Hai appena scoperto di essere incinta, tra i vari esami del sangue hai fatto il toxo-test e hai scoperto di non essere immune alla toxoplasmosi. Quali sono tutti gli accorgimenti utili per evitarla adesso che aspetti un bebè?
- Che cos’è La toxoplasmosi è un’infezione causata da un parassita, il toxoplasma gondii, e, una volta contratta, lascia un’immunità permanente (quindi non si rischia più di ammalarsi). Spesso non ci si accorge nemmeno di averla avuta, dal momento che non dà sintomi particolari, però se presa in gravidanza può essere rischiosa per il bambino.
- I rischi per il bebè. Se la mamma contrae l’infezione, non è detto che anche il feto si infetti. Se però questo avviene, i danni possono essere tanto maggiori quanto più precocemente avviene il contagio. A dire il vero, all’inizio della gravidanza, è estremamente difficile che il toxoplasma arrivi al feto, ma se succede, i rischi possono essere anche seri, come aborto spontaneo, danni al sistema nervoso centrale o lesioni oculari. Verso la fine della gravidanza, il passaggio trans-placentare è più facile, ma a quel punto i rischi possibili sono minori.
- Basta un test. Per sapere se la mamma è immune alla toxoplasmosi, già prima del concepimento il ginecologo consiglia di effettuare il toxo-test, un semplice esame del sangue per rilevare la presenza degli anticorpi contro il toxoplasma. Se l’esito è positivo, la mamma può stare tranquilla e non occorre ripetere l’esame; se l’esito è negativo, il test va ripetuto a cadenza mensile, per verificare che la mamma non abbia contratto l’infezione. L’esame è a carico del SSN per tutta la gravidanza.
|
Che cosa fare se si scopre di aver contratto la toxo in gravidanza Se l’esame era negativo subito prima del concepimento e poi risulta positivo durante i controlli dei nove mesi, come comportarsi? “La prima cosa da fare è ripetere il test in un laboratorio dove ci sia una competenza specifica, ad esempio in una struttura ospedaliera di II livello”, suggerisce Irene Cetin, responsabile dell’U.O. di ostetricia e ginecologia presso l’Ospedale Luigi Sacco di Milano e Professore dell'Università di Milano. “Talvolta un test risultato positivo in un laboratorio comune ha fatto riscontrare esito negativo quando eseguito in un laboratorio specializzato, che utilizza metodiche di analisi più sofisticate. Nel caso in cui sia confermata l’infezione, si può eseguire il cosiddetto test di avidità, che è un esame del sangue che consente di sapere se l’infezione è avvenuta nei tre mesi precedenti o ancor prima, e quindi capire se l’infezione è avvenuta quando la gravidanza era già in atto. Se si sospetta che il toxoplasma abbia oltrepassato la barriera placentare ed abbia infettato il bebè, si esegue un’amniocentesi, che consente di verificare con certezza se è il germe è presente nel liquido amniotico”. Come si cura. “Se la mamma contrae la toxoplasmosi, viene sottoposta subito ad una terapia antibiotica (che dovrà proseguire fino al termine della gravidanza) in grado di oltrepassare la barriera placentare e di raggiungere anche il feto, in modo da scongiurare il rischio di infezione” spiega la prof. Cetin. “Ma la miglior cura è la prevenzione: effettuare con regolarità (una volta al mese) il test della toxoplasmosi consente di intervenire tempestivamente , possibilmente prima che il germe arrivi al bebè”. |
- Come evitare la toxo. La toxoplasmosi si può contrarre solo se si ingerisce il parassita, che può essere presente nelle feci del gatto, nella carne degli animali o sulle verdure (eventualmente contaminate dalle feci del gatto). Ecco allora le precauzioni da adottare per evitare il contagio:
- Se si vuole mangiare verdura cruda, è importante lavarla con cura, per asportare residui di terriccio. Utile aggiungere nell’acqua di lavaggio un po’ di bicarbonato o di amuchina, che aiutano a rimuovere lo sporco. Meglio fare un risciacquo ‘domestico’ anche se si acquista al super l’insalata già lavata e confezionata.
- Nessun divieto per la verdura cotta, dal momento che la cottura è in grado di distruggere il germe.
- Per quanto riguarda la frutta, quella che cresce sugli alberi non dà problema, per i frutti a contatto con la terra, come le fragole, valgono le stesse precauzioni della verdura cruda.
- La carne deve essere consumata sempre cotta. Sì a cotolette e roast beef, ma solo se la carne è ben cotta anche all’interno. Assolutamente vietate le bistecche al sangue o il carpaccio.
- Come salumi, sono consentiti quelli cotti, come la mortadella e il prosciutto cotto. No invece a prosciutto crudo, salame, bresaola, speck & co, a meno che non li consumiamo cotti nelle pietanze. È vero che i prodotti industriali sono più sicuri di quelli artigianali, ma nel dubbio meglio non rischiare. Inoltre non è sicuro che la stagionatura o il congelamento siano sufficienti ad inattivare il toxoplasma. Anche i wurstel si possono consumare solo cotti.
- Dopo aver maneggiato carne o verdure crude, è sempre buona regola lavare bene le mani con acqua e sapone.
- Nessuno rischio toxoplasmosi se si consuma pesce crudo, come il sushi, però in gravidanza è consigliabile evitarlo perché può contenere altri germi, come la salmonella
- Gatti sì o no? Sono i primi contro i quali si punta il dito, in realtà è davvero difficile che un gatto domestico contragga la toxoplasmosi, a meno che non vada in giardino, dove potrebbe venire a contatto con terreno contaminato. Il vero pericolo è costituito dai gatti randagi.
Per una precauzione in più, è consigliabile far pulire agli altri membri della famiglia la sua lettiera o indossare i guanti (il toxoplasma viene espulso con le feci e le urine), ma non è assolutamente il caso di allontanare il gatto da casa!
Stesso discorso per il giardinaggio: il pericolo potrebbe esserci se il terreno è stato contaminato da feci di animali infetti, ma basta mettere i guanti e lavare le mani al termine dei lavori.
- Leggi anche l'articolo sul citomegalovirus


















E per chi e' immune alla Toxo? Perche' non ci sono articoli per chi invece e' immune? Ci possiamo concedere tutto?
Grazie dell'attenzione.
saluti
Jill
(1 Commento)