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Rischio congestione, i bambini possono fare il bagno dopo mangiato?

Di Angela Bisceglia Simona Regina Valentina Murelli
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01 Luglio 2013 | Aggiornato il 17 Luglio 2017
Prima di tuffarsi in mare o in piscina, è prudente aspettare che la digestione sia terminata: da una a tre ore a seconda del cibo ingerito dal bambino. Attenzione soprattutto se l’acqua è molto fredda. Tutto quello che bisogna sapere sul rischio congestione.

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Si avvicina l'estate e torna il classico dubbio dei genitori: i bambini possono fare il bagno, al mare o in piscina, dopo mangiato?

 

In effetti, non ci sono linee guida che indicano una chiara relazione di causa-effetto tra bagno a stomaco pieno e annegamento, indicazioni o raccomandazioni ufficiali da parte di società scientifiche o organizzazioni sanitarie e c'è chi invita alla massima libertà in proposito. Eppure molti esperti suggeriscono prudenza e uso del buon senso, perché il rischio congestione è possibile e le conseguenze potrebbero essere anche serie.

 

Che cos'è la congestione digestiva?

Si tratta di un blocco dei processi digestivi che si verifica quando il corpo viene esposto ad un repentino abbassamento della temperatura.

 

In pratica, dopo aver mangiato, l’intestino si mette al lavoro per assorbire le sostanze nutritive provenienti dai cibi ingeriti: per farlo, richiama sangue da altri distretti corporei, attraverso un meccanismo di vasodilatazione a livello intestinale, che si accompagna a vasocostrizione a livello periferico. Il risultato è che mentre al distretto addominale arriva più sangue, in altre regioni del corpo (cervello compreso) potrebbe arrivarne un po' meno. 

 

In altre parole, il sangue, durante la digestione, si concentra nella zona dello stomaco.

 

Un brusco salto di temperatura, come si verifica se ci si tuffa in acqua fredda o si beve una bevanda ghiacciata, potrebbe interferire con questo processo e alterare la circolazione del sangue. Questo perché, per rimediare e mantenere la temperatura corporea costante, il cervello richiama a sé il sangue, con l’effetto che si interrompe il processo digestivo e si manifestano disturbi circolatori, crampi addominali, nausea, vomito e addirittura, nei casi più seri, perdita di coscienza.

 

Il problema - sostengono molti - è che se ci si trova in acqua in queste condizioni si potrebbe rischiare l'annegamento, o perché in caso di crampi e dolori magari ci si fa prendere dal panico, o per la perdita di coscienza.

 

Nessun pericolo, invece, se il bambino si limita a giocare sul bagnasciuga (ovviamente tenendo conto delle opportune precauzioni rispetto all'esposizione al sole).

 

 

Fa male fare il bagno dopo mangiato? Ci sono pochi studi scientifici sul fenomeno

In apparenza, la letteratura scientifica sul fenomeno sembra rassicurante.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità annovera per esempio ben altri motivi quali fattori di rischio annegamento. E, sottolineando che i bambini sono tra i soggetti maggiormente a rischio di annegamento, evidenzia che lasciarli soli in prossimità dell’acqua, senza lo sguardo vigile di nessun adulto, può mettere seriamente a rischio la loro incolumità, al mare o in piscina.

 

Anche l’Academy American Pediatrics raccomanda di non lasciare mai i bambini da soli, nemmeno per un attimo, in prossimità dell’acqua, ricordando che una stretta sorveglianza da parte di un adulto è il modo migliore per prevenire l'annegamento dei bambini. E dato che il non saper nuotare è un altro fattore che aumenta il rischio di disavventure in acqua, il The Centers for Desease Control and Prevention ricorda piuttosto l’importanza di imparare a nuotare molto presto, proprio perché può ridurre il rischio di annegamento tra i bambini.

 

Tornando alla congestione, secondo una revisione pubblicata alcuni anni fa dalla Croce rossa americana, gli studi disponibili non mostrano evidenze che il semplice fatto di aver mangiato prima di immergersi in acqua possa aumentare il rischio di annegamento.

 

Una conclusione fatta propria da una dichiarazione ufficiale dell'International Life Saving Federation (la numero 18: Eating before swimming), secondo la quale, benché il fatto di aver mangiato possa essere associato a nausea, vomito e dolore addominale una volta in acqua, non è mai stata dimostrata una relazione di causa-effetto tra questi fenomeni e il rischio di annegamento.

 

La stessa dichiarazione, però, riconosce che il tema è stato finora poco indagato. Gli studi disponibili sono pochi, vecchi (condotti in genere negli anni sessanta e settanta), spesso indiretti. E in ogni caso riferiti ad adulti e non a bambini.

 

Per questo, molti esperti - come Antonino Reale, responsabile di pediatria dell'emergenza dell'Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, Luigi Greco, pediatra di famiglia a Bergamo e vicepresidente della Società italiana di pediatria e Giovanni Poggi, responsabile della clinica pediatrica patologie complesse del Meyer di Firenze, che nostrofiglio.it ha consultato per questo articolo - preferiscono un approccio di cautela e di prudenza e invitano i genitori a rispettare alcune semplici regole, anche a costo di sopportare qualche broncio del bambino. Partendo però dal buon senso di evitare grandi abbuffate in spiaggia, in modo da non dover rimandare di troppo il tanto agognato bagno.

 

 1 - Meglio aspettare che la digestione sia finita (da una a tre ore)

L'indicazione di base è ben nota: aspettare che la digestione termini, prima di tuffarsi in mare o in piscina. L'ideale è aspettare da una a tre ore, a seconda del pasto consumato.

 

Ovviamente - e qui è il buon senso a entrare in gioco - più il pasto è leggero, meno tempo occorre per digerirlo. Più il pasto è pesante, più tempo ci vuole. E allora, se i bambini sono vivaci e sempre smaniosi di entrare in acqua, perché appesantirli con pasti grassi ed elaborati? Meglio evitare piatti troppo ricchi e conditi (la pasta al ragù, la parmigiana di melanzane, panini molto farciti) e preferire invece piccole porzioni di piatti leggeri che danno energia senza impegnare troppo l’apparato digerente (un'insalata mista, un pezzetto di focaccia, una pasta al pomodoro crudo, un piccolo filetto di pesce alla griglia).

 

Altri esempi: per la digestione della classica colazione italiana, con una tazza di latte e biscotti o fette biscottate con marmellata, occorrono circa due ore, mentre per uno spuntino a base di sola frutta o per un gelato basta un’oretta. Si tenga presente inoltre che il pesce viene digerito molto più velocemente della carne. E ancor di più che i carboidrati si metabolizzano più velocemente.

Mediamente il tempo di svuotamento dello stomaco è di circa due ore. Se quando ancora lo stomaco è pieno perché il cibo non è passato nell’intestino, si va incontro a un repentino sbalzo di temperatura, vuoi per una bibita ghiacciata o per un tuffo in mare, allora si rischia la congestione.

 

2 - Attenzione agli sbalzi di temperatura

Il problema principale, dicevamo, è lo sbalzo di temperatura che si verifica quando, dalla spiaggia magari caldissima, ci si tuffa in acque che, pur non essendo gelate, sono chiaramente più fredde. Anche in questo caso, dunque, vale il buon senso.

E il bagno caldo dopo mangiato?

A casa o fuori, nessun pericolo a fare una doccia o un bagno caldo, anche mentre la digestione è in corso. Al mare o in piscina, si può essere un po' meno fiscali del solito se l'acqua è piuttosto calda e il pasto è stato leggero: in questo caso non dovrebbero esserci grossi problemi a lasciar fare al bambino un piccolo bagno. Sempre vicino alla riva e sempre immergendosi per gradi, bagnando prima le estremità, poi il pancino e così via.

 

Naturalmente, occhio alle bevande fredde: anche una bevuta a pieni sorsi di acqua ghiacciata, magari dopo aver giocato e sudato al sole, può provocare una congestione.

 

3 - Meglio non allontanarsi troppo dalla riva

Un’altra regola di buon senso è quella di non fare bagni dove non si tocca: è molto più facile accorgersi di un malore e intervenire se si è vicini alla riva. In ogni caso, i bambini piccoli e quelli che non hanno ancora imparato a nuotare non devono mai esser lasciati soli in acqua, sia al mare sia in piscina. Ricordiamo che il rischio annegamento è possibile anche in acque basse.

 

Che cosa fare se viene una congestione?

Se si manifestano i sintomi della congestione, è opportuno portare il bambino in un luogo fresco e ventilato, per esempio sotto l’ombrellone o un gazebo o all’ombra dello stabilimento balneare, farlo sdraiare e sollevargli le gambe, in modo da far defluire il sangue verso il cervello, tenendo però la pancia protetta dal freddo, in modo da ristabilire la corretta situazione termica a livello addominale.

 

I principali sintomi della congestione sono:

  • perdita dei sensi
  • malessere
  • crampi addominali
  • vomito
  • pallore
  • sudorazione

Solo nei casi di pre-annegamento potrebbe essere necessario praticare manovre di rianimazione cardio-polmonare e allertare il 118; il personale di salvataggio degli stabilimenti balneari è istruito per questo tipo di interventi, ma l’ideale sarebbe se anche i genitori frequentassero corsi di pronto soccorso, dove si insegnano le tecniche base di rianimazione e che a volte possono essere di importanza fondamentale.

 

Conclusioni: sempre meglio avere prudenza

Anche se non ci sono linee guida ufficiali sul tema "bagno dopo mangiato", se aspettare almeno tre ore prima di tuffarsi in acqua sembra una raccomandazione tipica italiana (altrove si parla di dover attendere un’ora) e anche se la (poca) letteratura scientifica in merito sembra rassicurante, è sempre bene avere un atteggiamento prudenziale. La possibilità di un malore c'è e, se questo si verifica, ci potrebbero anche essere condizioni serie.

 

Per evitare problemi, basta seguire alcune semplici regole che abbiamo letto sopra, come aspettare la fine della digestione (soprattutto per pasti grassi ed elaborati, che comunque sarebbe meglio evitare se si vuole trascorrere una giornata in spiaggia), preferire pasti leggeri e facilmente digeribili, evitare sbalzi di temperatura eccessivi, per esempio ritardando il bagno se l'acqua è molto fredda e immergendosi in modo graduale, in particolare dopo aver giocato sulla spiaggia al sole per far sì che il corpo si abitui alla temperatura (ma anche attenzione alle bevande ghiacciate) e prestare sempre molta attenzione ai bambini in acqua.

 

E ancora una curiosità. I polpastrelli delle dita non sono indice di “bagno troppo lungo, è ora si uscire altrimenti ti fa male”. Come racconta Andrea Gentile nel libro La scienza sotto l’ombrellone (Codice Edizioni), secondo l’ipotesi più popolare le grinze si formano perché lo strato superficiale dell’epidermide aumenta di volume assorbendo le molecole d’acqua e per gestire questo rigonfiamento si increspa. Altra spiegazione, invece, attribuisce quelle piegoline che si formano sulle mani e sui piedi stando a mollo nell’acqua, a un processo di vasocostrizione, al fatto cioè che vasi e capillari del derma si restringono. In ogni caso non bisogna correre fuori dall'acqua.

 

 

Guarda anche il video sui bambini e l'annegamento