Per chiarire i dubbi delle mamme, abbiamo intervistato il prof. Prof Gian Vincenzo Zuccotti, Direttore Cattedra Clinica Pediatrica e Direttore Dipartimento Materno-infantile Università degli Studi di Milano - AO Luigi Sacco.
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Che cos'è la mononucleosi? La mononucleosi è un infezione causata da un virus che appartiene alla famiglia degli Herpesviridae, chiamato Epstein-Barr Virus (EBV). |
Come riconoscerla?
Nei lattanti e nei bambini nei primi anni di vita spesso l’infezione decorre in maniera asintomatica o con sintomi lievi che si possono confondere con quelli di una semplice influenza, come febbricola o mal di gola. Nelle età successive il quadro clinico diventa più tipico: dopo una fase iniziale caratterizzata da febbre, cefalea, stanchezza, mal di gola, dolori addominali e muscolari, compaiono sia un ingrandimento dei linfonodi cervicali (ma anche di linfonodi in altre sedi corporee) sia un’infiammazione intensa delle tonsille, del faringe e delle adenoidi. Le tonsille in particolare possono apparire molto arrossate e tumefatte e presentare una membrana biancastra che rende difficoltosa e dolorosa la deglutizione dei cibi. Possono inoltre essere presenti piccoli puntini rossi sul palato e gonfiore alle palpebre. Talvolta si riscontra un aumento di volume della milza e del fegato, inoltre può manifestarsi un esantema generalizzato su tutto il corpo.
Come si diagnostica?
La diagnosi di mononucleosi viene posta sia sulla base del quadro clinico sia sugli esiti degli esami del sangue, che mostrano un aumento degli indici infiammatori (tipicamente si riscontra una diminuzione dei neutrofili, un aumento dei linfociti e dei monociti e la presenza in circolo dei linfociti atipici); se c’è interessamento epatico, si verifica anche un aumento delle transaminasi e della bilirubina. Per avere la conferma definitiva della diagnosi, infine, è possibile l’accertamento sierologico mediante la reazione di Paul-Bunnel-Davidsohn e degli anticorpi specifici anti EBV.
Come si trasmette la mononucleosi?
La trasmissione della mononucleosi avviene sia per via diretta tramite la saliva (per tale motivo viene è chiamata “malattia del bacio”) sia per via indiretta, ad esempio tramite la condivisione di cibo e bevande dallo stesso contenitore o attraverso lo scambio di bicchieri, posate, rossetti usati da un soggetto infetto.
Si ricordi però che il virus permane nella saliva a lungo, anche fino a 6-9 mesi dall’infezione acuta e saltuariamente anche ad anni di distanza dall’episodio infettivo, quindi il soggetto potrebbe potenzialmente continuare ad essere contagioso per anni.
Ci sono fasce d’età più ‘a rischio’?
Nei paesi industrializzati la mononucleosi è molto comune nei primi anni di vita, tuttavia la fascia di età a maggior rischio è quella degli adolescenti e dei giovani adulti (15-25 anni), in quanto spesso adottano comportamenti (baci e scambi di oggetti) che implicano uno stretto contatto interpersonale.
Qual è il decorso della malattia?
Il decorso della malattia è estremamente variabile da paziente a paziente.
Il periodo di incubazione nell’adolescente è di circa 30-50 giorni mentre è più breve (10-15 giorni) nel bambino più piccolo; la fase acuta dura circa 15 giorni, con una sintomatologia più o meno intensa. In ogni caso, la gran parte dei sintomi tende a scomparire nell’arco di 2-4 settimane.
In genere la prognosi della malattia è buona: le complicanze sono poco frequenti e possono riguardare diversi apparati del nostro organismo, inoltre si può riscontrare riduzione temporanea del numero di alcune cellule del sangue (piastrine, granulociti) e dell’emoglobina. La complicanza più temibile è la rottura della milza, che può insorge in seguito a traumi anche di lieve entità nei soggetti in cui si manifesta un aumento di volume dell’organo.
Come si cura?
Non esistono terapie specifiche per la mononucleosi: la malattia infatti si risolve in maniera spontanea in 2-4 settimane senza dover ricorrere all’assunzione di particolari farmaci quali antibiotici ed antivirali. L’unica terapia per la mononucleosi in molti casi rimane il riposo a letto, associato alla somministrazione di antipiretici ed anti-infimmatori. Soltanto nei casi più gravi, caratterizzati da eccessivo ingrossamento tonsillare, importante ingrossamento dei linfonodi ed insorgenza di complicanze è previsto il ricorso, per alcuni giorni, ai farmaci corticosteroidei. In caso di aumento del volume della milza, infine, è consigliato il riposo e l’astensione da attività sportiva per un paio di mesi, per evitare il rischio di traumi addominali che potrebbero causare la rottura della milza.
Dopo che è guarita, la mononucleosi può lasciare 'strascichi'?
Il sintomo che tende a persistere anche per diversi mesi dall’infezione è la stanchezza fisica associata spesso a difficoltà di concentrazione, che possono compromettere in maniera significativa le attività quotidiane del bambino e dell’adolescente. Sarà il pediatra a valutare se ricorrere ad integrazioni vitaminiche per combattere tale spossatezza.
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simi sei una vera cagna bastarda
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