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Gravidanza

Le 4 fasi del parto

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08 Luglio 2008 | Aggiornato il 22 Maggio 2017
Secondo la classica suddivisione, il parto avviene in quattro "tempi": prodromico, dilatante, espulsivo e secondamento. Che cosa succede in ognuna di queste fasi e quanto durano? Ecco, a grandi linee, come si svolge il parto.

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Come si svolge il parto?
Secondo la classica suddivisione, il parto si compone di quattro "tempi": prodromico (il periodo di preparazione), dilatante, espulsivo e di secondamento, cioè di espulsione della placenta. Altri sistemi di classificazione individuano solo tre fasi, considerando le fasi dilatante ed espulsiva come parte di un unico periodo di travaglio attivo.
 

Primo tempo: la fase prodromica del parto

È  una fase di preparazione, nella quale i tessuti della mamma si preparano al passaggio e all'uscita del bambino. Nel complesso, può durare da poche ore a qualche giorno: difficile capire quando inizia, perché non sempre è caratterizzata da segnali precisi.

 

A volte passa addirittura inosservata, mentre in molti casi si accompagna a contrazioni preparatorie, che sono abbastanza irregolari e più o meno intense, ma sopportabili. «Inizialmente le contrazioni possono manifestarsi con una certa cadenza, arrestarsi per qualche ora e poi riprendere, soprattutto di notte. In genere sono simili a un dolore mestruale" spiega Sonia Brugali, ostetrica presso l’Ospedale Pesenti-Fenaroli di Alzano Lombardo (BG).

 

"A queste contrazioni possono abbinarsi altri segnali che avvisano che qualcosa sta cambiando" prosegue l'ostetrica. "Per esempio si perde il tappo mucoso (una sostanza gelatinosa che, proprio come un tappo, chiude il collo uterino) e si può avere qualche episodio di dissenteria o avvertire un senso di spossatezza”.

 

CHE COSA STA SUCCEDENDO  Un po’ per volta, il collo dell’utero si appiana, accorciandosi e assottigliandosi, fino ad assumere l'aspetto di un disco sottile. Per rendere l'idea, l'utero, che inizialmente ha la forma di una pera rovesciata, assume la forma di un'arancia, che consente di dare il via alla dilatazione.

 

Secondo tempo - La fase dilatante del parto
È l’inizio del travaglio vero e proprio, il momento in cui in genere si va in ospedale, e si distingue dal periodo prodromico per la tipologia di contrazioni, che diventano più dolorose e regolari. Si parla di travaglio vero e proprio quando le contrazioni si verificano all'incirca ogni cinque minuti e durano circa 40-60 secondi.

 

"Se il travaglio è fisiologico, non è necessario per la mamma ricoverata andare in sala travaglio o in sala parto" suggerisce Brugali. "Può tranquillamente restare in camera e fare tutto quel che le consente di favorire la dilatazione, alleviare il dolore e distrarsi: cambiare spesso posizione, camminare, oscillare appoggiata ad una grande palla (in ospedale ce ne sono sempre più spesso), fare una doccia o un bagno, mettere una boule dell’acqua calda sulla schiena, ascoltare musica".

 

E ancora: "Se lo desidera, la donna può assumere bevande o cibi zuccherini, come cioccolato o biscotti, che danno energia - anche al bambino - e non sono controindicati neppure in caso di cesareo, visto che quasi sempre si pratica l’anestesia loco-regionale”.


Per quanto riguarda la durata di questa fase, non ci sono certezze: i tempi sono molto variabili da donna a donna e dipendono da vari fattori. Tra questi, per esempio, caratteristiche materne, come la struttura fisica e la forma del canale del parto (ma anche componenti psicologiche), caratteristiche fetali, come le dimensioni, luogo in cui si partorisce e modalità di assistenza. In altre parole, anche il modo in cui viene vissuto il travaglio può influire sulla sua durata.

 

In generale, comunque, secondo le linee guida inglesi per il parto fisiologico, al primo parto la durata del travaglio fino alla fase espulsiva non dovrebbe superare le 18 ore, che scendono a 12 nel caso di figli successivi.

 

CHE COSA STA SUCCEDENDO Sotto lo stimolo delle contrazioni, il collo dell'utero si dilata progressivamente fino a raggiungere quella che viene considerata una dilatazione completa, pari a 10 cm. Intanto, la testa del bambino comincia a scendere lungo il canale del parto. In molti casi, il momento del travaglio è quello in cui avviene la rottura delle membrane, che a volte, però, può verificarsi anche prima.

 

Terzo tempo - La fase espulsiva del parto
È la fase della nascita e corrisponde al tempo in cui il feto percorre il canale del parto per uscire dal corpo della mamma.

 

In realtà, prima del periodo espulsivo vero e proprio c'è una fase di transizione, detta "latenza", che è come una pausa di riposo prevista dalla natura prima dello sprint finale: dura circa mezz’ora e sembra che le contrazioni si fermino e che il travaglio si sia bloccato, anche se la progressione del bambino sta continuando. “È una pausa fisiologica importante da rispettare, senza cercare di forzare i tempi, perché serve ai tessuti della mamma per adattarsi al passaggio del bambino” osserva Brugali.

 

Finito l’intervallo, la donna comincia ad avvertire i premiti,  cioè una sensazione impellente di spingere, come se dovesse scaricarsi. Che fare? “Semplicemente assecondare questo impulso, cercando la posizione che consente di spingere meglio: seduta, accovacciata, carponi su un materassino” risponde l'ostetrica.

 

Anche per questa fase, la durata è molto variabile: "Se si tratta del primo parto e non ci sono segni di sofferenza fetale, si può aspettare fino a due ore, o anche tre, se la partoriente ha fatto l’epidurale, mentre i parti successivi sono in genere più veloci".

 

CHE COSA STA SUCCEDENDO Il bambino sta scendendo lungo il canale del parto e, mentre lo fa, flette sempre più la testolina, con il mento verso il torace in modo da ridurre al minimo le sue dimensioni, e compie parziali rotazioni, per adattare i suoi diametri a quelli del bacino. Una volta uscita la testa, il piccolo, aiutato da un’altra contrazione della mamma, compie un’ultima rotazione, di circa 45 gradi, per liberare le spalle e finalmente "sgusciare" fuori.

 

Quarto tempo - La fase del secondamento.
Dopo la nascita, si recide il cordone ombelicale (clampaggio). Il momento in cui questo avviene varia da ospedale a ospedale: alcuni lo fanno subito, altri dopo che il cordone ha smesso di pulsare (in genere ci vogliono 2-3 minuti), una condizione che viene considerata più fisiologica.

 

L'ultima fase del parto è rappresentata dal secondamento, cioè l'espulsione della placenta, che avviene in genere nel giro di 15-20 minuti, ma con ampie variazioni individuali. In alcuni casi, l'ostetrica può tentare di favorire l'espulsione con lievi pressioni sulla parete addominale, che vengono tuttavia sconsigliate in un'ottica di pieno rispetto della fisiologia del parto. In ogni caso, se entro un'ora non succede nulla, può essere necessario un intervento attivo, cioè l'estrazione manuale della placenta, che avviene in sala operatoria con anestesia generale.

 

Uscita la placenta,  è il momento della sutura di eventuali lacerazioni, spontanee o dovute ad episiotomia.

 

Durante tutto questo periodo, se non ci sono (rare) complicazioni che richiedono interventi particolari, in genere la mamma ha modo di incontrare il suo bambino, che le viene appoggiato sul petto, in attesa che venga affidato alle puericultrici per il lavaggio e i dovuti controlli che eseguirà il neonatologo.

 

Di solito, dopo il parto la mamma rimane in sala parto per un paio d'ore con il suo piccolo: è un momento importante, in cui si mettono in atto meccanismi fisiologici di contrazione dell'utero - favoriti anche dalle prime suzioni al seno - che aiutano a ridimensionarlo e ad evitare emorragie.

 

Fonti per questo articolo: consulenza di Sonia Brugali, ostetrica presso l’Ospedale Pesenti-Fenaroli di Alzano Lombardo (BG); manuale Fisiologia della nascita, di R. Spandrio, A. Regalia e G. Bestetti (Carocci, 2014). 

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