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Rubeo-test: come leggere i risultati del test della rosolia

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20 Novembre 2013 | Aggiornato il 13 Settembre 2016
Prima del concepimento, tutte le donne dovrebbero effettuare il rubeo-test, che consente di sapere con certezza se si è già contratta in passato la rosolia. Ecco come leggere i risultati del test.

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La rosolia è una delle tipiche malattie esantematiche dell’infanzia: in genere comporta sintomi lievi o è del tutto asintomatica, ma può essere molto pericolosa se contratta in gravidanza. Specialmente se contratta nelle prime 16-20 settimane, infatti, può portare ad aborto spontaneo, morte in utero e alla cosiddetta sindrome della rosolia congenita che può portare a varie malformazioni fetali, con rischio di cecità, sordità, anomali cardiache e ritardo mentale e psicomotoria.

Per fortuna, una volta contratta, lascia un’immunità permanente, pertanto non è più possibile ammalarsi di nuovo. Lo stesso accade dopo vaccinazione: il vaccino contro la rosolia protegge infatti al 100% dall’infezione.

Come sapere se si è immuni oppure no: il rubeo-test

Se non si è fatto il vaccino e non ci si ricorda se si è contratta la malattia in passato, basta fare un semplice esame del sangue, il rubeo test (che rientra tra quelli offerti gratuitamente dal SSN), che rileva la presenza di due tipologie di anticorpi o immunoglobuline: le IgM e le IgG.

Le IgM sono le immunoglobuline che si producono nella fase acuta della malattia, quindi sono rilevabili da subito nel sangue. Restano attive per circa 2 mesi, dopodiché i loro valori scendono al di sotto della soglia limite ed il test risulta negativo (anche se a volte ci sono casi di persistenza delle IgM).

Le IgG sono gli anticorpi ‘della memoria’, che si producono 1-2 settimane dopo aver contratto l’infezione ma restano positive per tutta la vita.

Cosa c'è scritto nel referto

Nel referto del laboratorio viene indicato un valore numerico che indica la quantità di anticorpi presenti e, accanto, i valori di riferimento al di sotto o al di sopra dei quali il test può essere considerato negativo o positivo.

Si tratta di valori variabili a seconda del laboratorio che effettua il test, per questo nel referto viene riportata una legenda che spiega come interpretare il risultato. “Tuttavia è sempre necessario far vedere l’esito al proprio ginecologo” raccomanda Irene Cetin, responsabile dell’U.O. di ostetricia e ginecologia presso l’Ospedale Luigi Sacco di Milano.

Le varie situazioni possibili

Se sono negativi entrambi gli anticorpi - IgG e IgM - significa che non c'è mai stato contatto con il virus: prima di pensare al concepimento, pensa al vaccino!


Se le IgM e le IgG sono positive significa che l'infezione è recente (recentissima se le IgG sono invece ancora negative): conviene sentire il ginecologo, che probabilmente consiglierà di ritardare di qualche tempo (uno-due mesi) la ricerca della gravidanza.


Se le IgM sono negative ma le IgG sono positive, significa che l'infezione c'è stata ma in passato e che ormai si è immunizzate: via libera. "È la situazione più frequente e anche la più tranquillizzante" commenta Cetin.

 

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