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Clemente Russo: "Io e mia moglie vogliamo un figlio"

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L'intervista: Clemente Russo: "Io e mia moglie vogliamo un figlio"

Clemente Russo: "Io e mia moglie vogliamo un figlio"







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Clemente prende a pugni tutti quando sta sul ring, ma quando è fuori no. Quando è fuori sogna come tutti un mondo un po’ diverso, costruisce giorno dopo giorno i suoi progetti e combatte fiero per la sua gente e per la sua famiglia.

Clemente, Clemente Russo, fenomeno della boxe italiana, classe ’82, iridato dei mediomassimi dilettanti in carica e vice campione olimpico di rabbia ("Mi hanno rubato l’oro" sentenzia), è un uomo semplice e, quando parla, ti guarda negli occhi… anche se sei al telefono. Il pugile di Marcanise ha valori forti che non nasconde.

La famiglia? Prima di tutto. "Vuoi sapere perché mi sono sposato? – attacca – Perché voglio un figlio e i figli non si fanno fuori dal matrimonio, hai capito?". Forte e chiaro, Clemente: prima notizia. "Mi sono sposato il 29 dicembre 2008, ma i miei giorni non sono cambiati, visto che con Laura, la mia signora, ho convissuto anche nei 12 mesi precedenti.

Ci siamo sposati perché vogliamo un bambino ed essendo entrambi religiosi, non potevamo e non volevamo fare in altra maniera. La famiglia è un valore centrale della mia vita perché è all’interno di essa che ci si forma e ci si completa come persone". Clemente e Laura (che poi è Laura Maddaloni, judoka di livello nazionale e sorella del campione olimpico di Sydney 2000 Pino Maddaloni, ndc) hanno detto sì per mille motivi, ma due di questi sono più forti: il primo è l’amore e il secondo è il desiderio di diventare genitori.

Eccovi l’annuncio ufficiale: "Noi ci stiamo già provando – ammette felice Clemente – e se viene, viene. Ci siamo messi nelle mani del Signore e vediamo cosa ci riserva. Se arriva subito siamo felici, se invece deciderà di aspettare allora vuol dire che Dio ci manda un segno. Per esempio vuol dire che ancora questa mia carriera da pugile occupa e occuperà troppo tempo, tempo che non potrei dedicare al mestiere difficilissimo del genitore". Già, mestieraccio che nessuno ti insegna, forse perché prima di essere genitori si è stati solo figli.

"Che figlio sono stato? – attacca Russo – Ero irruento, non mi fermavo un attimo, ero esuberante, pieno di energia, cattivo, ma anche pieno di rispetto. Insomma, quando una persona più grande mi diceva di smettere, io chiedevo scusa, abbassavo la testa e andavo via".

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