Metodo Steiner e Montessori a confronto: i due approcci pedagogici spiegati in 21 punti

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di Alice Dutto

Quali sono i principi del metodo Montessori e della pedagogia Waldorf? Lo abbiamo chiesto a Sonia Coluccelli, insegnante e formatrice della Fondazione Montessori Italia e coordinatrice della rete Scuole Montessori Alto Piemonte, e Silvano Strazzari, insegnante e referente del Gruppo Cultura presso la scuola Waldorf di Como

Qual è la differenza tra il metodo Montessori e quello Steiner? Lo abbiamo chiesto a due esperti del settore e suddiviso le risposte in 21 punti: da una parte Sonia Coluccelli, insegnante e formatrice della Fondazione Montessori Italia e coordinatrice della rete Scuole Montessori Alto Piemonte, dall'altra Silvano Strazzari, insegnante e referente del Gruppo Cultura presso la scuola Waldorf di Como

 

Il metodo Montessori in 10 punti

 

“Il metodo Montessori tende allo sviluppo dell'autonomia del piccolo nel rispetto delle sue modalità di apprendimento – racconta Sonia Coluccelli, autrice di “Un’altra scuola è possibile?” (Il Leone Verde) –. I bambini, secondo Maria Montessori, nascono già programmati per imparare ed è compito dell'adulto creare le condizioni ambientali necessarie perché possa compiere il suo percorso naturale. Ciò vuol dire anche eliminare gli ostacoli che gli impediscono di compiere le esperienze più significative, permettendogli di essere il protagonista del suo percorso di apprendimento”.

  1. METODO MONTESSORI: I PRINCIPI
    C'è una frase che riassume bene questo approccio ed è quando il bambino, secondo la Montessori, chiede all'adulto: “aiutami a fare da solo”. “Ciò significa che il piccolo ha bisogno di noi, genitori o insegnanti, ma per poter essere messo nelle condizioni di fare le cose in autonomia”. Un altro dei principi fondamentali è che “il bimbo impara attraverso un'esperienza sensoriale”: maneggia materiali che gli permettono di fare esperienze fisiche dei concetti.
  2. L'AMBIENTE
    “L'ambiente è il vero maestro per il bambino. I piccoli lavorano spesso per terra, su tappetoni, non si è legati a banchi, libri o quaderni. Le aule, poi, hanno spazi riservati per ogni materia: in un angolo c'è tutto quello che riguarda l'italiano, nell'altro la matematica, e così via. I bimbi sanno dove trovare i diversi materiali e decidono loro quali utilizzare per imparare, esercitarsi, tornare sugli argomenti. C'è una grande libertà, che però non vuol dire confusione. Il bambino, infatti, ha bisogno di ordine. Fin da quando è molto piccolo, gli è data la responsabilità dell'ambiente e dei materiali che utilizza e che, spesso, condivide. Noi gli diamo solo gli strumenti per farlo, come la scopa e la paletta nel caso della pulizia. Anche in casa è importante non disporre di troppi oggetti e avere un luogo per ogni cosa, in modo che il piccolo possa esercitare l'ordine”.
  3. IL PERCORSO SCOLASTICO
    “Il ciclo scolastico è identico a quello della scuola tradizionale. Si va dalla scuola dell'infanzia (3-6 anni) alla primaria (6-10 anni)”. Si possono trovare scuole montessoriane private parificate e scuole pubbliche che all'interno hanno una sezione Montessori. “Poi ci sono anche quelle autogestite, fondate da gruppi di genitori che si organizzano in autonomia con propri insegnanti, senza chiedere riconoscimenti da parte dello Stato”. Sono più rare, invece, le scuole secondarie di primo grado (11-13 anni), “e questo accade anche perché Montessori studiò l'apprendimento del bambino soprattutto fino agli 11 anni. Tuttavia, si stanno sviluppando delle sperimentazioni di scuole secondarie montessoriane e si stanno diffondendo le 'Scuole senza zaino', un progetto di impianto con riferimenti metodologici anche montessoriani che si sta allargando a tutta l'Italia e che offre ai piccoli una continuità dopo la scuola primaria”.
  4. LA DIDATTICA
    I bambini imparano i concetti sempre attraverso un'esperienza fisica o concreta. “Nelle scuole Montessori non si trovano libri di testo, ma materiali di sviluppo, oggetti che permettono al bambino di imparare. Ad esempio, la geometria si impara attraverso dei solidi che si compongono e scompongono. Per insegnare e praticare l'analisi grammaticale si usano delle forme: i triangoli, che corrispondono ai nomi, e i cerchi, che sono invece i verbi. Quando i bambini devono analizzare una frase, devono mettere la giusta forma a seconda del tipo della parola che esaminano”.
  5. I VOTI
    Nelle scuole Montessoriane non si utilizzano i voti numerici per valutare il profitto di un piccolo. “Da una parte, al bambino vengono forniti dei materiali che gli permettono di correggere autonomamente l'errore e di autovalutarsi. Per i genitori, invece, lo strumento per comprendere i progressi dei piccoli è la relazione che gli insegnanti consegnano loro. Si tratta di un documento, il più possibile dettagliato, che si basa sull'osservazione dei bambini da parte degli insegnanti, e che riporta tutte le loro fatiche, successi e gli obiettivi raggiunti”.
  6. IL TIME OUT
    “Nel mondo montessoriano si esclude l'uso di premi e punizioni come strumenti educativi. Se però i bambini sono molto agitati o in conflitto tra loro, si può utilizzare un 'time out', una sorta di pausa di sospensione. Si chiede al bambino troppo agitato di sedere in disparte o di prendersi un tempo anche per una breve passeggiata finché non ritrova una maggior calma. Tuttavia, è necessario che sia lui stesso a trovare dentro di sé la regola per la vita comunitaria e non che gliela si imponga attraverso le minacce dell'adulto”.
  7. IL RUOLO DEGLI ADULTI
    L'insegnante e i genitori sono dunque dei “facilitatori”: “creano cioè le condizioni perché il bimbo possa sviluppare la sua autonomia. Il loro obiettivo è quello di mettere a sua disposizione un ambiente e delle esperienze adatte al suo sviluppo, a seconda della fase di crescita che sta attraversando; l’adulto realizza questo compito conoscendo e rispettando i periodi sensoriali che caratterizzano lo sviluppo di ciascun bambino”.
  8. LA PREPARAZIONE DELL'INSEGNANTE
    Per diventare un insegnante montessoriano ci sono dei percorsi di formazione specifici. “Noi come Fondazione Montessori, proponiamo un corso rivolto a chi ha già i titoli per insegnare, che prevede 300 ore di lavoro una parte delle quali teorica, in cui vengono mostrati i principi e gli strumenti essenziali del metodo Montessori, un’altra di studio individuale e una terza di osservazione nelle strutture Montessori, in cui i corsisti assistono alle attività gestite da insegnanti con più esperienza. Dopo, cominciano a insegnare in prima persona, ma vengono comunque sempre seguiti da noi, almeno ancora per un anno”.
  9. DIFFERENZE CON IL METODO EDUCATIVO TRADIZIONALE
    “Per prima cosa, differisce l'ambiente, e la centralità del bambino e non dell'insegnante. La cattedra non esiste. È l'ambiente il fulcro dell'apprendimento del bambino. Lo spazio è infatti ricco di materiali specifici che vengono messi a disposizione del bambino e che lui può utilizzare per apprendere. Il ruolo dell'insegnante è quello di presentare il materiale e collocarlo nell'ambiente predisposto, alla giusta altezza e in modo accessibile per il bambino, ma è poi il bambino che deve esperire il materiale e imparare da quest'interazione”.
  10. DIFFERENZE CON LA PEDAGOGIA WALDORF
    “Sono due approcci estremamente diversi. Il metodo steineriano è più legato alla dimensione fantastica e morale, in riferimento alla visione antroposofica dell’esistenza. Montessori propone un percorso più scientifico, in cui il bambino è in diretto contatto con il funzionamento reale del mondo, con materiali e narrazioni che permettono una conoscenza della realtà come sistema organico (l’educazione cosmica, pilastro della pedagogia e didattica montessoriane). Steiner non era un pedagogista, ma un filosofo che aveva una visione complessiva del mondo, di cui la pedagogia è un aspetto. Maria Montessori, invece, ha voluto comprendere come il bambino apprende e ci lascia oggi uno specifico sguardo educativo, fondato sulla libertà, l’autonomia e la fiducia”.

 

I principi del metodo Waldorf in 11 punti


“Bisogna chiarire un presupposto importante: Steiner [Rudolf Steiner, il filosofo che ha ideato il metodo Waldord, ndr] diede impulsi in molte direzioni – dice Silvano Strazzari, insegnante e referente del Gruppo Cultura presso la scuola Waldorf di Como –. La sua visione dell'uomo e del suo rapporto con il cosmo ha trovato applicazioni nell'ambito sociale, in quello dell'agricoltura biodinamica, nell'ambito medico e infine in quello pedagogico. A partire dagli inizi del Novecento, egli si rese conto della necessità di proporre un percorso educativo che andasse incontro alle necessità di un essere umano inteso proprio per questa sua qualità, le materie di studio sarebbero state il mezzo attraverso il quale formare il senso morale degli uomini del futuro. L'esperienza scolastica sarebbe stata l'ambito nel quale favorire un incontro tra ciò che è utile alle esigenze materiali dell'uomo e gli ideali di libertà, uguaglianza e fraternità”.

  1. I BISOGNI
    Ma di che cosa ha bisogno un uomo in quanto tale? “Di sviluppare in modo armonico tre grandi ambiti: quello del pensiero, stabilendo nessi logici e imparando a formulare giudizi; quello del sentimento, arrivando a una maturazione emotiva per gestire al meglio le situazioni; e la volontà, necessaria per progredire e portare a compimento le cose”. Un lavoro approfondito e accurato su questi ambiti favorirà l'interesse e l'amore per l'altro e andrà a costituire una solida base per poter affrontare le sfide che i giovani incontreranno nel corso della propria vita.
  2. L'ANTROPOSOFIA
    L'antroposofia è una visione dell'uomo, delle fasi della sua crescita e del suo rapporto con il cosmo. "Il percorso pedagogico della scuola Waldorf si articola in accordo con questa visione. Quando Steiner fondò la prima scuola, non la pensò solo per chi si fosse avvicinato all'antroposofia, ma come risposta concreta ai bisogni della società. Non a caso, la prima scuola ebbe come alunni i figli degli operai di una fabbrica tedesca. La scuola Waldorf è aperta a tutti e non vi si impartisce alcun insegnamento confessionale. Questa è infatti un'esperienza che compete alle singole famiglie, come scuola vogliamo fornire al ragazzo gli strumenti necessari per trovare la sua strada, senza imposizioni”.
  3. I SETTENNI
    La visione antropologica di Steiner si sviluppa secondo cicli di sette anni. “In quest'arco di tempo, infatti, c'è un ricambio completo di tutte le cellule di un essere umano. A ogni ciclo corrispondono specifiche necessità dei bambini alle quali è utile rispondere con azioni pedagogiche mirate”.
  4. CICLI DI CRESCITA
    “Da 0 a 7 anni il bambino costruisce il proprio corpo fisico: per questo non gli proporremo lavori che stimolano il pensiero. Altrimenti andremo a sottrarre forze che il corpo sta già utilizzando altrove. Gli insegnanti proporranno attività volte a rafforzare la volontà dei bambini. Dai 7 ai 14 anni, invece, è il momento in cui si sviluppano le forze vitali dei bambini e dei ragazzi, tutto ciò che vivifica, anima e rende sano il corpo fisico. In questo momento, la cura del legame nei confronti degli insegnanti e delle materie di studio è molto importante, questo legame tutela il naturale entusiasmo per l'apprendimento di ogni bambino. Dai 14 ai 21 anni, infine, si va verso l'acquisizione della propria identità. Dopo, l'organismo è completo e da lì si prosegue il proprio cammino di vita”.
  5. DIDATTICA WALDORF
    La scansione delle attività rispecchia al meglio ciò che il bambino può apprendere nei suoi tempi e modi. “La scansione della settimana scolastica, ad esempio, ruota intorno a un ritmo pensato per adattarsi a quello di apprendimento dei bambini. In generale si lavora con un approccio artistico, dando rilievo alla qualità dell'esperienza scolastica. Quando gli alunni sono piccoli, si fanno meno ore di lezione, poi via via che crescono, si aumenta il carico di lavoro”. Ogni giornata scolastica è organizzata secondo una scansione dei tempi e delle materie che consenta al bambino di immergersi in momenti di concentrazione alternati con lezioni e attività in grado di rigenerare le forze degli alunni.
  6. IL MATTINO: RITMI ED EPOCA
    “A scuola la giornata inizia con una parte ritmica: si fanno giochi basati sul ritmo, si canta, si suona e si ripetono insieme tutti i concetti che si devono imparare a memoria, come le tabelline o le regole grammaticali. L'obiettivo è quello di creare una buona sintonia nel gruppo classe. Dopo questa fase di risveglio, c'è la parte di spiegazione, che noi concentriamo secondo cicli di lezioni (anche dette Epoche, l'equivalente delle unità di apprendimento). Per quattro settimane ci dedichiamo alla scienza, poi all'italiano, e così via. In questo modo, prediligiamo un approccio unitario e immersivo in una materia. Poi, dopo un tempo di riposo, riprendiamo i concetti. Materie come italiano e matematica hanno delle ore di esercitazione distribuite nell'arco di ogni settimana che fanno da ponte tra le epoche e che consentono di acquisire la necessaria padronanza degli argomenti presentati in precedenza".
  7. DOPO L'INTERVALLO
    Dopo l'intervallo, che parte dalle 10.15, si riprendono le attività: esercitazioni, lingue, arte. “In questo momento si fanno lezioni di lingua con un approccio diretto, che ricalca il modo in cui abbiamo imparato l'italiano. Poi ci sono alcune ore dedicate alle attività artistiche dove gli alunni possono sperimentare ed esprimersi usando forze diverse rispetto a quelle impiegate nella prima parte della mattinata; e infine le esercitazioni. Non manca poi del tempo da dedicare al lavoro manuale, perché apprendendo le tecniche artigianali e realizzando oggetti con una precisa funzione si lavora sulla volontà”.
  8. GLI INSEGNANTI
    Un aspetto chiave, nella pedagogia waldorf, è quello dell'auto educazione degli insegnanti attraverso il loro lavoro individuale e quello svolto settimanalmente con i colleghi. Essi si pongono l'obiettivo di rimuovere gli ostacoli che un alunno può incontrare durante il suo percorso di apprendimento. La tendenza è quella di mantenere lo stesso maestro dalla primaria fino al termine delle medie. “Poi ogni scuola è indipendente sceglie la soluzione più adatta, ma spesso ci si orienta in questa direzione. Il maestro può così gettare le basi del sapere e diventare una figura di riferimento per i ragazzi, sia dal punto di vista educativo che emotivo. Dalle superiori, poi sono le figure figure degli 'specialisti' a proseguire il percorso con i ragazzi, essi si guadagnano l'autorevolezza attraverso l'approfondita conoscenza della loro materia”.
  9. LE SCUOLE
    “Ogni scuola nasce grazie alla volontà di un gruppo di genitori che poi collaboreranno con gli insegnanti del collegio: la gestione economica di ogni scuola è libera ed autonoma. Alcune sono paritarie, altre iniziative ricadono nell'ambito dell'istruzione parentale. Giuridicamente, sono i genitori che si assumono la responsabilità dell'educazione dei propri figli affidandosi al lavoro degli insegnanti di una certa scuola”. La Federazione delle scuole Steiner Waldorf Italiana organizza convegni, momenti di confronto e un lavoro di assistenza e supporto alle singole scuole.
  10. IL PROFITTO
    “Negli anni della scuola primaria non si utilizzano voti o giudizi esplicitati all'alunno. Siamo noi insegnanti che verifichiamo se, una volta spiegato un concetto, questo sia stato assimilato o meno. Nel secondo caso, cerchiamo di capire qual è la motivazione di un eventuale fallimento e di superare lo scoglio insieme al bambino proponendo soluzioni individualizzate. In generale, si lavora sul gruppo e ci si prende il tempo necessario affinché tutti possano assimilare i contenuti proposti. L'azione didattica viene svolta con un approccio artistico, esso non comporta voti che cristallizzano, ma un'osservazione obiettiva, condivisa con il maestro e i compagni, volta a cogliere i punti di forza e gli ambiti di miglioramento delle singole esperienze”.
  11. I GENITORI
    “Da noi il genitore non è al di fuori della dinamica della scuola. Per noi è importante che conosca i fondamenti della pedagogia steineriana e il perché adottiamo determinati accorgimenti educativi. Le famiglie poi si incontrano, si sostengono e si formano insieme, attraverso programmi culturali e corsi organizzati annualmente da ogni scuola. La scuola si propone quindi come esperienza di comunità e confronto per le famiglie. Si offre a chi lo desidera degli ambiti nei quali, senza sovrapporsi con l'azione pedagogica, è possibile dare il proprio contribuito alla vita dell'organismo scolastico. Tanto più ci sarà continuità tra ciò che si fa a casa e a scuola tanto più i risultati saranno apprezzabili”.
28 Aprile 2016 | Aggiornato il 15 Marzo 2017

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