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Meduse e bambini: cosa fare in caso di "puntura"

Di Valentina Murelli
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13 Giugno 2016 | Aggiornato il 14 Giugno 2017
Un intenso bruciore, dolore e infine prurito: sono i sintomi tipici di un incontro ravvicinato con una medusa, almeno nelle acque del Mediterraneo. Ecco i suggerimenti scientifici su come intervenire e quali rimedi utilizzare.

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Ahi, la medusa!
Quello con una medusa è sicuramente uno dei più frequenti incontri ravvicinati "negativi" che possono capitare nei nostri mari, in Italia e in generale nel Mediterraneo. Un incontro doloroso perché, al contatto con la pelle, particolari cellule presenti sui tentacoli di questi animali rilasciano un veleno che, penetrando nella cute stessa, induce una forte risposta infiammatoria.

 

Tecnicamente, le meduse non pungono, ma basta sfiorarle per far sì che rilascino sostanze urticanti per la nostra pelle

Conosciamo 9000 specie di questi invertebrati, tra le quali circa 100 sono note come dannose per l’uomo. "Per fortuna, le meduse che si trovano nel Mediterraneo non sono pericolose quanto quelle che nuotano in altre acque del mondo, per esempio in Australia" sottolinea il tossicologo Marco Marano, responsabile del Centro antiveleni dell'Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.

 

Cosa può succedere quando si sfiora una medusa
Quello che succede venendo in contatto con uno dei suoi numerosi tentacoli è che si prova, nel punto di contatto, un intenso bruciore, con un forte dolore che raggiunge il suo picco massimo in circa un'ora ma che, in alcuni casi, può durare anche molte ore. La pelle diventa rossa e può comparire un eritema nella zona colpita. Può essere presente prurito.

 

"Nella grande maggioranza dei casi, il dolore localizzato è l'unica conseguenza dell'incontro con la medusa" sottolinea Marano. "In alcune persone, però, il veleno rilasciato dall'animale può provocare una reazione di tipo allergico, con sintomi importanti che possono richiedere l'osservazione o il ricovero in ospedale".

 

Che cosa fare in caso di incontri ravvicinati

Come abbiamo detto, nella grande maggioranza dei casi ci sarà semplicemente bisogno di qualche strategia che aiuti a bloccare o ridurre la sensazione di dolore, che può ovviamente essere poco tollerabile, soprattutto da parte di un bambino.

 

Nel tempo sono stati proposti moltissimi rimedi, alcuni anche particolari come l'applicazione di urina, via via smentiti o al contrario riproposti, il che genera una certa confusione sull'argomento. Va detto che non ci sono molti studi in merito, che molti riguardano il contatto con specie particolarmente pericolose, come le cosiddette cubomeduse australiane, e che talvolta questi studi sembrano contraddittori rispetto a determinati trattamenti.

 

"Come spesso accade la verità sta in mezzo" commenta Marano. "Il fatto è che il veleno delle varie specie di meduse è costituito da proteine diverse, per cui studi differenti possono dare risultati contrastanti perché si riferiscono a specie differenti. In altre parole, non è detto che qualcosa che funzioni bene per una specie sia altrettanto efficace per un'altra". C'è però una serie di trattamenti consigliati perché è stato osservato un beneficio generale derivante dalla loro applicazione. Vediamo allora cosa bisogna fare.

 

1.  Far uscire il bambino dall'acqua e tranquillizzarlo. Per un genitore non è semplice vedere il proprio bambino che piange per il dolore, ma bisogna evitare il panico. Rimanendo calmi, si trasmette sicurezza al piccolo e si riesce ad agire più efficacemente nei tentativi di ridurre il dolore.

 

2.  Lavare abbondantemente la parte colpita con acqua di mare, per diluire il più possibile la tossina. "Non bisogna mai utilizzare acqua dolce, che favorisce il rilascio di ulteriore veleno da parte di eventuali frammenti di tentacoli rimasti sulla pelle" spiega chiaramente Marano.

 

3.  Rimuovere eventuali residui di tentacoli: si può utilizzare della sabbia "spolverandola" sulla parte colpita (senza sfregare) oppure una carta plastificata (bancomat, patente, carta fedeltà) da passare delicatamente sul bordo sulla pelle.

 

4.  Immergere la parte colpita in acqua calda. Secondo la letteratura scientifica disponibile (vedi elenco delle fonti in fondo all'articolo), questa è considerata una delle strategie migliori per alleviare il dolore. "Però andrebbe usata acqua ben calda: non bollente, ovvio - non dobbiamo ustionare il bambino - ma alla più alta temperatura tollerabile da parte del piccolo" spiega il tossicologo. In mancanza di acqua calda, si può anche utilizzare della sabbia ben calda, con cui coprire la parte interessata (senza sfregare). L'acqua calda funziona perché il calore inattiva il veleno.

 

Secondo alcuni studi, anche l'applicazione di ghiaccio - mai direttamente sulla pelle - potrebbe dare un po' di sollievo. Sembra però che il freddo sia meno efficace del caldo nel lenire il dolore, e valido soprattutto per i casi più lievi.

 

Un'altra possibilità, sempre per alleviare il male, è l'applicazione di creme a base di solfato di alluminio o cloruro di alluminio. "Anche in questo caso non ci sono molti studi in proposito, ma quelli pubblicati sembrano indicare un effetto positivo" sottolinea Marano.

 

5.  Per quanto riguarda i rimedi fai da te, la letteratura scientifica tendenzialmente sconsiglia l'uso di ammoniaca, urina o alcool, sottolineando che potrebbero peggiorare la situazione. Rimane da valutare l'utilizzo di aceto diluito in acqua che, come l'acqua calda, permette di inattivare il veleno. L'aceto si è rivelato molto efficace nel trattamento delle lesioni provocate da alcune meduse, ma sostanzialmente inutile (o addirittura controproducente) nel trattamento di altre meduse. Di nuovo, però, gli studi in proposito riguardano soprattutto animali esotici, non presenti nei nostri mari.

 

Quando andare al pronto soccorso

Se il dolore si attenua e non ci sono altri segni "anomali" non occorre fare altro. Se però il dolore è molto intenso e non passa - può succedere se l'area colpita è molto estesa - o se il bambino manifesta sintomi che possono fare pensare a una reazione allergica - gonfiore in zone diverse da quella colpita, difficoltà respiratoria, pallore, sudorazione intensa - occorre chiamare il 118 per capire come comportarsi o portarlo direttamente al pronto soccorso.

 

Antistaminici, cortisonici, antibiotici, altri farmaci: quando servono, se servono?
Le creme antistaminche possono dare sollievo rispetto al prurito, che insorge in genere una volta passato il dolore: bisogna però ricordarsi di proteggere dal sole la parte su cui viene applicata la crema, perché l'esposizione al sole potrebbe macchiare la pelle.

Le creme cortisoniche dovrebbero servire ad alleviare il dolore, ma risultano efficaci solo dopo 20-30 minuti dall'applicazione, quando spesso il male comincia a calmarsi. Sempre con l'obiettivo di alleviare il dolore, potrebbe essere utile la somministrazione di paracetamolo o ibuprofene.

È dibattuto l’uso di antibiotici in caso di contatto con meduse.


Fonti per questo articolo: consulenza di Marco Marano, tossicologo responsabile del Centro antiveleni dell'Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma; capitolo Marine envenomations, del manuale Toxicological Emergencies; articolo Marine envenomations sulla rivista "Emergency Medicine Clinics of North America"; Articolo Marine Envenomations pubblicato sull'"Australian Family Physician".

Guarda anche il video su che cosa fare per le "punture" di medusa