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Psiche ed educazione

Impariamo a riconoscere le emozioni di un bambino

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01 Luglio 2015 | Aggiornato il 21 Giugno 2017
Un genitore deve imparare a riconoscere e capire le emozioni di suo figlio, per sostenerlo nel processo della crescita. Ulisse Mariani, psicologo e psicoterapeuta, sostenitore dell'educazione emotiva, spiega il perché

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Secondo gli studi di neuroscienze e l'educazione emotiva è molto importante la capacità di riconoscere e capire le sue emozioni. Il termine specifico usato dagli esperti è 'rispecchiamento' e dovrebbe essere tra i principi guida nel rapporto tra genitore e figlio. 

 

Che cosa significa 'rispecchiarsi' nel bambino?

 

ulisse mariani
ulisse mariani

Lo abbiamo chiesto in un'intervista a Ulisse Mariani, psicologo e psicoterapeuta, autore di numerosi saggi (tra cui, l'ultimo, con Rosanna Schiralli, Nostro figlio, Mondadori) e tra gli organizzatori del Festival dell'Educazione di Viterbo di cui nostrofiglio.it è media partner.

 

“Il principio base è una sorta di equazione razionale: il bambino deve sentire che la mamma sta sentendo quello che sente lui in quel preciso momento, ecco cosa vuol dire rispecchiare il figlio. Nei primi sei anni di vita, queste micro-relazioni affettive con la mamma si verificano almeno 7 milioni di volte. In altre parole, ogni bambino vive in mezzo a un mare di relazioni di rispecchiamento e, a secondo di come vanno queste esperienze, costruisce la sua identità”. (Leggi anche: Come insegnare ai bambini a perdere)

 

Una buona relazione affettiva, dunque, si basa sulla capacità di mettersi nei panni del bimbo, di provare empatia per lui e capirlo?

 

“Questa capacità, il rispecchiamento, appunto, aiuta il bimbo a sentirsi più sicuro maturando l'autostima, l'autonomia e poi la capacità di stare con gli altri. Secondo lo psicoanalista inglese J. Bowlby, la relazione, infatti, cambia - e può essere sicura, evitante, ambivalente e disorganizzata – in base a come si sviluppa attraverso l'azione educativa”. 

 

Quali strategie educative, allora, accanto alla capacità di rispecchiarsi in lui, aiutano il bimbo a crescere sicuro?

 

“E' molto importante anche essere disponibili verso il bambino e trascorrere insieme tempo significativo, per esempio, attraverso il gioco. Tuttavia, la disponibilità non deve essere confusa con l'idea di essere sempre a disposizione del figlio che ostacola l'autonomia e può essere la causa di una sorta di 'braccio di ferro' per ogni cosa. Ma anche l'estremo opposto, ovvero un genitore che dedica poca attenzione al figlio, può scatenare la stessa reazione di forte opposizione o capricci tremendi.

 

Quando, invece, l'adulto è disponibile nel modo 'giusto', il bambino accetta senza grossi problemi che in quel momento non è possibile ricevere attenzione. 'Guarda, adesso sto lavorando': in questo caso, il figlio riesce ad aspettare perché sa che, comunque, può contare sul genitore che starà con lui dopo.

 

Oltre alla disponibilità, però, è importante anche insegnare con autorevolezza ricorrendo ai divieti quando servono. E non portano a nessun trauma! Il genitore dovrebbe passare un messaggio tipo: 'Siccome tu figlio mio questa cosa ancora non la sai fare, devi appoggiarti a me'. Al bimbo in fase di crescita mancano alcune connessioni nel cervello, non ha ancora sviluppato una 'cabina di regia interna', quindi è importante che l'adulto metta dei paletti.

 

Quale ultimo consiglio può dare al genitore?

 

E' importante anche rispettare i tempi del bambino: al mattino, per esempio, non va bene prenderlo per mano e trascinarlo alla scuola dell'infanzia. Occorre organizzarsi in modo tale da far coincidere esigenze e tempi.

 

La dimensione temporale è centrale per ogni essere umano e, nelle diverse situazioni, ogni bimbo ha i suoi ritmi per imparare e crescere. Le routine, per esempio, rassicurano il bimbo, e fanno anche bene alle sinapsi nervose del cervello, responsabili del benessere.