divenire vittima o autore di abusi, ecc.).

 

Le punizioni umilianti compromettono lo sviluppo emotivo dei bimbi


Poi: le punizioni umilianti, fisiche o meno, compromettono lo sviluppo emotivo dei bambini. Quando un adulto, un genitore o qualcuno che esercita un ruolo educativo su un bambino, utilizza le punizioni, produce spesso l’effetto di minare l’autostima dei bambini. I bambini hanno bisogno di sentirsi accettati, accolti. Come ho riportato in Urlare non serve a nulla , è stato dimostrato in uno studio longitudinale pubblicato nel 2014 su «Child Development»  che, anche solo le urla o le minacce punitive, aumentano significativamente il rischio di depressione e comportamenti antisociali nella fascia d’età preadolescenziale e adolescenziale.

 

Le punizioni fisiche possono generare sentimenti di rancore e ostilità nei confronti dei genitori


Inoltre, le punizioni fisiche possono generare sentimenti di rancore e ostilità nei confronti dei genitori che i bambini non riescono a esprimere direttamente generando sentimenti di rabbia e risentimento repressi. E si è verificato che questo genere di punizioni diventa un modello di risoluzione aggressiva delle situazioni conflittuali che il bambino cercherà poi di riprodurre nei propri rapporti di forza. I bambini che subiscono punizioni fisiche tendono a diventare più violenti, a essere coinvolti in episodi di bullismo e anche ad aggredire i futuri partner, mentre i bambini che subiscono punizioni umilianti hanno maggiore probabilità di mentire, rubare e ricorrere alla violenza.

 

Una ricerca americana del 2009  ha dimostrato che gli schiaffi dati a bambini di 1 anno predicevano comportamenti aggressivi problematici negli stessi bambini all’età di 2 anni e difficoltà di adattamento sociale intorno ai 3 anni. Potrebbe interessarti Come rimproverare il bambino e farlo sentire amato

 

Le punizioni fisiche aumentano la probabilità di lesioni fisiche nel bambino

 

E per finire: le punizioni fisiche inoltre aumentano la probabilità di lesioni fisiche nel bambino poiché chi le infligge tende a diventare più violento. È stato dimostrato che schiaffi e sculacciate hanno molta probabilità di trasformarsi poi in pugni o calci: i bambini oppongono resistenza, oppure non sono in grado di controllare il comportamento all’origine della punizione, e questo induce i genitori a intervenire con maggior violenza per rabbia o nella convinzione che il bambino faccia “apposta” a non ubbidire. È molto interessante al riguardo una ricerca condotta recentemente in Finlandia : la Finlandia è stata, nel 1983, il secondo paese dopo la Svezia, ad adottare una legislazione che proibisce qualsiasi tipo di punizione fisica sui bambini anche in ambito domestico. La ricerca, condotta ventotto anni dopo l’introduzione della legislazione, si poneva l’obiettivo, attraverso la somministrazione di questionari a più di 4600 persone nate tra il 1931 e il 1996, di verificarne l’efficacia. I risultati ottenuti hanno rilevato una significativa diminuzione del ricorso a sberle o botte, e in particolare hanno associato la diminuzione delle punizioni fisiche a una diminuzione del numero di omicidi infantili.  (Potrebbe interessarti 20 trucchi per gestire i capricci)

 

Credo basti. Non è più possibile confidare ancora nell'efficacia delle punizioni fisiche o umilianti: in questo numero rifletteremo su come aiutare i genitori a cambiare marcia. Nella speranza che in futuro, prima che sia possibile ottenere una legge contro le punizioni fisiche ai bambini, siano gli stessi genitori a non utilizzarle più.

Sull'autore: chi è Daniele Novara
Daniele Novara è pedagogista e direttore del Centro PsicoPedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti.
E' direttore scientifico della Scuola Genitori, una scuola rivolta ai genitori per aiutare i propri figli a diventare grandi. Attiva sul territorio nazionale, vuol far sentire i genitori meno soli, ascoltare i loro dubbi e le loro opinioni, dar loro uno spazio per condividere esperienze e riflessioni sulla realtà che li circonda e per confrontarsi con altre figure educative.

Fonti:

- E. Thompson Gershoff, Corporal Punishment by Parents and Associated Child Behaviors and Experiences: A Meta-Analytic and Theoretical Review, «Psychological Bulletin, vol. 128, n. 4, 2002, pp. 539-579.

- D. Novara, Urlare non serve a nulla. Gestire i conflitti con i figli per farsi ascoltare e guidarli nella crescita, Bur Rizzoli, Milano 2014.

- M. Wang, S. Kenny, Longitudinal Links Between Fathers’ and Mothers’ Harsh Verbal Discipline and Adolescents’ Conduct Problems and Depressive Syntoms, “Child Development» vol. 85, maggio-giugno 2014, n. 3, pp. 908-923.

- L.J. Berlin, J.M. Ispa, M.A. Fine, P.S. Malone, J. Brooks-Gunn, C. Brady-Smith, C. Ayoub, Y. Bai, Correlates and Consequences of Spanking and Verbal Punishment for Low-Income White, African American, and Mexican American Toddlers, «Child Development», n. 80, 2009, pp. 1403-1420. .

- K. Österman, K. Björkqvist, K. Wahlbeck, Twenty-eight years after the complete ban on the physical punishment of children in Finland: Trends and psychosocial concomitants, «Aggressive Behaviour», n. 40, 2014, pp. 568-581.