Alimentazione in gravidanza, cibi ammessi e vietati

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Accade spesso di avere dei dubbi relativi all'alimentazione da seguire in gravidanza. Acqua del rubinetto o acqua in bottiglia? Zucchero o dolcificanti? Di seguito alcuni consigli e un elenco di articoli realizzati con la consulenza di Gabriele Piuri, medico chirurgo e Francesca Deriu, biologa nutrizionista

Acqua: quale bere

Partiamo dalla premessa che in gravidanza bisogna bere di più: nel corso dei nove mesi, infatti, tra il maggior volume del sangue materno, il liquido amniotico e l’acqua presente nei tessuti fetali, l’acqua che circola nel corpo della mamma aumenta di oltre 8 litri. La quantità minima da introdurre è di almeno due litri al giorno. Sì, ma quale acqua?

Acqua del rubinetto: sì, purché non filtrata.

Quella del rubinetto va benissimo, perché, se dichiarata potabile, è batteriologicamente pura, quindi dal punto di vista igienico non presenta problemi, neanche per il contenuto di cloro, che è minimo. È vero d’altro canto che bisognerebbe conoscere la composizione dell’acqua del proprio acquedotto, visto che in gravidanza aumenta il fabbisogno di alcuni minerali, come calcio, rame, zinco, magnesio, manganese, indispensabili per la sintesi di svariate molecole biochimiche importanti sia per la mamma che per il bambino: minerali che possono esser presenti in buone quantità nell’acqua. Proprio per questo, è sconsigliato fare la filtrazione con le apposite caraffe, in quanto l’acqua che ne risulta è privata di gran parte dei minerali di cui invece si ha bisogno.

Acqua in bottiglia: a media mineralizzazione e a km zero.

Se si sceglie l’acqua in bottiglia, naturale o frizzante non fa differenza, ma è bene controllare l’etichetta: in gravidanza è meglio preferire le acque a media mineralizzazione, dando la preferenza a quelle definite calciche (che contengono calcio in forma particolarmente assorbibile); importante anche il giusto equilibrio tra calcio e magnesio, due oligoelementi che ‘lavorano in coppia’ e quindi dovrebbero esser presenti in quantità bilanciate fra loro.

E le acque oligominerali? Sono acque considerate ‘leggere’ per la scarsa concentrazione in minerali: se però la gravidanza non è complicata da processi patologici (come calcolosi renale), è meglio preferire un’acqua a media mineralizzazione, proprio per la maggior ricchezza di oligoelementi contenuti.

Piccola considerazione eco: se si sceglie l’acqua in bottiglia, dare la preferenza ad una sorgente della propria regione, in modo da bere il più possibile acqua a km zero.

Per un maggiore approfondimento: Alimentazione, quale acqua bere

Bevande a base di cola: solo una volta tanto

La coca-cola in gravidanza non è vietata in assoluto, ma va limitata, soprattutto perché si tratta di una bibita zuccherina: l’assunzione di zuccheri semplici nella dieta deve essere controllata tanto più in gravidanza, quando il metabolismo degli zuccheri si modifica è ed più facile avere problemi di glicemia alta e diabete gestazionale. Per quanto riguarda la caffeina contenuta, è una quantità innocua, tenuto conto che un consumo moderato di caffeina in gravidanza è concesso. Da evitare invece le cosiddette bevande light, perché contengono dolcificanti artificiali.

In sintesi, una coca-cola, occasionalmente, si può bere, ma nel quotidiano è meglio preferire spremute fresche e succhi di frutta naturali, che contengono naturalmente zuccheri, in più apportano minerali e vitamine preziosi; senza considerare che possono essere utili per controllare le nausee, molto più della coca cola: provare per credere!

Per un maggiore approfondimento: Coca cola in gravidanza: sì o no?

Zucchero: a piccole dosi; dolcificanti: meglio evitare

Sul consumo di zucchero durante la gravidanza, vale quanto detto per la coca-cola: lo zucchero bianco e quello di canna sono entrambi zuccheri raffinati a immediata assimilazione (che significa rapido rialzo della glicemia nel sangue), quindi andrebbero limitati al massimo. Altrettanto sconsigliato l’uso di dolcificanti artificiali: in gravidanza meno molecole chimiche si utilizzano meglio è, quindi come è opportuno evitare di utilizzare farmaci (se non assolutamente necessario), allo stesso modo è preferibile evitare di utilizzare dolcificanti di sintesi come l’aspartame.

Tonno in scatola: con moderazione

Come discorso generale, i pesci di taglia grande, come il tonno e il pesce spada, tendono ad accumulare maggiori quantità di mercurio nei loro tessuti rispetto ad altri pesci di media o piccola taglia ed è quindi consigliabile tenerne sotto controllo l’assunzione per evitare di assumere grosse quantità di mercurio che possono risultare potenzialmente tossiche per il feto. Il consumo di tonno e pesce spada non è comunque vietato, ma ancora una volta va limitato, dando la preferenza ad altri tipi di pesce. E il tonno in scatola? Si può consumare tranquillamente, ma con maggiore parsimonia, sia per non eccedere con le quantità di sale (sempre abbondanti nei prodotti conservati) sia per non perdere le preziose qualità nutrizionali del pesce fresco, specialmente in gravidanza, quando l’assunzione di acidi grassi polinsaturi della serie omega 3 (il famoso acido docosaesanoico DHA) risultano fondamentali per lo sviluppo del sistema nervoso del feto.

Per un maggiore approfondimento: Gravidanza e tonno in scatola: si può mangiare?

Sushi: sì, se fresco e controllato

Il pesce crudo non presenta rischi per quel che riguarda l’infezione da parte di Toxoplasma gondii, ma, come è raccomandabile fare anche fuori gravidanza, è necessario assicurarsi della freschezza e dell’innocuità del pesce. Il rischio del consumo di pesce crudo (oltre ad un’immediata tossi-infezione, che però si risolve nel giro di qualche ora con una comune dissenteria, senza arrecare danni al feto) sta nella presenza di un parassita noto come Anisakis, che risulta ugualmente pericoloso anche se non si è incinte. Assicuriamoci quindi che il nostro sushi sia stato preparato con pesce di alta qualità, controllato, abbattuto (il pesce crudo deve essere congelato per almeno 24 ore a temperature inferiori a -20 °C) e ben conservato e godiamoci la nostra cena a base di sushi con tutta serenità!

Per un maggiore approfondimento: Mangiare sushi in gravidanza: perché no?

Salmone: sì cotto o marinato, no affumicato

Il salmone rappresenta una fonte ottima di omega 3 e le ultime linee guida consigliano l’assunzione di salmone anche più di una volta a settimana in gravidanza. Quando possibile, è da preferire quello pescato a quello allevato, poiché contiene una maggiore concentrazione di questi preziosi nutrienti; è consigliabile invece evitare quello affumicato, che è più a rischio di contaminazione da Listeria monocytogenes, un batterio che si adatta perfettamente ad ambienti in cui altri batteri alimentari (come la più nota salmonella) non sopravvivono, ed è pericoloso in gravidanza per i danni che può provocare al feto. Via libera quindi al salmone fresco, anche marinato, se piace, ma evitiamo i pesci affumicati.

Per un maggiore approfondimento: Salmone in gravidanza. Sì o no? Dipende

Molluschi: solo ben cotti

I molluschi possono essere consumati tranquillamente, ma è necessario cuocerli in modo da eliminare il rischio di infezione, non da parte di toxoplasma, ma da parte di salmonelle. La salmonella non passa la barriera placentare, ma, contratta in gravidanza, può risultare maggiormente fastidiosa, se consideriamo il fatto che comporterebbe l’assunzione di farmaci che sarebbero invece da limitare il più possibile.

Per un maggiore approfondimento: Molluschi in gravidanza: si possono mangiare?

Piatti pronti del negozio di gastronomia: via libera se si osservano tutte le misure igieniche

Consumare i piatti pronti della gastronomia o della tavola calda non è vietato, ma vale quanto detto per il sushi: è fondamentale essere sicuri della freschezza delle materie prime, dei metodi con cui i cibi sono stati trattati e manipolati e della loro conservazione. L’insalata di polpo ad esempio può risultare rischiosa se contaminata con carni crude (come succede se vengono tagliate nello stesso tagliere) o lasciata a temperatura ambiente e soggetta a contaminazione batterica per un tempo prolungato. Assicuriamoci quindi in primis che la gastronomia o la tavola calda dove acquistiamo sia un posto pulito e di fiducia.

Le arachidi: concesse se non ci sono allergie note

Se non ci sono particolari allergie note, le arachidi si possono consumare in tranquillità, anzi, è consigliabile portare in tavola tutta la frutta secca (noci, nocciole, mandorle, pistacchi ecc..), poiché ricca di acidi grassi mono e polinsaturi, oltre a minerali, vitamine, proteine e fibra. Solo un piccolo accorgimento: preferiamo quella non salata e soprattutto non tostata, poiché la tostatura degrada gli acidi grassi insaturi e molte vitamine antiossidanti come la vitamina E, determinando la perdita di molte preziose proprietà di questi alimenti.

Per un maggiore approfondimento: Gravidanza: posso mangiare le arachidi?

Carne di cavallo: sì, previa cottura

La carne di cavallo è un’ottima fonte di ferro (indispensabile in gravidanza) e si può consumare senza problemi previa cottura, come tutti gli altri tipi di carne, per evitare il rischio di toxoplasmosi.

Per un maggiore approfondimento: Carne di cavallo in gravidanza

Funghi: sì, se siamo certe al 100% della loro commestibilità!

I funghi in gravidanza possono essere tranquillamente consumati, dopo essersi accertate della loro commestibilità e della loro freschezza: anche i funghi non velenosi, infatti, se non freschi, potrebbero sviluppare sostanze tossiche che potrebbero avere qualche effetto collaterale.

Per un maggiore approfondimento: Funghi in gravidanza: come comportarsi?

Tutti gli articoli sono realizzati con la consulenza di Gabriele Piuri medico chirurgo, dottorando di ricerca in Nutrizione Sperimentale e Clinica e assistente clinico del dott. Attilio Speciani (noto immunologo e allergologo milanese, direttore scientifico del sito www.eurosalus.com) e Francesca Deriu, biologa nutrizionista e specializzanda in scienze dell'alimentazione, sempre dell’equipe del dott. Speciani.

19 Dicembre 2012
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