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Nuovo trend

Solo un padre

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Nuovo trend: Solo un padre

Aumentano i padri soli che si occupano dei figli. Secondo l’Istat, erano 323mila nel 2003 (contro i 285.000 del 1998) e sono arrivati a ben 340mila nel 2006. Un fenomeno in crescita – si legge sul Corriere - che da oggi ha un film che li rappresenta, ovvero “Solo un padre”, il film di Luca Lucini con Luca Argentero che esce in tutta Italia. Il protagonista è un giovane papà che rimane vedovo all’improvviso e deve occuparsi a tempo pieno di sua figlia Sofia, di appena dieci mesi.

Ma non sono solo i papà vedovi protagonisti di questo trend. “Tra il 1998 e il 2003 i padri soli non vedovi sono aumentati del 31%, con un ritmo analogo alla crescita delle madri sole, 39% - sottolinea Alessandro Rosina, professore associato di Demografia all'Università Cattolica di Milano -. Si tratta di un comportamento emergente che sta conoscendo da qualche anno un forte e deciso aumento”. Aggiunge Rosina: “La difficoltà di un padre solo è maggiore rispetto agli scogli che affronta una madre sola. Tradizionalmente la donna rappresenta il perno di relazioni sociali tradizionali: famiglia, amici, agenzie sociali come la scuola. Gli uomini sono da sempre più proiettati sul lavoro. Il padre solo deve avere la capacità di cambiare mentalità e di inventare una propria rete informale. Non sempre è facile”.

I dati Istat del 2006 certificano che più aumenta l'età dei figli, maggiori sono i casi in cui i ragazzi rimangono con il padre. Nelle separazioni l'affidamento esclusivo al padre riguarda l'1,4% dei casi di bambini fino ai cinque anni, sale al 2,9% nella fascia 11-14 e si stabilizza al 4,5% tra i 15 e i 17.

La legge sull'affidamento congiunto – scrive il Corriere - ha abbattuto l'affidamento esclusivo alla madre (80,7% nel 2005 contro il 58,3% del 2006) ma non ha influito sugli affidamenti esclusivi al padre (3,4% nel 2005 e 2,4 nel 2006) trattandosi di numeri ancora ridotti. Nei divorzi la quota di affidamento esclusivo ai padri nel 2006 sale al 6,5% nella fascia 15-17 anni, ma arriva al 2,9% per i bambini fino a cinque anni. Un fenomeno da non sottovalutare.

 




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