A poche settimane dal parto

Il tampone vaginale in gravidanza

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Si fa tra la 34-36ma settimana di gestazione e serve per individuare un batterio innocuo per la mamma e il feto ma potenzialmente pericoloso per il bebè al momento della nascita. Se il test è positivo basta fare una terapia antibiotica

Il tampone vaginale/rettale in gravidanza si esegue fra la 34-36ma settimana di gestazione e serve per individuare la presenza dello Streptococco beta-emolitico di gruppo B o Streptococcus agalactiae, un batterio innocuo per la mamma e per il feto ma potenzialmente pericoloso per il bebè al momento della nascita. Se il test è positivo, è sufficiente una terapia antibiotica prima del parto per debellarlo.

Il tampone è un prelievo, non invasivo

“Il tampone vaginale/rettale è un prelievo di una piccola quantità di secreto vaginale e rettale, assolutamente indolore e non invasivo per la futura mamma” specifica Manuela Wally Ossola, Responsabile Patologia della Gravidanza presso la Clinica Mangiagalli di Milano.

Si esegue verso la fine della gravidanza

Il prelievo si esegue tra la 34° e la 36° settimana di gestazione, in modo da avere il risultato con congruo anticipo rispetto alla data del parto (per avere l’esito occorrono pochi giorni).

Serve per individuare un batterio ...

Si fa per evidenziare la presenza o meno dello Streptococco beta emolitico di tipo A, un germe che può esser presente abbastanza di frequente nell’ambiente vaginale-rettale. “E’ un batterio che non arreca alcun fastidio alla donna (che di solito neanche si accorge di averlo contratto) e durante la gestazione in genere non si trasmette al feto” specifica la ginecologa.

... potenzialmente pericoloso per il neonato

E’ importante rivelare la sua presenza perché potrebbe contaminare il bambino al momento del parto, durante il passaggio lungo il canale vaginale. “Il rischio che il bambino, una volta contaminato, contragga l’infezione è molto basso” sottolinea la dott.ssa Ossola, “se però questo si verifica le conseguenze possono essere molto serie poiché l’infezione, sia pure in rari casi, può diventare sistemica (setticemia) e provocare meningite o morte neonatale”.

Perché si fa un prelievo vagino-rettale

“Si fanno entrambi i prelievi perché l’ambiente intestinale può essere facilmente colonizzato dal germe e spesso possono esserci contaminazioni tra un canale e l’altro” spiega l’esperta.

Tampone positivo? Cura antibiotica

La strategia terapeutica prevede che all’inizio del travaglio la mamma venga sottoposta a una cura antibiotica per via endovenosa ogni quattro ore, che consente di raggiungere rapidamente concentrazioni adeguate di farmaco nel sangue, atte a sterilizzare l’ambiente vaginale.

Perché la copertura antibiotica sia efficace, è sufficiente iniziare la somministrazione quattro ore prima dell’espletamento del parto. È importante che la terapia venga instaurata all’inizio del travaglio e non prima altrimenti si potrebbero selezionare batteri resistenti che quindi sono ancora ‘vivi e vegeti’ al momento del parto.

Una somministrazione massiccia di antibiotico può arrecare danni al neonato? “No, anzi gli fornirà una copertura antibiotica in concentrazioni rapidamente efficaci che lo proteggerà ulteriormente dal rischio di infezione” risponde la ginecologa.

Nessun farmaco per chi fa il cesareo

La profilassi antibiotica non viene effettuata se la donna partorisce con cesareo (a meno che non ci sia stata rottura del sacco amniotico, che potrebbe favorire la risalita di infezioni nell’utero) semplicemente perché con il cesareo il bambino non passa attraverso il canale vaginale.

Controlli al bebè dopo la nascita

Anche se la profilassi antibiotica è stata eseguita correttamente, dopo la nascita al bambino viene effettuato un tampone a livello oro-faringeo e a livello delle orecchie per escludere che abbia contratto l’infezione. In caso di esito positivo, anche il bebè verrà sottoposto ad una terapia antibiotica. La neomamma invece non dovrà più seguire alcuna terapia, né sono previsti controlli a distanza, a meno che la donna non avverta fastidi, come bruciore o prurito vaginale.

Il tampone non rientra tra gli esami gratuiti

Il tampone vagino-rettale non è un esame di routine, anche se è altamente consigliato dalle nuove Linee Guida sulla gravidanza fisiologica emanate dal Ministero della Salute. Non rientra tra gli esami offerti gratuitamente dal SSN ed i costi variano da regione a regione.

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22 Maggio 2011
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