8 ottime ragioni per portare il bimbo al parco

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Attualmente i bambini trascorrono sempre più tempo in luoghi chiusi o impegnati in attività extrascolastiche. Ma secondo il Ministero della Salute, sarebbe opportuna almeno un'ora al giorno di attività fisica e gioco all'esterno. Ecco 8 ottime ragioni per portare il bimbo al parco e lasciarlo giocare negli spazi aperti.

Scrutare il cielo (e controllare il meteo su smartphone e pc) sembra una pratica alquanto gettonata tra le mamme... Il vento, il sole (troppo forte, tiepido, pallido) o le nuvole che incombono all'orizzonte, spesso, sono fonte di 'leggera' ansia.

Il clima (a quanto pare), molto sovente, tradisce le precise aspettative materne e non è così ideale per un pomeriggio all'aria aperta con il pargolo. Tosse, mal di orecchi, raffreddori e catastrofi di ogni genere, accanto al pericolo di farsi male, sono in agguato.

E poi, a tutto ciò, si aggiunge la convinzione, piuttosto diffusa, che per il bimbo, soprattutto in età prescolare, giocare in casa sia la stessa cosa.

'La cameretta è strapiena di giocattoli, non c'è bisogno di andare sempre al parco!'.

Peccato che talvolta quel 'sempre al parco' corrisponda a un 'molto raramente o quasi mai'.

Di fatto, negli ultimi 20-30 anni, i bambini trascorrono sempre più tempo in luoghi chiusi, già in età prescolare, o impegnati in attività extrascolastiche (a volte, con una agenda zeppa stile manager!) che lasciano poco spazio al gioco libero e alla creatività.

Ma stare troppo dentro 4 mura, danneggia anche la salute: secondo il Ministero della Salute, sarebbe opportuna almeno un'ora al giorno di attività fisica e gioco all'esterno.

Ecco 8 ottime ragioni per portare il bimbo al parco e lasciarlo giocare negli spazi aperti.

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1. Giocare all'aperto risponde a un bisogno fisico e psicologico del bambino

Quando un bimbo salta sul divano, improvvisa una spericolata 'gimkana' o si lancia dal tavolo alla poltrona stile giungla, sarebbe opportuno domandarsi: 'ma vuole solo attirare l'attenzione o sta esprimendo il suo bisogno fisico di saltare e muoversi?'.

A sostenerlo è la psicologa dello sviluppo Anna Oliverio Ferraris tra le pagine del libro A piedi nudi nel verde (co-autrice Albertina Oliverio, Giunti).

Secondo l'esperta, è importante che il genitore si sforzi (sempre) di decifrare il comportamento del bimbo. Di fatto, irrequietezza, pianti e proteste, spesso, rappresentano una richiesta di aiuto del bimbo quando un suo bisogno di base, fisico o emotivo, non è soddisfatto adeguatamente.

Corse e salti tra i mobili di casa potrebbero indicare che il bimbo sente la necessità di giocare fuori, all'aperto. Un bisogno, purtroppo, sempre più inascoltato. Al punto di trasformarsi in disagio (fisico e psicologico) per un numero crescente di bambini: il pedagogista Richard Louv l'ha battezzato 'disturbo da deficit di natura'.

Nelle città, secondo la psicologa, anche i più piccoli (in età prescolare) passano troppo tempo in ambienti chiusi, invece di giocare in modo libero tra parchi, giardinetti e cortili. E' un problema poiché gli spazi aperti sono “così importanti per la socializzazione, per esercitare i muscoli e i riflessi, per sviluppare l'intelligenza, per esplorare e conoscere il territorio”, scrive Oliverio Ferraris.

2. Il gioco libero e spontaneo all'aperto è un diritto di ogni bambino

Nel suo cammino di crescita, il bimbo scopre il mondo intorno a lui, e acquisisce, ogni giorno, nuove abilità, psicomotorie, cognitive, affettive e relazionali, attraverso il gioco e il movimento.

Una nutrita lista di 'giganti' della pedagogia e della psicologia dell'età evolutiva, tra passato e presente, sostiene questa tesi.

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Più nello specifico, giocare all'aria aperta, in modo spontaneo (correre, saltare ed esplorare l'ambiente circostante), è fondamentale per lo sviluppo ottimale del bambino.

Al parco, per esempio, l'adulto dovrebbe essere vigile ma non 'invadente' lasciando al piccolo l'opportunità di esprimere le sue inclinazioni.

A raccomandarlo è anche l'American Academy of Pediatrics (AAP, la prestigiosa Associazione dei Pediatri Americani) che sottolinea quanto sia essenziale il gioco all'esterno non strutturato (ovvero non guidato da un adulto) per il benessere psicofisico di ogni bimbo.

Certo, nelle città, non è così semplice favorire il contatto con la natura (come raccomandava già il filosofo J. J. Rousseau, precursore della pedagogia moderna). Tuttavia, anche parchi, giardinetti e cortili offrono al bimbo un buon 'campo' di sperimentazione, a livello motorio, cognitivo e creativo.

3. Stare 'fuori' chiama in causa e affina i 5 sensi

Passeggiare su un manto d'erba, raccogliere le foglie degli alberi, legnetti o sassi, correre sulla ghiaia di un parco e 'sentire' sulla pelle i raggi del sole o la brezza che soffia, aiuta il bambino a sviluppare al meglio i 5 sensi.

Anche per i più piccoli, ancora nel passeggino o che gattonano, è importante vivere l'esperienza dell'esterno. Uno spazio verde, pur se cittadino, offre, comunque, al bimbo la possibilità di entrare in contatto con gli elementi naturali. Lo scricchiolio di una foglia secca tra le manine, per esempio, è un'esperienza sensoriale significativa a ogni età.

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4. Giocare al parco stimola il cervello

Tra i suoi numerosi benefici, il gioco spontaneo all'esterno stimola anche lo sviluppo cognitivo del bambino. Secondo l'American Academy of Pediatrics le attività all'aperto contribuiscono a migliorare le capacità di concentrazione rendendo più semplice l'ingresso alla scuola primaria.

La dimensione libera del gioco, in cui il bimbo si misura con sfide che si pone autonomamente, favorisce anche lo sviluppo delle sue abilità di problem-solving (individuare e risolvere problemi). Tutto ciò permette anche al bimbo di avere, poi, prestazioni migliori nel contesto scolastico, aumentando la sua sicurezza e la fiducia in se stesso.

5. Gli spazi aperti promuovono la creatività

Fuori, tra parchi, giardini e cortili, tutti i bambini sono molto più inclini (pur se con modalità diverse legate all'età) a inventare nuovi giochi.

Il bordo di cemento di una aiuola si trasforma in un ponte da oltrepassare, un angolo sotto lo scivolo diventa un elegante ristorante e un campetto offre la possibilità di organizzare un'eccitante sfida di velocità...

Lo spazio aperto promuove, dunque, anche la creatività. L'atmosfera libera del gioco - e il divertimento che genera - senza soluzioni definite è terreno fertile per coltivare il pensiero creativo.

Una risorsa che poi i bambini applicano anche all'apprendimento scolastico perché li aiuta a vedere proposte e materiali in modo diverso.

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6. Il gioco libero tra bambini favorisce la socializzazione e insegna a risolvere i conflitti

Al parco o ai giardinetti, a ogni genitore è capitato di assistere alla nascita di 'amicizie' e giochi improvvisati e gioiosi tra bimbi che non si conoscono.

Tra i due anni e mezzo-3, infatti, avviene il graduale passaggio dal gioco parallelo, in cui ogni bimbo gioca da solo accanto agli altri, a quello cooperativo (tutti insieme). Questa è una tipica, e 'normale', tappa del processo di socializzazione che riguarda ogni bimbo.

In uno spazio aperto, nel gruppo, ogni piccolo impara a condividere, negoziare i conflitti (in modo graduale, scompare il classico 'è miooo!') e relazionarsi agli altri affinché il gioco possa continuare.

7. Il movimento all'esterno riduce il rischio di stress

Lo stile di vita frenetico e i ritmi veloci, tipici della realtà attuale, coinvolgono, spesso, anche i bambini in una costante lotta contro l'orologio.

Tra compiti, impegni familiari, corsi (nuoto, inglese, ginnastica...), pare proprio che perfino la giornata di un bimbo in età scolare sia 'schedulata' al minuto.

Correre, saltare, arrampicarsi, interagire con altri bimbi senza un 'programma' specifico - stabilito da genitori, educatori, insegnanti - ha un impatto molto positivo su ogni bambino, riducendo il livello di stress. In più, la libertà di muoversi diminuisce i problemi legati alle difficoltà di concentrazione, irrequietezza e ansia da prestazione di cui soffrono alcuni bambini.

8. Correre e saltare fa bene alla salute e tiene lontana l'obesità infantile

La vita sedentaria, le ore passate davanti a tv, pc e videogiochi, e le cattive abitudini alimentari sono tra le principali cause dell'obesità infantile. Un fenomeno che, se negli Stati Uniti ha già da tempo raggiunto proporzioni preoccupanti, dilaga sempre più anche in Italia. Secondo i dati del Ministero della Salute, un bambino su 3, nella fascia d'età tra i 6 e i 10 anni, è sovrappeso.

Giocare tutti i giorni fuori casa è un sistema efficace per combattere questo pericolo che ha conseguenze negative anche sulla salute futura (alcuni studi dimostrano che chi è obeso prima degli 11 anni, tende a rimanerlo per il resto della vita).

In più, le attività fisiche all'esterno, tipiche dei bimbi, rappresentano un ottimo esercizio aerobico in grado di rafforzare anche il sistema immunitario, migliorando i livelli di Vitamina D (una protezione contro osteoporosi, malattie cardiovascolari e diabete, secondo gli studi dei Centers for Disease Control and Prevention, Usa).

 

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21 Maggio 2014 | Aggiornato il 14 Dicembre 2015
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