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Scuola parentale

Homeschooling: opinioni a confronto

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20 Marzo 2017
L'homeschooling, la scuola a casa, è un fenomeno che si sta diffondendo anche in Italia. "Con l'educazione parentale si segue il ritmo del bambino, non ci sono voti e si lavora più su progetti che sui libri", spiega Erika di Martino di controscuola.it. Di tutt'altro avviso la psicoanalista Laura Pigozzi: così non si educa alla diversità, ma il piccolo cresce nel pensiero unico dei genitori; inoltre non compie la separazione dalla madre, necessaria per crescere e diventare adulto. 

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L'homeschooling è nato nei grandi spazi degli Stati Uniti e del Canada dove non sempre ci sono scuole facilmente raggiungibili.

Ma negli ultimi anni questo fenomeno si è diffuso anche nelle grandi città dove l'accesso agli istituti è tutt'altro che difficile. Sono diverse le famiglie che anche in Italia hanno scelto questa strada ritenendola più adatta allo sviluppo individuale del bambino. Ma non sono pochi i dubbi che solleva, come la mancanza di confronto con il diverso e il rischio di crescere bambini iperprotetti. 

 

Ecco due opinioni a confronto. 

 

Perché non mandare i figli a scuola?

Lo abbiamo chiesto a Erika di Martino, mamma di 5 figli, consulente familiare e ideatrice del network educazioneparentale.org e blogger di controscuola.it.

"I genitori che scelgono questa strada condividono un forte senso di responsabilità per l'istruzione e l'educazione dei figli. Chi fa questa scelta solitamente si mette a studiare i diversi tipi di pedagogia, da Steiner alla Montessori, e sceglie il più adatto per i propri bambini. Nessuna istituzione scolastica può competere con genitori amorevoli e ben motivati a educare i propri figli.

Ogni famiglia ha il suo ritmo e il suo stile educativo, non standardizzato, ma personale e questo lo rende più umano. Inoltre non ci sono programmi da seguire in tempi stretti, né giudizi, né voti. A casa l'apprendimento avviene in modo naturale e non coercitivo, si segue lo sviluppo del bambino e i suoi interessi. 

Leggi anche: Scuola: i voti sono davvero utili?

 

Come funziona nella pratica?

All'inizio le famiglie che scelgono questa strada partono strutturandosi come una piccola scuola casalinga: con orari precisi e libri di testo. Ma quasi sempre col tempo abbandonano questa struttura rigida e iniziano a lavorare su progetti che appassionano i figli.

 

Ad esempio se piace la pizza, questa diventa occasione per affrontare diverse materie: la storia (quando nasce), la geografia (da dove viene), la scienza (quali sono gli ingredienti), la matematica (quanta farina ci vuole per una pizza), l'arte (si fa un disegno)...

 

La socializzazione non è un problema: gli homeschooler hanno una rete dove si organizzano incontri quasi settimanali; poi frequentano il quartiere e chi ci abita, e al pomeriggio fanno corsi, di sport o musica, insieme ai bambini che alla mattina vanno a scuola. Le occasioni per fare amicizia non mancano. 

 

Non vogliamo dire che la nostra scelta sia migliore di chi manda i figli a scuola, quello che vogliamo è che sia una possibilità, poi ognuno sceglie ciò che ritiene più giusto per sé. 

Certo non è una scelta per tutti: bisogna avere tempo, motivazione e un lavoro che permetta di stare a casa con i figli".

 

Perché andare a scuola è importante

Non sono pochi a essere critici verso l'homeschooling.

Abbiamo chiesto cosa ne pensa Laura Pigozzi, psicoanalista e autrice del libro "Mio figlio mi adora" (Edizioni Nottetempo) dove affronta  il problema delle famiglie che si chiudono attorno ai figli. 

 

Manca il confronto con il diverso

"Una delle criticità dell'homeschooling è che non allena alla diversità che è una competenza sempre più fondamentale per affrontare il mondo di domani. Stando a casa con i genitori il bambino non ha confronti, né con i coetanei, né con gli insegnanti. Cresce nel pensiero unico dei genitori.

Invece, per l'apprendimento, è importantissimo confrontarsi con più stili educativi:

i bambini vedendo le differenze tra gli insegnanti e i genitori imparano a ragionare, si fanno delle idee, si arricchiscono e si preparano ad affrontare la collettività.

Anche la presenza dei compagni è importantissima, perché la scoperta del sapere è un'avventura e come tale va condivisa con i compagni d'avventura e non con la madre.

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Andare a scuola è un allenamento sociale

Inoltre, andare a scuola ogni mattina crea una ritualità necessaria. Il piccolo impara le regole della società: ci si deve alzare a un'ora precisa, bisogna vestirsi, fare tutto in un certo tempo... anche scegliere cosa indossare è un allenamento sociale.

 

Separarsi dalla madre è doloroso ma necessario 

Ma soprattutto questa scelta impedisce la separazione dalla madre. E' la separazione che fa diventare grandi; così come sono i piccoli traumi che fanno crescere.

Rimanendo protetti tra le mura domestiche i bambini non elaborano e si confrontano solo con un unico tipo di adulto che sono: il padre, ma soprattutto la madre.

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Bambini iperprotetti

L'homeschooling è sintomo non solo di sfiducia verso la collettività, ma anche di una paura eccessiva verso i figli: si teme che gli insegnanti non siano bravi come i genitori, che possano vivere situazioni di stress, di bullismo...

Ma in questo modo si rischia di crescere bambini iperprotetti che un domani faranno fatica a confrontarsi con la società.

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La scuola pubblica è una grande conquista, certamente ha le sue problematiche, ma allora perché non unire le forze e lavorare tutti insieme per migliorarla?"