Ragazze madri: dalla casa famiglia all’assegno statale, ecco cosa si può fare

ragazza
di Giorgia Fanari

Cosa fare se si è ragazze madri sole e con difficoltà economiche? In Italia queste donne non rientrano nelle categorie protette, ma hanno la possibilità di richiedere assegni di maternità e rivolgersi alle Case Famiglia per un sostegno umano.

Ragazze sole in attesa di un bambino o che hanno già partorito: questa è, comunemente, la definizione di “ragazze madri”. Il più delle volte, sono giovani donne che vengono abbandonate dal compagno o che restano incinte di un partner occasionale, trovandosi ad affrontare da sole una gravidanza, senza un aiuto economico e con la paura di non riuscire a crescere al meglio il proprio bambino.

Non mancano i casi in cui sia assente anche il supporto familiare. Per di più, in Italia le ragazze madri non rientrano nelle categorie protette e non esiste una legislazione specifica che regoli la loro condizione in ambito sociale e professionale. Il loro status non è quindi diverso da quello di qualunque altra madre. Tuttavia, è possibile richiedere aiuti economici e far valere i propri diritti, cercando assistenza, quando è necessario,  presso i consultori, che possono dare un primo aiuto sanitario e psicologico, e presso i servizi sociali del comune di residenza e della Provincia.

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In Italia le ragazze madri non rientrano nelle categorie protette ma possono chiedere aiuti economici e rivolgersi ai servizi sociali. | Pixabay


Dove chiedere aiuto: le Case Famiglia

Le ragazze madri che non abbiamo una casa propria o un luogo dove trovare ospitalità posso richiedere l’inserimento in una Casa Famiglia, dove abitare ed essere seguite durante il periodo della gravidanza e nei tempi successivi al parto. Le neo mamme si troveranno a condividere spazi e giornate con altre donne nella stessa condizione, impareranno a prendere coscienza della loro nuova situazione e saranno supportate nell’accudimento del bambino. In Casa Famiglia, le ragazze madri vengono seguite da assistenti sociali e psicologi che le accompagnano in percorsi di autonomia e inserimento sociale. 
 

 

Abbiamo chiesto consiglio a Chiara Nardi, psicologa e presidente del CAV Roma Talenti, che ci ha segnalato alcune strutture e associazioni a cui è possibile rivolgersi: 

  • Ain Karim (Roma): accoglie madri e bambini che vivono una condizione di disagio: quando sono vittime di violenza familiare, della povertà, dell'esclusione, della solitudine e dello sfruttamento.
  • Do&Ma, l’Associazione Donna e Madre Onlus (Milano): nata nel 1983, opera in favore delle problematiche femminili e familiari, dedicandosi alle difficoltà psicologiche e sociali conseguenti a maternità disagiate e alla tutela dei minori vittime di trascuratezza. 
  • Casa della Mamma e del Bambino:  ospita mamme con i loro bambini e mamme in attesa maggiorenni e minorenni. Costituita a Borgosesia -VC- nel 1990, la Onlus ha l’obiettivo di tutelare la maternità mediante l’accoglienza di donne in difficoltà. 
  • Cooperativa Sociale Un Sorriso: nata nel 2001 con l'obiettivo di migliorare l'integrazione sociale dei cittadini, la cooperativa gestisce anche una Casa Famiglia che accoglie mamme e bambini.
  • Caritas Catania: in un appartamento ricavato da un bene confiscato alla mafia vengono ospitate donne che versano in situazioni di particolare disagio economico, morale e sociale, con figli a carico, lavoratrici a basso reddito o anche non lavoratrici. La permanenza minima  è di tre mesi, con proroga fino ad un anno.   


Centri di Aiuto alla Vita: progetti in tutta Italia

In tutta Italia sono inoltre dislocati i Centri di Aiuto alla Vita (CAV) che con numerosi progetti aiutano le neo mamme in difficoltà, aiutandole a risolvere i problemi economici, assistendole nella ricerca del lavoro, fornendo loro assistenza psicologia o anche semplicemente garantendo ai loro bambini un cambio di pannolini, la pappa e nuovi vestiti. 

 

Salvamamme: supporto economico e morale

Un aiuto concreto è anche quello offerto dall’associazione Salvabebè-Salvamamme che da anni si occupa di assistere le mamme in grave disagio socio-economico, aiutandole durante e dopo il parto, supportando moralmente e materialmente le persone in crisi. 
 

Aiuti economici: gli assegni di maternità

Come ci ha confermato il dottor Simone Boglietti Zacconi, consulente del lavoro e titolare dello Studio Boglietti Zacconi, le mamme single, monoreddito o del tutto disoccupate possono richiedere agevolazioni o assegni di sussidio e  accedere ad agevolazioni per l’inserimento del piccolo all’asilo nido. Non si tratta di cifre enormi, ma in momenti di difficoltà possono comunque essere di aiuto e contribuire alle spese imminenti previste dall’arrivo di un figlio.
 

Esistono due tipi di assegno: 

  1. Assegno comunale: è a carico del comune di residenza, è erogato dall’INPS ed è destinato alle donne che non hanno diritto a nessuna copertura previdenziale e che non ricevono già un sussidio Inps. Va richiesto entro 6 mesi dalla nascita del bambino presentando una dichiarazione che attesti i redditi percepiti e un’autocertificazione in cui si affermi di possedere i requisiti. Ad ogni modo, questo assegno non viene assegnato a tutte le mamme: il nucleo familiare della madre, che può essere costituito anche solo da lei e il figlio, non deve superare un certo ISEE e quest’ultimo, al momento della richiesta, non deve essere più alto di quello posseduto al momento della nascita del bambino. La prestazione a carico del Comune è per un massimo di 5 mesi, per un totale di 1.694,95 euro. 
     
  2. Assegno statale: è a carico dello Stato ed è erogato dall’INPS. Possono farne richiesta le neo mamme lavoratrici o disoccupate che al momento della nascita del bambino hanno versato ameno 3 mesi di contribuzione per maternità nel periodo compreso tra i 18 e i 9 mesi precedenti il parto o l'effettivo ingresso del bambino in famiglia in caso di adozione nazionale, affidamento preadottivo o in Italia in caso di adozione internazionale. Nel 2016, l'importo assegno maternità è pari a 338,89 euro per 5 mesi, per un totale di 1.694,45 euro.
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Mamma in anonimato
Non tutte le donne sono pronte a diventare madri e i dubbi e le difficoltà possono aumentare qualora ci si ritrovi ad affrontare una gravidanza da sole. Le ragazze madri hanno diritto in ospedale, al momento del parto, a rimanere anonime: la legge consente infatti alla madre di non riconoscere il bambino e di lasciarlo nell’Ospedale dove è nato, affinché sia assicurata l’assistenza e anche la sua tutela giuridica. La donna che non riconosce e il neonato divengono così due soggetti, intesi come persone distinte, che la legge deve tutelare, ognuno con specifici diritti. Il nome della madre rimane per sempre segreto e nell’atto di nascita del bambino viene scritto “nato da donna che non consente di essere nominata”.

Leggi anche: Maltrattamenti in famiglia: che cosa fare per uscirne

 

 

Fonti: 

InpsMinistero della Salute

24 Ottobre 2016

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