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Lavarsi insieme ai propri figli: giusto o sbagliato?

Di Caterina Valletti
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31 Marzo 2017
Lavarsi con i propri figli o fargli fare la doccia e il bagnetto insieme ai fratelli, è giusto o sbagliato? Ecco la risposta della psicologa Ambra Filippelli, che si occupa di sostegno alla genitorialità

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Sarà capitato a molti genitori, per comodità o per scelta, di lavarsi insieme ai propri figli. Così come capita tra fratellini, si condivide uno spazio che con il tempo diventerà intimo e privato: il bagno. Ma cosa comporta la nudità? Come la leggono i nostri figli? Abbiamo risposto a queste domande con l’aiuto della psicologa Ambra Filippelli, che si occupa di sostegno alla genitorialità.

 

1. Faccio il bagno con mio figlio!

Per i “grandi” parlare di nudità è sempre difficile: la nostra maturità ci porta a guardare queste cose con malizia e pudore, ma proprio a noi spetta il compito di educare i bambini a viverle con naturalità. Spogliarsi e fare una doccia insieme al proprio bambino non deve essere un tabù, nemmeno tra fratelli di diverse età: «I genitori, non dimostrando disagio ma naturalità nel compito del lavaggio, rimanendo sul fatto di lavarsi, non provocano nessun tipo di conseguenza psicologica nel bambino. È la mancanza di naturalità, di spontaneità il problema».

 

Cosa intendiamo per naturalità? La dottoressa Filippelli ci spiega che la difficoltà del genitore è andare oltre i propri stimoli maliziosi e, trovandosi di fronte a un bambino, dover leggere la situazione con i suoi stessi occhi: oggi mi lavo con papà/mamma, che bello!

 

«Bisogna aver presente il diverso livello di relazione: davanti abbiamo un bambino che non è pronto a ricevere tutto quello che abbiamo nella nostra testa. La relazione è asimmetrica, non abbiamo lo stesso livello evolutivo, fisiologico, cognitivo». Questo atteggiamento naturale ci fa vivere in maniera chiara la situazione: il bambino prova divertimento nella compagnia del fratello o del genitore, con curiosità osserverà la diversità fisica ma non leggerà la situazione con malizia.

 

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2. Limiti e autonomia

Il genitore ha come scopo principale quello di educare il figlio all’autonomia. In questo caso si tenta di educare all'igiene. Lavarsi insieme può durare fino, e non oltre, ai 6 anni. Se il bambino dà cenni precoci di voler fare da solo è bene lasciarlo fare.

 

«Quando il bambino è in grado di vivere autonomamente la condizione del lavaggio in maniera autonoma, è opportuno e necessario rafforzare l’autonomia». Già dai 6 anni il nostro compito diventa quello di «abituare alla riservatezza e pudore». Senza inserire nel bambino la malizia, il genitore è invitato a trasmettere il senso dell’intimo.

 

Crescendo, sarà normale e giusto che sviluppino il senso del pudore e quello di intimità. Soprattutto con l’entrata nelle scuole elementari cominceranno a chiudersi in bagno, a non voler essere guardati quando si spogliano. La naturalità nella nudità vissuta da piccoli aiuta a rimuovere molte delle curiosità sul proprio corpo: «alle domande intime si risponde con naturalità e verità, utilizzando termini adatti alla sua comprensione e alla sua età. Se insiste su un aspetto, vuol dire semplicemente che questo l’ha incuriosito. Seguitelo in questa curiosità, anche attraverso la lettura di libri. Accompagnare nella curiosità è importante, perché non può essere lasciata in mano al proprio figlio: non ha ancora gli strumenti per ottenere risposte sane».

 

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3. Quando il bagnetto può prendere una brutta piega

«Stimoli inappropriati possono portare a conseguenze anche gravi. Segnali, ad esempio, che hanno a che fare con l’eccitamento sessuale». I genitori o un fratello maggiore possono indurre dei piccoli sconvolgimenti nel bambino con atti involontari.

 

Come abbiamo detto «se la situazione è vissuta in maniera naturale, non si avvertono situazioni problematiche. Ma può capitare che nel bambino venga indotto involontariamente un livello di eccitazione che non è in grado di affrontare. Rimanendo nel bambino come una situazione di piccola molestia, che può indurre una tendenza ad aspetti perversi rispetto alla sessualità».

 

Questa induzione può avvenire anche nel semplice lavaggio delle parti intime del proprio figlio: compiendolo con forzatura si possono stimolare le zone erogene e provocare, quindi, eccitamento. «Non si devono provocare stimolazioni che hanno a che fare con l’erotismo prematuro. Il bambino le percepisce come atti non adeguati al suo livello di sviluppo. Manteniamo, dunque, sempre un occhio in più: quello che per me può essere divertente o normale, nel bambino può passare come una spinta erotica che ancora non è pronto a ricevere».

 

La perversione nasce proprio qui: dalla stimolazione di una parte erogena, anche solo per scherzo, che il bambino non sa come leggere. Possiamo capire quando il bambino sta vivendo un momento come questo: «ci espone segnali non verbali di insofferenza e di disagio, non riuscendo a rispondere in modo idoneo a quello che gli stiamo proponendo». Il nostro scopo è il lavaggio, tutto ciò che è in più lo metterà il bambino, con le sue domande e le sue curiosità. «La consapevolezza del genitore sta in questo: far vivere l’esperienza della nudità come qualcosa di naturale, non soffermandosi su ciò che è prematuro per il figlio. "Tutto è puro per i puri": bisogna porsi in questi termini con la mente e il comportamento».