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COME INSEGNARE A NUOTARE AI BAMBINI

Come insegnare ai bambini a nuotare: l’approccio giusto dei genitori

Di Zelia Pastore

16 Marzo 2016 | Aggiornato il 18 Maggio 2017
L’acqua deve diventare per i piccini un elemento amico, di cui non avere paura e la piscina deve essere percepita come una sorta di parco giochi, in cui sentirsi perfettamente a proprio agio. Non forzare i bimbi che hanno paura e soprattutto non trasferire su di loro le aspettative che hanno i genitori: abbiamo chiesto questi e altri consigli, per far sì che i bambini imparino a nuotare nella maniera più corretta possibile, a Giorgio Visintin, autore del libro “Nuoto semplice. Fondamenti dell'insegnamento del nuoto e dell'allenamento dei giovanissimi”.
 

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1.iniziale

QUANDO INIZIARE
A che età è possibile iniziare e quante volte è bene provare? “Dopo le prime vaccinazioni, a quattro mesi circa. Per un primo approccio all’acqua, una volta alla settimana è più che sufficiente. Queste sortite in piscina hanno anche il valore di rinforzare il rapporto con papà e mamma, attraverso i quali avviene il contatto con l’acqua”.

2.equipaggio

BEN EQUIPAGGIATI
Quando si tratta di bimbi molto piccoli, come portarli in acqua equipaggiati nella maniera corretta? “Vestiteli con dei costumini contenitivi, niente cuffia e occhialini, e niente ciabattine. L’importante è che a bordo vasca ci sia sempre un asciugamano pronto per accoglierli”.

3.sfatarefalsimiti

SFATARE I FALSI MITI
“Nei primi corsi di acquaticità i bimbi non sono gestiti direttamente dall’istruttore, ma dalla mamma o dal papà: l’insegnante spiega loro come tenerli e che prese utilizzare. Lo scopo di queste attività è dare un primo contatto percettivo con l’elemento acqua: bisogna sfatare il mito che i piccini si ricordano di essere stati circondati dall’acqua quando erano nella pancia della mamma. La grande capacità di adattamento dei bambini all’acqua è dovuta alla elevata plasticità del loro cervello”.

4.adattabilita

GRANDE ADATTABILITÀ
È difficile che i neonati abbiano timore dell’acqua: “In genere non hanno ancora sviluppato le paure, che sono abbastanza frequenti poi negli anni successivi: questo rappresenta un grande vantaggio. I bambini così piccoli sono come un foglio bianco su cui può scrivere l’esperienza: presentano grande adattabilità alle situazioni”.

5.subacquaticita

SUB-ACQUATICITÀ
Un errore abbastanza comune tra i genitori è la loro insistenza nel volerli far “stare a galla”, ma questa non è la strada migliore: “Non si dovrebbe insistere molto sul galleggiamento: è molto più importante che i bambini imparino a stare sott’acqua. Il galleggiare verrà dopo, naturalmente, e senza sforzo. Insistere nella ricerca del galleggiamento e, peggio ancora, nell’insegnamento delle tecniche di nuoto in età molto precoce, comporta un rischio molto elevato: che i piccoli imparino movimenti sbagliati. La parola d’ordine in tutta la fascia di età infantile è 'sub-acquaticità', intesa come capacità di padroneggiare l’ambiente subacqueo e ricavare piacere da questa esperienza. I piccini lo possono apprendere attraverso tuffi, piccole immersioni, spostamenti subacquei all’interno della vasca”.

6.noaibraccioli

FUSIONE CON L’ACQUA
“Personalmente, sconsiglio l’utilizzo di braccioli e tubi, finalizzati a un galleggiamento artificiale dei bambini. Il motivo principale è che questi attrezzi impediscono ai piccini di immergersi e di conseguenza frenano il processo di 'fusione' con l’acqua”.

7.amareacqua

IMPARARE AD AMARE L’ACQUA
“Fino ai quattro/cinque anni l’unica cosa veramente importante è far giocare i bimbi e fare in modo che amino l’acqua. Devono sviluppare gradualmente i requisiti percettivi e motori per muoversi in questo nuovo ambiente: il loro sistema nervoso non è ancora abbastanza maturo da consentire loro di imparare a nuotare correttamente”.

8.imitareigesti

IMITARE I GESTI DELL’INSEGNANTE
Dopo i quattro anni, nei piccoli cominciano gradualmente a crearsi le condizioni neurofisiologiche e strutturali per un apprendimento più sistematico. Il bambino aumenta la sua capacità di attenzione ed è in grado di imitare i gesti mostrati dall’insegnante, che può facilitargli il compito facendogli “sentire” direttamente i movimenti.

9.separarsidallamamma

SEPARARSI DALLA MAMMA
“Verso i 5 anni, in genere, il bambino è pronto per apprendere le tecniche del nuoto: dopo aver imparato ad amare l’acqua. È fondamentale che si senta pienamente a suo agio sott’acqua, possibilmente senza occhialini, poiché il superamento del fastidio dell’acqua sugli occhi è un obiettivo fondamentale per acquisire una piena acquaticità. A quell’età, e in qualche caso anche prima, i piccini vengono separati dalla mamma e passati in consegna all’istruttore”.

10.laparolaallistruttore

LA PAROLA ALL’ISTRUTTORE
Anche i genitori più atleticamente dotati o “esperti” di nuoto devono necessariamente rinunciare a fare loro i coach: “Il nuoto è uno sport tecnico, che prevede movimenti complessi e abbastanza innaturali: l’apprendimento del nuoto deve essere gestito da personale tecnicamente e pedagogicamente preparato. La volontà dei genitori di aiutare i figli con consigli e suggerimenti, che quasi sempre hanno l'obiettivo di velocizzare il percorso di assimilazione delle nozioni, rischia di compromettere l’apprendimento tecnico e di far nascere errori, anche grossolani. La cosa migliore è affidarsi a una scuola di nuoto con bravi istruttori, specializzati nell’infanzia”.

11.sostegnopsicologico

UN SOSTEGNO PSICOLOGICO
Il desiderio dei genitori di accelerare l’apprendimento dei bambini porta quasi sempre alla formazione di errori; purtroppo, però, è più facile “insegnare un movimento ex novo che correggere un errore di apprendimento”. Quello che mamma e papà dovrebbero fare è dare il loro un appoggio incondizionato: “I bambini, non hanno bisogno di consigli tecnici: a quelli pensa l’istruttore; vanno sostenuti psicologicamente, con lodi, approvazione e incoraggiamenti”.

12.

NON IDENTIFICARSI NEL BAMBINO
Attenzione al processo di trasferimento delle proprie ambizioni ai figli: “Il problema del genitore è che si identifica nel figlio e si vuole realizzare attraverso di lui. Bisognerebbe prestare maggiore attenzione alle esigenze del bambino e non dare ascolto alle proprie ambizioni personali”.

132

NO AI CONFRONTI
“Dopo la lezione, i genitori non dovrebbero spiegare al bambino come avrebbe dovuto nuotare: dovrebbero approvarli o consolarli, poi incoraggiarli senza sfogare su di loro la propria delusione perché non sono i più bravi. Dovrebbero quindi evitare di gravare di aspettative il piccolo atleta. Vanno poi evitati i confronti con gli altri bimbi; non sono giusti perché ognuno ha capacità diverse e soprattutto li fanno soffrire”.

14.sottolineareiprogressi

SOTTOLINEARE I PROGRESSI
“L’importante è far vivere al piccolo il nuoto come un’attività giocosa e divertente. Ogni bambino poi ha i suoi tempi di apprendimento, che difficilmente possono essere forzati: il genitore deve essere attento a sottolineare i progressi dei bambini, anche quando questi sono minimi e non soddisfano le sue aspettative. È più utile evidenziare il cammino già fatto, rispetto a quello ancora da fare!”.

15.merenda

LA MERENDA IDEALE
“Lo spuntino ideale è uno snack leggero, magari due fette di pane con il prosciutto. Dopo un pranzo non troppo pesante, non è indispensabile aspettare le tre ore canoniche per immergersi in acqua: i problemi di digestione possono verificarsi solo nel caso in cui l’acqua sia troppo fredda”.

16.attivitacontinuativa

ATTIVITÀ CONTINUATIVA
Una buona strategia per evitare che i bimbi dicano “non ho voglia” è quella di fissare il corso di nuoto subito dopo la scuola. “Se i piccini arrivano a casa e si mettono a giocare o guardare i cartoni, è più difficile che abbiano voglia di uscire”.

17.piscinaparcogiochi

LA PISCINA È UN GIOCO
Se il genitore fa lo sforzo di presentare la piscina come un parco giochi, è più facile che i bimbi ci vadano con piacere. È indispensabile allora, specialmente con i più piccolini, che l’istruttore sia gioioso e preparato: più un animatore che un tecnico di nuoto. Se i genitori lo aiutano e se non opprimono il bambino con richieste e aspettative eccessive, è difficile che ai bambini non piaccia andare in acqua”.

18.nosbalzitemperatura

NO A SBALZI DI TEMPERATURA
“L’attività in piscina non aumenta i rischi di malattie da raffreddamento: anzi, in genere, col tempo li riduce, grazie a un miglioramento del meccanismo di termoregolazione. È necessario però evitare gli sbalzi di temperatura: asciugando bene il bambino dopo la doccia, aspettando qualche minuto prima di uscire, specialmente d’inverno, per farlo raffreddare dopo l’asciugatura dei capelli e poi, ovviamente, coprendolo bene con cappello e sciarpa sulla bocca”.

19.comecombatterelapaura

COME COMBATTERE LA PAURA
“Quando i piccini dicono di avere paura, molte volte non si tratta di vera e propria paura dell’acqua: spesso si tratta di bambini timidi, che in un ambiente nuovo e senza i genitori presenti si trovano in difficoltà. Gli istruttori, se sono bravi, non li forzano mai: gli fanno vedere gli altri bambini che giocano felici e fanno nascere in loro il desiderio di tuffarsi”.

20.sehapauranonforzarlo

NON INSISTERE
“Se proprio i bambini sono terrorizzati dall’idea di entrare in acqua è meglio non insistere troppo: probabilmente è ancora presto per questa esperienza che potrà essere proposta successivamente”.

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QUANDO INIZIARE
A che età è possibile iniziare e quante volte è bene provare? “Dopo le prime vaccinazioni, a quattro mesi circa. Per un primo approccio all’acqua, una volta alla settimana è più che sufficiente. Queste sortite in piscina hanno anche il valore di rinforzare il rapporto con papà e mamma, attraverso i quali avviene il contatto con l’acqua”.