Nostrofiglio

Gravidanza

Toxoplasmosi in gravidanza: 7 cose da sapere

m2700187-toxoplasma_gondii_parasites_tem-spl

24 Marzo 2009 | Aggiornato il 02 Maggio 2017
Contrarre la toxoplasmosi in gravidanza può essere pericoloso per la salute del bambino. Ecco come prevenire l'infezione e come comportarsi se, invece, si scopre di averla contratta.

Facebook Twitter Google Plus More

1) Che cos'è la toxoplasmosi?
La toxoplasmosi è un'infezione causata da un microrganismo chiamato Toxoplasma gondii. Nella grande maggioranza dei casi non ci si accorge nemmeno di averla avuta, perché dà sintomi lievi e generici, come stanchezza, mal di testa o di gola, sensazione di "ossa rotte". Una volta contratta, lascia un'immunità permanente, cioè non si rischia più di ammalarsi. Il problema, però, è che se presa in gravidanza può essere molto pericolosa per il bambino, visto che può passare al feto attraverso la placenta.

 

2) Quali rischi per il bebé?
 Se la mamma contrae l'infezione durante i mesi di gravidanza, non è detto che anche il feto si infetti. Se però questo avviene, i danni possono essere tanto maggiori quanto più precocemente avviene il contagio.

 

“Per fortuna all’inizio della gravidanza è difficile che il toxoplasma arrivi al feto, ma se questo succede, i rischi possono essere anche seri: per esempio aborto spontaneo, malformazioni, danni al sistema nervoso centrale che possono portare a ritardo mentale o a epilessia oppure lesioni agli occhi che possono provocare cecità” spiega Irene Cetin, responsabile dell’Unità operativa di ostetricia e ginecologia presso l’Ospedale Luigi Sacco di Milano e Professore dell'Università di Milano. “Viceversa, verso la fine della gravidanza il passaggio attraverso la placenta è più facile, ma a quel punto i rischi possibili sono minori”.

 

3) Il toxo-test per sapere se si è immuni oppure no
Per sapere se si è immuni oppure sensibili all'infezione basta un semplice esame del sangue che permette di rilevare la presenza di anticorpi contro il toxoplasma. Il test può essere eseguito anche prima del concepimento, oppure nell'ambito della prima batteria di esami che viene consigliata alla mamma alla prima visita della gravidanza. Se la donna risulta immune, può stare tranquilla per tutti i nove mesi e non è necessario ripetere il test.

 

Altrimenti può risultare suscettibile di infezione, se non l'ha mai contratta (in questo caso il test dovrà essere ripetuto ogni mese), o a rischio di trasmetterla al feto, se l'ha contratta proprio durante la gravidanza. L'esame è a carico del SSN per tutti i mesi di attesa.

 

Come leggere i risultati del test
Il toxo-test ricerca nel sangue la presenza di anticorpi specifici (detti immunoglobuline) contro il  parassita. In particolare, si cercano due tipi di immunoglobuline: le IgM, che si formano quando c’è un’infezione in corso e quindi segnalano che la malattia è in atto e le IgG, le immunoglobuline della ‘memoria’ che rimangono in circolo a segnalare che l'organismo ha incontrato il parassita in passato. Sono possibili diversi casi.
- IgM e IgG entrambe negative (cioè inferiori ai valori di riferimento indicati dal laboratorio): vuol dire che la donna non ha mai contratto l’infezione. Questo significa che dovrebbe prestare attenzione a certe norme igieniche di prevenzione.
- IgM negative e IgG positive: vuol dire che la donna ha già contratto la toxoplasmosi in passato ma non ha un’infezione in corso. Ormai è immune e non ci sono rischi per il feto.
- IgM positive e IgG negative: sta ad indicare che la donna non aveva mai contratto l’infezione in passato, ma che nel momento dell'esame l’infezione è in corso.
- IgM e IgG entrambe positive: vuol dire che l’infezione c’è stata e potrebbe essere ancora in atto, così come potrebbe significare che è avvenuta fino a 3-4 mesi prima, visto che le IgM impiegano 3-4 mesi prima di diventare negative. Per sapere con maggior esattezza quando può essere avvenuta l'infezione può essere fatto un test particolare, chiamato test di avidità.


4) Che cosa fare se si scopre di aver contratto la toxo in gravidanza
Come comportarsi se l’esame era negativo subito prima del concepimento e poi risulta positivo durante i controlli dei nove mesi? “La prima cosa da fare, per sicurezza, è ripetere il test presso un centro di riferimento specializzato, come un ospedale di secondo livello, più attrezzato su queste analisi" suggerisce Irene Cetin.

 

Nel caso in cui sia confermata l’infezione, si può eseguire il cosiddetto test di avidità, cioè un esame del sangue che consente di sapere se l’infezione è avvenuta nei tre mesi precedenti o ancor prima, e quindi capire se è stata contratta quando la gravidanza era già in atto. Se è questo il caso, per sapere con certezza se effettivamente il toxoplasma ha oltrepassato la barriera placentare e infettato il bambino occorre eseguire un’amniocentesi, che permette di evidenziare l'eventuale presenza del microrganismo nel liquido amniotico.

 

5) Trattamenti possibili
“Se la mamma contrae la toxoplasmosi in gravidanza, viene sottoposta subito ad una terapia antibiotica che riduce il rischio di trasmissione al feto dell'infezione e che, nel caso la trasmissione sia già avvenuta, riduce il rischio di gravi conseguenze” spiega la professoressa Cetin. Con le attuali possibilità di trattamento, almeno il 90% dei bambini che contraggono l'infezione in utero nasce senza sintomi evidenti.

 

6) Come evitare la toxo
 L'infezione può essere contratta solo se si ingerisce il parassita, che può essere presente nelle carni di animali infetti, nelle feci di gatto, nel terreno in cui abbia defecato un gatto infetto e su frutta e verdura (eventualmente contaminate da feci o terreni a loro volta infetti). Ecco allora le precauzioni da adottare per evitare il contagio:

 

  • Se si vuole mangiare verdura cruda, è importante lavarla abbondantemente e con cura, per asportare residui di terriccio. Utile aggiungere nell’acqua di lavaggio un po’ di bicarbonato o di soluzioni disinfettanti apposite, che aiutano a rimuovere lo sporco. Meglio fare un risciacquo ‘domestico’ anche se si acquista al super l’insalata già lavata e confezionata.
  • Nessun divieto per la verdura cotta, dal momento che la cottura è in grado di distruggere il germe.
  • Per quanto riguarda la frutta, quella che cresce sugli alberi non dà problemai, mentre per i frutti a contatto con la terra, come le fragole, valgono le stesse precauzioni previste per la verdura cruda.
  • La carne deve essere consumata sempre cotta. Sì a cotolette e roast beef, ma solo se la carne è ben cotta anche all’interno. Vietate le bistecche al sangue o il carpaccio. Vietato anche assaggiare carne cruda o semicruda mentre la si prepara per il pasto.
  • Come salumi, sono consentiti quelli cotti, come la mortadella e il prosciutto cotto. “No invece a prosciutto crudo, salame, bresaola, wurstel e speck, a meno che non li consumiamo cotti nelle pietanze” evidenzia Iren Cetin. “È vero che i prodotti industriali sono più sicuri di quelli artigianali, ma nel dubbio meglio non rischiare”.
  • Dopo aver maneggiato carne o verdure crude, è sempre buona regola lavare bene le mani con acqua e sapone.
  • Nessuno rischio toxoplasmosi se si consuma pesce crudo, come il sushi. Però in gravidanza è consigliabile evitarlo perché può contenere altri germi, come la salmonella.
  • Il giardinaggio non è vietato, ma occorre mettersi i guanti e lavare bene le mani al termine dei lavori, per evitare il contatto con un terreno che potrebbe essere stato contaminato da  feci di animali infetti.

7) Gatti sì o no?
Sono i primi contro i quali si punta il dito, ma in realtà è davvero difficile che un gatto domestico (sempre vissuto in casa e non precedentemente randagio) possa contrarre la toxoplasmosi e trasmetterla all’uomo. A meno che, naturalmente, non vada in giardino ed entri in contatto con terreno contaminato.

Il problema, comunque, è limitato alle feci e dunque alla lettiera: per una precauzione in più, è consigliabile farla pulire ad altri membri della famiglia oppure indossare i guanti e lavare le mani con sapone ed acqua corrente al termine delle operazioni di pulizia. “Va specificato tuttavia che le cisti del parassita si schiudono circa 2-3 giorni dopo la deposizione delle feci, a una temperatura ambientale di 24°C e ad alta umidità" afferma Cetin. "Dunque,  il rischio di contaminazione viene notevolmente ridotto se la lettiera viene pulita ogni giorno”.

 

Fonti per questo articolo: pagina web di Epicentro (Istituto superiore di sanità); consulenza di Irene Cetin, responsabile dell’Unità operativa di ostetricia e ginecologia presso l’Ospedale Luigi Sacco di Milano e professore dell'Università di Milano.