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Infertilità

Fecondazione, come scegliere il centro giusto

Di Mariateresa Truncellito
siringa_medicina

15 Maggio 2009
Non esistono criteri assoluti per individuare il centro migliore. Seguendo questi consigli però si può fare una scelta informata e capire subito se c'è qualcosa che non va.

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Il percorso dell'infertilità è molto intimo: è naturale che la donna o la coppia si rivolga innanzitutto a un medico ­ di famiglia o il ginecologo - che stima, con il quale ha un rapporto di fiducia e che ne conosce la storia clinica.

Coloro che decidono di cercare prima possibile un centro specializzato in problemi di fertilità hanno il vantaggio di affidarsi a un’equipe completa di medici, di eseguire gli esami nella sede e quindi di arrivare più in fretta a una diagnosi. C’è il rischio però di trovarsi immediatamente catapultati in una realtà molto medicalizzata, spesso impersonale: in particolare se il centro si trova in un ospedale pubblico, unito ad altri reparti ospedalieri.

Un altro limite dei grandi centri pubblici possono essere i tempi d’attesa: è importante informarsi in anticipo, anche sui possibili mesi di pausa tra un tentativo e l’altro in caso di fallimento. Ciò è fondamentale per la scelta del centro soprattutto se la donna ha superato i 35 anni di età quando la fertilità è in declino ed è essenziale non perdere mesi preziosi. In ogni caso, l'ideale è che il medico di famiglia o il ginecologo di fiducia della donna sappia dare le informazioni di base, così che la coppia possa prendere le decisioni relative al percorso da compiere con gradualità. VICINO O LONTANO? Non esistono criteri assoluti per scegliere il centro migliore. Di solito, oltre ai consigli del ginecologo, ci si fida del parere di amici che si sono trovati bene oppure di informazioni raccolte attraverso Internet. In questo caso, è meglio che siano tratte da siti di associazioni di pazienti infertili che si avvalgono della consulenza di un’equipe medica.

E’ opportuno informarsi sull’esistenza di un centro valido non troppo lontano da casa: il percorso della fecondazione assistita è assai complesso anche da un punto di vista psicologico, oltre che fisico. Semplificarne le difficoltà pratiche, quando possibile ­ riducendo la strada da percorrere, le giornate lavorative perse, il tempo per organizzare gli spostamenti, la lontananza dalle persone care che possono sostenere la coppia ­ è fondamentale anche per la riuscita del trattamento stesso.

A maggior ragione bisogna fare attenzione se si è orientati a scegliere un centro all'estero: ci sono coppie che decidono di ‘emigrare’ a priori, nell’illusione di ottenere migliori risultati, magari spendendo meno. Questo non è sempre vero, anzi.

Prima di sobbarcarsi il viaggio e mille disagi, bisognerebbe almeno sfruttare tutte le possibilità che ci sono in Italia: a parte il caso della fecondazione eterologa (cioè la necessità per la coppia di avere gameti da un donatore o da una donatrice esterni, vietata dalla Legge 40 in Italia) è consigliabile effettuare il primo tentativo in Italia, perché spesso ha soltanto valore diagnostico. E, eventualmente, decidere in seconda battuta e col consiglio dell'esperto se la situazione è tale per cui vale la pena di spostarsi perché la terapia del caso lo richiede.

Per quanto riguarda i centri italiani, il Registro nazionale della Procreazione Medicalmente Assistita presso l’Istituto superiore di sanità censisce tutti i centri autorizzati, raccogliendo dati su quanti cicli vengono effettuati in Italia, quali sono le problematiche e le tecniche più utilizzate, e gli esiti. Ecco la lista dei centri.

(consulenza scientifica di Rossella Nappi, ginecologa ed endocrinologa della Fondazione Maugeri, Università di Pavia)

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