La mononucleosi nei bambini e adolescenti: diagnosi e cura

ebvvirus

I sintomi, la cura, il riposo, la contagiosità: tutto quel che c’è da sapere sulla mononucleosi infettiva, chiamata anche malattia ghiandolare o malattia del bacio. Intervista a Alberto Villani, Responsabile di Pediatria Generale e Malattie Infettive dell’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma.

Alberto Villani, Responsabile di Pediatria Generale e Malattie Infettive dell’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma, spiega tutto sulla mononucleosi nei bambini e adolescenti.

Che cos’è la mononucleosi?

La mononucleosi è una malattia infettiva virale dovuta al Virus di Epstein-Barr (EBV), appartenente alla famiglia degli Herpes Virus.  

Perché si chiama anche malattia ghiandolare?

Perché interessa le ghiandole: una delle manifestazioni più tipiche è infatti l’ingrossamento delle tonsille, accompagnato in quasi tutti i casi da ingrossamento dei linfonodi del collo, talvolta della milza (nella metà dei pazienti) e del fegato (in circa un terzo dei pazienti).

Quanto è diffusa la mononucleosi?

Non ci sono dati certi al riguardo, perché assai spesso la mononucleosi ha sintomi molto sfumati, che la fanno scambiare per altre forme di infezioni, pertanto non viene diagnosticata. Ad esser più precisi, solo il 5-10% di coloro che prendono la mononucleosi ha sintomi manifesti, un altro10% ha disturbi vaghi, come mal di gola e piccole macchioline sulla pelle, mentre la gran parte degli individui che entra in contatto con il virus di Epstein-Barr non presenta sintomi.

Si è riscontrato però che, se in età adulta viene fatta la ricerca degli anticorpi nel sangue, nella maggioranza dei casi l’esito è positivo, segno che l’individuo ha avuto in passato contatti con il virus.

Quali sono le fasce d’età più colpite?

La mononucleosi si manifesta prevalentemente dall’asilo in poi e in particolare nell’adolescenza (tra i 15 e i 24 anni c’è il massimo picco di incidenza), mentre è rara sotto i 2 anni e dopo i 40 anni.

I sintomi: come si riconosce la mononucleosi?

Come già detto, non sempre la mononucleosi dà sintomi. Inoltre, più è piccolo il bambino, meno evidenti sono le manifestazioni, mentre nel bambino più grande e nell’adolescente è più facile che dia segnali, che sono differenti a seconda della fase della malattia.

Nella fase iniziale (7-15 giorni) compaiono sintomi di tipo influenzale, come un malessere generico, con stanchezza, svogliatezza, mal di gola, mal di pancia, un po’ di nausea e di mal di testa, febbricola, talvolta sudorazione e brividi.

Successivamente compaiono i sintomi più tipici della malattia:

- infiammazione della gola, chiazzette rosse sul palato, ingrossamento e presenza di secrezioni sulle tonsille, che somigliano alle classiche placche della tonsillite e che rendono difficile e dolorosa la deglutizione;

- febbre alta, sui 38-39°, almeno nella fase più critica della malattia;

- ingrossamento delle ghiandole del collo e, meno di frequente, di altre sedi, come ascelle e inguine;

- nel 10% circa dei casi, può comparire anche un esantema simile a quello del morbillo, determinato talvolta dalle stesse tossine dell’EBV, ma più spesso collegato all’assunzione di un certo tipo di antibiotico, l’amoxicillina: se il bambino cioè assume amoxicillina (magari perché la mononucleosi non viene riconosciuta e si pensa ad un’infezione batterica), può  veder comparire chiazze su tutto il corpo. Tale reazione è praticamente un segnale in più che si tratta di mononucleosi.

- negli adolescenti è molto facile che si ingrossino la milza (splenomegalia) e il fegato (epatomegalia);

- meno di frequente, ci può essere gonfiore alle palpebre.

Come si trasmette la mononucleosi?

La mononucleosi è chiamata anche malattia del bacio perché il bacio è il canale di trasmissione preferenziale, visto che il virus è veicolato dalle goccioline di saliva. Questo significa che il contagio avviene anche attraverso tosse e starnuti, così come attraverso la condivisione di bicchieri, posate o rossetti usati da un soggetto infetto.

Come si fa la diagnosi della mononucleosi?

La diagnosi è principalmente clinica, se i sintomi sono manifesti. Se si hanno sospetti, si fa un esame del sangue per dosare gli indici di infezione, la transaminasi, la bilirubina, ma  soprattutto si fa la ricerca degli anticorpi specifici anti EBV, con il dosaggio delle IGM, che segnalano l’infezione in atto, e le IGG, che sono gli anticorpi ‘della memoria’ perché restano nel tempo e sono la traccia che si è avuta l’infezione.

Altri esami, come la reazione di Paul-Bunnel-Davidsohn, il cosiddetto monotest e il monospot, sono ormai considerati superati.  

Qual è il periodo di incubazione della mononucleosi?

E’ di circa 10-15 giorni nei bambini, di 1 mese-1 mese e mezzo negli adulti.

Per quanto tempo la mononucleosi è contagiosa?

La mononucleosi è contagiosa dal momento in cui compaiono i primi sintomi, mentre non è contagiosa nella fase di incubazione. La durata della contagiosità è variabile: se nella grande maggioranza dei casi il virus viene eliminato in poche settimane, in alcuni soggetti può permanere nella saliva anche per molti mesi. Si può dire che una persona è contagiosa fino a quando le IGM risultano positive, segno che il virus è ancora in circolo nell’organismo.

Qual è il decorso della mononucleosi?

Nella stragrande maggioranza dei casi, la mononucleosi è una malattia fastidiosa, ma non grave, che ha un decorso benigno. Dopo la fase iniziale con sintomi blandi, che dura 7-15 giorni, la mononucleosi ha una fase acuta di circa 15 giorni, con la comparsa dei sintomi più importanti, dopodiché la gran parte dei disturbi scompare spontaneamente. Solo la stanchezza può durare ancora per settimane o anche mesi.

Quali sono le possibili complicanze della mononucleosi?

Le complicanze costituiscono l’eccezione, non la regola. Quella da sempre più temuta è la rottura della milza, ma è un’evenienza che può capitare solo quando la milza si presenta particolarmente ingrossata e si subisce un trauma nella zona. Rare anche altre complicanze, che possono essere tra le più svariate e possono riguardare vari apparati dell’organismo, inoltre si può riscontrare riduzione temporanea del numero di alcune cellule del sangue (piastrine, granulociti) e dell’emoglobina.

Nei casi in cui la mononucleosi presenti sintomi più importanti e persistenti, sarà il medico a monitorare con attenzione il decorso della malattia.

Quali sono le regole di prevenzione della mononucleosi?

Difficile prevenire la mononucleosi, proprio perché i sintomi sono spesso sfumati e non si sa di averla e quindi di essere contagiosi. Come regole generali, sono sufficienti le normali misure di igiene, come usare bottigliette, stoviglie ed asciugamani personali, lavare le stoviglie con il detersivo, a mano o in lavastoviglie. Non occorrono lavaggi ‘sterilizzanti’ a temperature particolarmente elevate: quel che bisogna evitare è di risciacquare solo con acqua le stoviglie usate.

Dopo quanto tempo il bambino con la mononucleosi può tornare a scuola?

Di norma dopo 2-3 giorni dalla scomparsa della febbre. Se poi ha avuto disturbi più importanti, con una stanchezza più marcata, può essere opportuno tenerlo a casa qualche giorno in più. E’ vero infatti che si tratta di una malattia debilitante, soprattutto dal punto di vista immunitario, per cui il bambino per alcune settimane è più vulnerabile nei confronti di altre infezioni.

Dopo quanto tempo il bambino con la mononucleosi può riprendere l'attività sportiva?

Dopo una settimana senza febbre, a meno che non ci sia stato un notevole aumento del volume della milza, che rende consigliabile evitare sforzi o rischio di traumi. In tal caso sarà il pediatra a suggerire i tempi della ripresa.

Come si può combattere la stanchezza del bambino con la mononucleosi?

E’ sufficiente far dormire il bambino un po’ di più, evitare di farlo affaticare eccessivamente, farlo alimentare regolarmente. talvolta può essere utile un integratore multivitaminico.  

Come comportarsi se il bambino con la mononucleosi non ha appetito? 

E’ una reazione normale e non c’è da preoccuparsi, considerato che si tratta di una inappetenza passeggera e che i bambini occidentali hanno il problema opposto di essere sovralimentati, quindi qualche giorno di ‘dieta’ non gli arreca alcun danno.

 

La mononucleosi dà immunità?

E’ vero che dopo aver contratto la malattia si sviluppano gli anticorpi (le IGG, che sono la traccia dell’infezione passata), che proteggono da nuove infezioni provenienti dall’esterno. Ma è anche vero che il virus persiste a lungo nell’organismo e può dar luogo, sia pure di rado, a fenomeni di riattivazione, specie in momenti in cui le difese immunitarie si abbassano. Un po’ come succede al virus della varicella, che resta latente e può riacutizzarsi nel corso della vita dando origine al cosiddetto ‘fuoco di Sant’Antonio’, anche se per la mononucleosi le riattivazioni sono molto meno frequenti rispetto alla varicella.  

 

Mio figlio grande ha la mononucleosi e ho un altro figlio di pochi mesi: può essere pericoloso per il piccolo? Che precauzioni devo adottare a casa?

Non è il caso di mettere il fratello grande ‘in isolamento’, ma per precauzione bisognerà evitare di fargli baciare il piccolo, di stargli a stretto contatto, di dargli giocattoli o oggetti vari che ha messo in bocca. Per il resto, si consideri che quasi sempre la mamma ha già contratto in passato la mononucleosi, per cui in gravidanza, per via transplacentare, gli ha passato i suoi anticorpi, che lo proteggono nei primi mesi di vita.

 

Sono incinta e mio figlio ha la mononucleosi: è pericolosa per il feto? 

No. La mononucleosi non è tra le malattie che, contratte in gravidanza, procurano malformazioni fetali o aumentano il rischio di complicanze. L’unico inconveniente è che può ridurre le difese immunitarie della futura mamma ed esporla maggiormente ad infezioni, per questo sarebbe meglio non prenderla, seguendo le solite regole igieniche di prevenzione: evitare il contatto diretto con la saliva, non scambiarsi le posate e non mangiare il cibo avanzato nel suo piatto.

28 Ottobre 2014
13 Commenti
03 Maggio 2014 10:42
serena
mio figlio cristian a 4 anni e ha la monucleosi infentiva vorrei sapere quanto dura
21 Dicembre 2013 18:01
Valentina
Mia figlia ha avuto la mononucleosi 5 mesi fa ma adesso presenta ancore le ghiandole del collo ingrossate e normale o mi devo preoccupare......
21 Novembre 2013 16:01
Matteo
la mononucleosi viene soltanto una volta nella vita o più volte?
03 Ottobre 2013 10:53
mercy
Buon giorno una che ha la sindrome di mononucleosi puo fare qualcosa per evitare di avere di nuovo? Perche sono gia 38 anni e lavoro come un badante e la figlia di mia dattore vorei che mi fa delle cura perche adetto che e multo pericolosi per la nonna se la trasmeto. Cosa posso fare.?grazie!
19 Settembre 2013 15:36
anna maria
Vorrei sapere se dopo la fase acuta si guarisce oppure e' un virus che rimane a vita . Grazie
20 Aprile 2013 11:30
maria luigia
è possibile il contagio da bambino ad adulto tramite abbraccio nella prima settimana di sospetto di mononucleosi?
01 Aprile 2013 21:09
Angela
Mio figlio ha avuto la mononucleosi in forma acuta l'hanno ricoverato in ospedale per 6 giorni con flebo di cortisone e antibiotico. Adesso sta meglio ma ha sempre qualche linea di febbre, gli è tornato anche un leggero fastidio alla gola. Posso stare tranquilla oppure devo preoccuparmi per la ricomparsa di questi sintomi.
14 Marzo 2013 09:58
michele
Buongiorno, vorrei sapere, se possibile, se le complicanze sopra descritte possono ripresentarsi dopo la prima fase "acuta" dell'infezione? E se i linfonodi possono "degenerare" in forme tumorali. sono molto spaventato perchè mi è stata prospettata anche questa evoluzione molto rara della malattia. Grazie
10 Marzo 2013 10:14
Elvira
Vorrei sapere se la pulizia delle posate nella lavastoviglie garantisce l'eliminazione del virus.
09 Gennaio 2013 16:28
Monica
La mononucleosi dopo averla contratta si è Immuni? O si può Riprendere??
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