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Allattare in gravidanza

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10 Maggio 2013
Anche durante i nove mesi si può continuare ad allattare un altro figlio, se la mamma e bebè lo desiderano. L’allattamento non aumenta il rischio di aborto o parto pretermine né priva la mamma o il feto di nutrienti.

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L’allattamento può aumentare il rischio di aborto o parto prematuro; può provocare carenze nell’organismo materno; può rallentare la crescita del feto: sono le credenze che aleggiano più di frequente quando si parla di allattamento durante i nove mesi o del cosiddetto allattamento ‘in tandem’. “Nessuna di queste preoccupazioni ha un fondamento scientifico, ma si tratta solo di supposizioni fatte dagli operatori sanitari sulla base di deduzioni o atteggiamenti prudenziali, perché non vi è alcuna documentazione sui presunti rischi di un allattamento protratto anche in caso di seconda gravidanza” sottolinea Riccardo Davanzo, neonatologo presso l’ospedale Burlo Garofolo di Trieste ed esperto di allattamento al seno.

L’allattamento non sottrae nutrienti alla futura mamma.

È vero che durante la gravidanza aumenta il fabbisogno di certi nutrienti, ma se la futura mamma si alimenta in modo corretto ed equilibrato, senza diete di esclusione, il suo organismo può tranquillamente far fronte ad entrambi gli ‘impegni’. Leggi anche: alimentazione in gravidanza

Il feto cresce normalmente.

Infondato anche il timore che il feto non cresca adeguatamente a causa dell’dispendio supplementare per produrre il latte, sempre che la futura mamma abbia una nutrizione normale. Leggi anche: la lunghezza del feto nel pancione

Anche il bambino allattato cresce bene.

Se la mamma è di nuovo incinta, il bambino sarà già grandicello ed avrà senz’altro iniziato lo svezzamento, pertanto il latte materno costituisce una parte minoritaria di un’alimentazione più varia e completa, dalla quale viene il maggior apporto nutritivo. Leggi anche: calcola il percentile online del bambino

Allattare non aumenta il rischio di aborto…

Secondo luoghi comuni, la suzione stimolerebbe contrazioni dell’utero che potrebbe di conseguenza espellere il prodotto del concepimento. “Anche questa tesi è infondata” commenta il dott. Davanzo. “In proposito è stato condotto un solo studio che ha dimostrato che l’incidenza di aborto nelle donne che hanno continuato ad allattare ed in quelle che prudenzialmente hanno deciso di smettere è stata identica.”

… né il rischio di parto pretermine.

“Anche questo è falso, perché i meccanismi che attivano un parto prima del termine sono molteplici ed in parte non ancora noti, ma quel che è certo è che non basta lo stimolo determinato dalla suzione ad innescare il complesso processo di un parto anzitempo” prosegue il dott. Davanzo. “Diverso il caso in cui la donna nel terzo trimestre abbia già delle contrazioni che costituiscono una minaccia di parto prematuro, caso in cui sarebbe opportuno evitare stimolazioni ulteriori dell’attività contrattile. Così come è opportuna l’interruzione dell’allattamento nel terzo trimestre se c’è una gravidanza gemellare, che già di per sé porta ad anticipare i tempi del parto per il maggiore spazio occupato dai due feti. Ma nel primo e nel secondo trimestre non ci sono controindicazioni a continuare”.

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