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Congestione

Rischio congestione al mare, verità e miti da sfatare

Di Ida Macchi
bimbomare

11 Luglio 2017
Niente bagno in mare senza aver fatto passare almeno 3 ore dall’ultimo pasto: è un divieto che ha afflitto generazioni di bambini e circola ancora oggi, sostenuto dallo spauracchio: la famigerata congestione, capace di facilitare addirittura l’annegamento. Ma è proprio così? 

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Un mito da sfatare...

«E’ un mito da sfatare, anche se i suoi sostenitori affermano che, durante le 3 ore della digestione, il sangue si concentra nello stomaco e, nuotando, i muscoli glielo sottraggono, innescando mal di pancia, nausea o, peggio ancora, una sorta di black out circolatorio di cui fa le spese il cervello, che porta allo svenimento”, spiega il professor Alberto Giovanni Ugazio, direttore dell’Istituto per la salute al Bambino Gesù di Roma.

 

«In realtà, anche se è vero che dopo il pasto nell’apparato gastroenterico aumenta l’afflusso di sangue, questo non vuol dire che organi nobili come il cuore o il cervello ne vengano privati. Nessun rischio anche se la temperatura dell’acqua è un po’ fredda o se il bambino si immerge tutto d’un colpo anziché progressivamente. L’organismo è in grado di compensare lo shock termico. Non esiste studio scientifico internazionale che avvalli i rischi del bagno dopo il pasto, e la Mayo Clinic sostiene che non sono mai stati riportati casi di bambini con problemi digestivi durante una nuotata a pancia piena». Persino l’International Life Saving Federation definisce infondata la raccomandazione di non immergersi subito dopo mangiato.

 

... con un po' di buonsenso

«Se il bambino ha consumato un pasto completo e magari abbondante, è meglio che stia all’ombra in relax, situazione utile a facilitare i processi digestivi, invece di buttarsi subito in acqua o andare sotto il sole», suggerisce il professor Ugazio.

 

«Se ha fatto solo una prima colazione, mangiato un panino o un gelato, come capita nella maggioranza dei casi al mare, non c’è invece nessuna preclusione a fare un bagno a breve distanza di tempo. A riprova del rischio inesistente, basta tener conto dei tempi medi di permanenza dei cibi nello stomaco: un succo di frutta o una fetta d’anguria impiegano al massimo venti minuti per passare all’intestino, una mela o un altro frutto 40, un’insalata o della verdura cruda 30-40 minuti, mentre un piatto di pasta, del latte scremato o una porzione di formaggio fresco passano dallo stomaco all’intestino nel giro di un’ora.

 

Il rischio di annegamento diventa invece concreto se si lasciano i bimbi in acqua senza tenerli d’occhio, tanto che l’Oms segnala la mancata sorveglianza come uno dei fattori più pericolosi. Occorre sempre tenerli d’occhio e non fidarsi di ciambelle o braccioli, inadeguati come mezzi di salvataggio. Soprattutto per i più piccoli, anche pochi centimetri d’acqua possono essere pericolosi e l’unico strumento in grado di proteggerli dall’annegamento, oltre allo sguardo vigile dei genitori, è il giubbetto».

Attenzione al colpo di calore

 

Un ulteriore pericolo, al mare, è il colpo di calore, in agguato se il bambino viene tenuto in spiaggia nelle ore più calde (tra le 11 e le 16) il suo organismo, soprattutto se è un bebè, ha un contenuto altissimo di acqua (più del 75%, contro il 50-60% degli adulti ), ma con l’afa e le alte temperature può non riuscire a disperdere il calore.

 

Risultato: suda, si disidrata e la temperatura corporea sale pericolosamente. Per evitare rischi, perciò, nelle ore più torride è bene far soggiornare il bambino in luoghi freschi e ventilati, farlo bere più del solito (acqua, spremute fresche, tè leggero) per reintegrare l’acqua che perde sudando. E’ bene offrigli almeno un litro di liquidi al giorno se pesa meno di 20 chili, un litro e mezzo se pesa di più.