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Tracine, ricci, scorfani, coralli e razze, animali marini che pungono: ecco come intervenire in caso di contatto

Di Valentina Murelli
tracine

13 Giugno 2016 | Aggiornato il 15 Giugno 2017
Si annida sotto la sabbia. Purtroppo non la vediamo, ma scopriamo che c'è se ci mettiamo sopra un piede, perché le sue spine rilasciano un veleno che provoca un dolore intenso. È la tracina, un animale marino abbastanza diffuso, che potrebbe darci qualche problema. Ce ne sono altri: vediamo quali sono e quali rimedi utilizzare per attenuare il dolore.

 

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Non solo meduse. Per quanto siano i più frequenti, le meduse non sono gli unici animali pericolosi che si possono incontrare durante una vacanza al mare. Altri organismi possono far passare a un bambino - ma anche a un adulto - una brutta giornata: le tracine, per esempio, o altri pesci con spine velenose. O, ancora, ricci di mare, coralli e anenomi: per quanto belli da osservare sott'acqua, toccarli, con le mani o con i piedi, potrebbe comportare qualche fastidio.

 

In tutti questi casi, la puntura o il contatto provocano in genere forti sintomi locali: un dolore  intenso - per intenderci, in alcuni casi può essere più forte di quello di una puntura di vespa - gonfiore e arrossamento locali.

 

Come nel caso del contatto con una medusa, il veleno trasmesso potrebbe provocare, in persone sensibili, una reazione allergica, da lieve a intensa, con rischio di shock anafilattico. A differenza di quanto accade con la medusa, però, gli incontri ravvicinati con questi organismi comportano anche ferite più o meno puntiformi, che potrebbero essere veicolo di infezioni. Vediamo di che cosa si tratta esattamente e come intervenire.

 

 

Tracine e scorfani: dove sono, cosa provocano
La tracina è un piccolo pesce che vive sui fondali sabbiosi, dove è abbastanza difficile da scorgere. Si può trovare anche sul bagnasciuga. Purtroppo per noi, sulla pinna dorsale presenta delle spine che, una volta penetrate nella pelle, rilasciano una tossina che provoca un dolore molto intenso - più forte di quello di una puntura di vespa. La puntura può capitare mettendo accidentalmente un piede o una mano su una tracina mimetizzata nella sabbia.

Attenzione: i pesci velenosi come tracine e scorfani restano tali anche per alcune ore dopo la morte. Eventuali esemplari morti sul bagnasciuga non vanno mai toccati.

Oltre al dolore, quello che accade è che il punto di inoculazione del veleno si arrossa e si gonfia. Come riferisce la pagina informativa sul sito dell'Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, "talvolta possono anche comparire formicolii e perdita di sensibilità nella parte interessata dalla puntura, nausea, vomito e febbre".

 

Il dolore può durare parecchie ore ed estendersi dal punto di contatto fino all'intero arto (di solito le gambe). Passato il dolore intenso, la zona può rimanere particolarmente sensibile anche per diversi giorni.

 

Sintomi analoghi sono quelli che si verificano in seguito alla puntura da parte di una spina di scorfano, un pesce che predilige invece zone più dure e rocciose.

 

Tracine e scorfani: come intervenire
In caso di puntura di tracina o di altri pesci pungenti come lo scorfano, la prima cosa da fare è verificare se siano rimaste conficcate delle spine nella pelle. In questo caso, si può cercare di estrarle con una pinzetta. Se non ci si riesce, però, meglio lasciar perdere e sottoporre la questione al medico, perché si rischio di peggiorare la situazione.

 

Il secondo step è il lavaggio della ferita, con acqua di mare, oppure dolce o con una soluzione disinfettante.

 

Per attenuare il dolore, la strategia che la letteratura scientifica ritiene più utile è l'immersione in acqua calda della zona colpita. "Come nel caso del contatto con le meduse, l'acqua deve essere la più calda possibile, ma ovviamente sempre tollerabile" sottolinea il tossicologo Marco Marano, responsabile del Centro antiveleni dell'Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.

 

La ferita, per quanto piccola, rappresenta una finestra aperta sul mondo circostante e può essere quindi veicolo di infezioni: per esempio tetano, che dovrebbe tuttavia essere scongiurato se il bambino ha eseguito le vaccinazioni previste dal calendario vaccinale. Per questo, occorre tenere la ferita sotto controllo nelle ore e nei giorni successivi, per verificare che non compaiano segni di infiammazione e infezione (ulteriore gonfiore e arrossamento, febbre ecc.). In questo caso, il medico valuterà una terapia con cortisonici e antibiotici.

 

Più controverso è l'impiego di antibiotici a scopo preventivo, per evitare il rischio di infezioni: alcuni lo propongono, altri no.  

 

In una minima parte di casi, il veleno inoculato con la puntura può dare origine a una reazione di tipo allergico: "Se il bambino manifesta sintomi che possono fare pensare a una reazione allergica - gonfiore in zone diverse da quella colpita, difficoltà respiratoria, pallore, sudorazione intensa - occorre chiamare il 118 per capire come comportarsi o portarlo direttamente al pronto soccorso" sottolinea Marano.

 

Razze
L'incontro con una razza è meno frequente: può tuttavia succedere di avvicinarsi troppo a uno di questi animali, o di "pestarlo" accidentalmente, se si trova sul fondale. In questo caso, la razza potrebbe pungere il malcapitato con alcune spine presenti sulla coda: generalmente le punture interessano le caviglie o le gambe.

 

I sintomi non sono molto diversi da quelli di una puntura da parte di un pesce velenoso: dolore intenso che raggiunge il picco da 30 a 90 minuti dopo l'evento e che può persistere anche per un paio di giorni. In più, gonfiore e arrossamento locale. In individui sensibili, si può avere una reazione allergica, di varia entità, da lieve a grave, fino allo schock anafilattico.

 

Anche i rimedi sono analoghi a quelli per tracine e scorfani; verificare che non siano rimaste parti estranee in ferita e, se possibile, estrarle; lavare bene; immergere in acqua molto calda la zona colpita; tenere sotto osservazione e sottoporre al medico in caso di sospetto di infiammazione o infezione, per valutare l'opportunità di una terapia con antibiotici. Chiamare il 118 o andare al pronto soccorso se si manifesta una reazione di tipo allergico.

 

Ricci di mare
Se la sabbia può nascondere tracine, anche le rocce hanno i loro piccoli pericoli: i ricci di mare. Anche in questo caso il problema sono le spine, che possono conficcarsi generalmente su mani e piedi. Il dolore in genere è fastidioso o molto fastidioso, ma non drammaticamente intenso: il rischio maggiore è che qualche frammento rimanga nella pelle, dove può provocare infezione.

 

Che fare? Di nuovo, cercare di rimuovere le spine rimaste nella pelle, lavare possibilmente con un disinfettante e tenere sotto controllo, per cogliere segni di infiammazione (gonfiore, arrossamento che aumenta). Immersione o impacchi con acqua calda possono attenuare il dolore. Se questo persiste, può essere utile anche la somministrazione di un antidolorifico, come ibuprofone o paracetamolo.

 

Coralli
Non tutti i bambini possono entrare facilmente in contatto con i coralli: bisogna andarli a cercare, tipicamente nel corso di piccole immersioni o attività di snorkeling. Però è una possibilità, e poiché anche questi animali producono tossine, il contatto può essere spiacevole.

 

In genere, quello che può verificarsi in caso di "incontro ravvicinato" è una dermatite, con il prurito come (fastidioso) sintomo principale. il prurito può essere accompagnato da gonfiore locale, arrossamento, comparsa di bollicine. Solo se l'area colpita è molto estesa possono verificarsi anche febbre, brividi, addirittura crampi muscolari. I sintomi cutanei di solito sono tollerabili, e passano da soli nel giro di qualche giorno. Il medico potrà eventualmente consigliare, al bisogno, l'utilizzo di creme antistaminiche o con cortisone.

 

Fonti per questo articolo: consulenza di Marco Marano, tossicologo responsabile del Centro antiveleni dell'Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma; capitolo Marine envenomations, del manuale Toxicological Emergencies; articolo Marine envenomations sulla rivista "Emergency Medicine Clinics of North America"; Articolo Marine Envenomations pubblicato sull'"Australian Family Physician".

 

Guarda anche il video per capire che cosa fare in caso di "puntura" di medusa