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Valentina Vezzali: presto un altro figlio

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L'intervista: Valentina Vezzali: presto un altro figlio

Valentina Vezzali: presto un altro figlio






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Da 11 anni è al primo posto nella classifica mondiale del fioretto femminile. Ha conquistato 5 ori olimpici (3 individuali, a Sidney, Atene e Pechino, e 2 a squadre) e 11 ori mondiali. Valentina Vezzali, 35 anni, è un vero “gigante” dello sport azzurro. Ottimista per natura (“per me il bicchiere è sempre mezzo pieno”), innamorata delle sfide - l’ultima che ha accettato è quella con la danza e per provare a vincerla ha deciso di partecipare alla trasmissione di Rai Uno Ballando con le stelle - quando sale in pedana è intransigente e determinata, combattiva e tenace.

Nella quotidianità della sua vita in famiglia, però, a Jesi - la sua città natale, dove a poco più di 6 anni ha iniziato a tirare di scherma - appare molto più pacata, dolce, tenera. Soprattutto quando parla di suo marito (il calciatore Domenico Giuliano, che ha sposato nel 2002, n.d.r.) e di Pietro, il suo bambino, che a giugno compirà 4 anni.

Era il viso di Pietro che campeggiava sulle magliette che Valentina indossava a Pechino, in allenamento e in gara. Era rivolto a Pietro il grido di gioia lanciato dopo la vittoria. Ed era per Pietro la medaglia d’oro riportata a casa dall’avventura olimpica.

“Pietro è il perno intorno al quale ruota tutta la mia esistenza. I figli sono l’essenza della vita. E riuscire a crescerli con amore è la cosa più bella del mondo”.

Sta usando il plurale: Pietro, allora, non è destinato a rimanere figlio unico…

“Io ho due sorelle, mio marito due fratelli e una sorella. Siano cresciuti entrambi in famiglie numerose. E ci piacciono da morire”.

Quindi anche voi state pensando di “allargare” un po’ la vostra…

“Il progetto c’è. Pietro avrà un fratellino o una sorellina. Forse dovrà aspettare un po’, però, perché ci sono anche i miei impegni sportivi da considerare. Comunque, un altro bebè arriverà presto”.

Che tipo di mamma è lei?

“Molto (troppo!) apprensiva. Vorrei essere sempre vicina a mio figlio, per poter intervenire in caso di “pericolo”. A volte, poi, forse io e mio marito siamo un po’ troppo buoni. Ci rendiamo conto che in certi frangenti bisognerebbe essere più severi. Per vederci fare la faccia scura, però, Pietro deve davvero superare il limite”.

E lui che bambino è?

“È figlio di due sportivi e quindi non poteva che essere molto attivo. Non sta fermo un attimo. Salta e corre in continuazione. E poi è curiosissimo, vuole sapere tutto di tutto. Ha mille passioni. Prima i dinosauri, poi i Power Rangers, ora i Gormiti… Ciò che mi affascina di più, però, è vedere come potrebbe restare ore e ore a fantasticare con una cosa da nulla”.

Che cosa vi piace fare insieme?

“Giocare. È questa, ovviamente, la grande passione di mio figlio. E a me piace assecondarla perché con lui mi sento una bambina anch’io”.

E con lo sport ha già avuto qualche contatto? Pensa sia già il momento per avvicinarlo a una disciplina particolare?

“È la prima volta che penso allo sport in veste di mamma e quindi non ho molta esperienza. Durante l’inverno Pietro, come credo accada a tutti i bambini, si è ammalato spesso e fra una tosse e un raffreddore non restava molto spazio per lo sport. Ora, però, che è un po’ più cresciuto, credo che proverò a portarlo in piscina. E quest’estate, quando sarò al campo d’atletica per gli allenamenti, magari verrà con me. Ho visto che ci sono bambini anche molto piccoli che iniziano a correre. E come corrono…”.

Come ha vissuto la gravidanza, con serenità o con qualche timore?

“A parte le nausee, è stato un periodo bellissimo. Ho potuto finalmente fare una “vera” vita matrimoniale e io e mio marito eravamo sempre insieme. Ero serena, rilassata. Avevo un grande appetito. Leggevo molti libri e seguivo tutti i progressi che il mio piccolo stava compiendo per prepararsi a entrare nel mondo. I suoi primi movimenti mi hanno regalato sensazioni uniche e impagabili. Ciò che amavo di più fare, però, era parlare con lui. La mattina, appena sveglia, aprivo la finestra, così che la luce del sole potesse “accarezzarlo”, e poi iniziavo a raccontargli i miei pensieri, le mie emozioni...”.

 

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