Ovuli congelati: sempre più donne ricorrono al "social freezing" in attesa dell'uomo giusto

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di Niccolò De Rosa

Non solo la carriera e l'instabilità a ritardare la scelta di avere un figlio. Ad influire molto è anche la volontà di aspettare il partner ideale

Uno dei grandi motivi per cui, soprattutto in Europa, si fanno sempre meno figli, è il continuo ritardare la gravidanza, cercando prima di "sistemarsi" sia in ambito lavorativo, con carriera e reddito adeguato, sia per quanto riguarda la propria realizzazione personale, vivendo tutte quelle esperienze che sarebbero impossibili con un figli da crescere.

Il tempo però è tiranno è molto spesso scelte simili ritardano troppo la coraggiosa scelta di diventare genitori e quando ci si decise, il rischio è che sia già troppo tardi. [Leggi anche: mamma a 40 anni? Tutto quello che devi sapere]

 

Guadagnare tempo, ma non solo...

La procreazione assistita sembra dunque una via molto funzionale per ovviare al problema, congelando gli ovuli per poter poi farseli impiantare più in là nel tempo. Questa però potrebbe non essere l'unica spiegazione dietro il costante aumento del cosiddetto social freezing.

 

Da quanto emerge dal Congresso dell'Accademia Internazionale della Riproduzione Umana di Roma infatti, sempre più donne scelgono di congelare i propri ovuli in attesa del giusto partner.

«Congelare gli ovociti fino a che non arriverà il principe azzurro di gradimento - dice  Pasquale Patrizio, del Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia della Yale University - sempre più spesso non è la carriera ma la difficoltà a trovare un uomo 'giusto' a far nascere l'esigenza di ricorrere a queste tecniche sempre più diffuse».

 

La fertilità femminile diminuisce con l'aumentare dell'età  ma, allo stesso tempo, ci si sta spostando decisamente in avanti anche in avanti l'età della prima gravidanza. Questa posticipazione comporta una diminuita produzione di follicoli cui si accompagna una minore qualità ovarica, che quindi porta al crescente congelamento dei proprio ovociti.

 

A favorire certe scelte influisce poi il crescente successo delle tecniche di PMA:

 

«Quella percentuale di successo dell’8% ottenuto in donne quarantenni - ha affermato Andrea Genazzani, relatore dell'Università di Pisa –  sale al 35-45% quando si utilizzeranno ovociti raccolti e congelati prima dei 34 anni. La donna realizzata nel lavoro e anche nella vita affettiva potrà avere una gravidanza addirittura con embrioni giovani nati dalle sue giovani uova. D’altronde il congelamento di ovociti è già una tecnica ampiamente consolidata e usata per tutte quelle giovani donne affette da tumore o altre malattie i cui trattamenti specifici distruggono il tessuto ovarico rendendo pressoché impossibile una gravidanza. Ora dopo i trattamenti queste donne, possono concepire un figlio utilizzando il proprio ovocita congelato».

 

FONTE: LIbero, Quotidianosanita.it

16 Marzo 2017

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