Il termine della gravidanza si avvicina e il pancione comincia a diventare un po’ troppo ingombrante. Ecco che ti viene da pensare: ci sarà qualche metodo per accelerare i tempi e facilitare il parto?
Vediamo che cosa c’è di fondato con l’aiuto di Maria Vicario, Coordinatore degli Insegnamenti Tecnico-pratici e di Tirocinio al Corso di laurea in Ostetricia della II Università degli Studi di Napoli.
“Su questo tema le dicerie non si contano” esordisce l’ostetrica: “alcune derivano dalla tradizione, altre si diffondono con il passaparola, ma solo poche hanno un fondamento scientifico. In ogni caso è d’obbligo premettere che qualunque tecnica potrebbe essere adottata solo se la gravidanza è giunta a termine, e cioè se sono trascorse 41settimane e 3 giorni.
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Non per niente, in base alle linee guida nazionali, prima di questa epoca non va adottata alcuna procedura se non su precisa indicazione clinica. È vero che la gravidanza si considera a termine già a partire dal compimento della 37ma settimana, ma può darsi che il bebè abbia ancora bisogno di alcune settimane e non possiamo essere noi a programmare o pilotare il nostro travaglio, il cui avvio è determinato da un perfetto equilibrio di ormoni”.
Come a dire: quando il frutto è maturo, cade da solo e non è il caso di staccarlo dal ramo ancora acerbo. Ma quando è maturo, possiamo dargli un ‘aiutino’?
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