Un urlo improvviso (spesso di notte), un pianto che continua disperato; il bambino si mette una mano sull’orecchio oppure si tira il lobo. I segni sono inequivocabili: è l’otite media acuta, il disturbo più diffuso (colpisce tre bambini su quattro, i maschi più delle femmine) e, tra quelli non gravi, il più temuto dai genitori.
Per forza: il dolore provocato dall’otite è probabilmente il più forte che a un bimbo solitamente in buona salute può capitare di provare (il che mette in agitazione mamma e papà) e comunque l’otite può portare a complicazioni come la perforazione del timpano (che però guarisce spontaneamente dopo qualche giorno) e perfino alla mastoidite, un’infezione che qualche volta non si risolve se non con un piccolo intervento chirurgico.
Ma che cos’è l’otite e perché colpisce soprattutto i bambini? I più piccoli hanno la tuba di Eustachio (il canale che collega la gola e le cavità nasali con l’orecchio) più stretta, più corta e più orizzontale degli adulti, anche in rapporto alle dimensioni della testa. È quindi più facile che i virus o i batteri presenti in gola o dietro il naso a causa di un comune raffreddore possano risalirla, raggiungendo il cosiddetto “orecchio medio” una piccola cavità delle dimensioni di un pisello separata dall’esterno dalla membrana del timpano (quella che, vibrando, ci consente di udire i suoni poiché li trasmette, per mezzo di tre ossicini, al cervello). Una volta annidati nell’orecchio medio, i batteri provocano la produzione di pus, che riempie la cavità e preme sul timpano causando un forte dolore e, se l’otite è particolarmente forte o non viene curata subito, rompendo la membrana timpanica.
Risultato: il bambino che fino a quel momento aveva solo il naso chiuso e il “moccolo”, ma tutto sommato stava bene, comincia a gridare forte e la corsa dal pediatra o al pronto soccorso è inevitabile anche se non sempre c’è febbre. Solo il pediatra, infatti può diagnosticare con certezza un’otite, perché riesce a vedere il timpano con l’aiuto dell’otoscopio (quello strumento a forma di imbuto e dotato di luce che infila nell’orecchio del piccolo). Se lo vede rosso e infiammato, o addirittura perforato, di solito prescrive una cura antibiotica di 7-10 giorni, che uccidendo i batteri risolve anche l’otite.
Alcuni specialisti, tuttavia, visto che il 20% delle otiti sono di origine virale e non batterica (e contro i virus gli antibiotici non servono a nulla), preferiscono aspettare 48 ore, curando il bambino solo con antidolorofici (paracetamolo), e solo se l’infezione non scompare prescrivono in un secondo tempo gli antibiotici. Da non sottovalutare. L’attenzione a un malanno comune e piuttosto “banale” come l’otite è più che giustificata: il piccolo che soffre spesso di questo disturbo passa diverse settimane all’anno senza poter sentire bene ciò che gli dicono i genitori o le educatrici della scuola materna (il timpano infiammato, infatti, non vibra quasi più).
Per questo motivo se le otiti si ripetono troppo spesso, possono provocare un danno all’apprendimento del linguaggio che, in casi estremi, potrebbe non essere più pienamente recuperato. Cure preventive. Per questo, in particolari casi, ci sono pediatri che consigliano una cura antibiotica “preventiva”: bassi dosaggi da prendere per l’intero inverno e che di fatto impediscono ai piccoli molto sensibili di ammalarsi di otite anche se frequentano l’asilo o la scuola materna.
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Quattro suggerimenti anti otite Difficile prevenire l’otite, soprattutto se il piccolo frequenta il nido o la materna, veicoli di batteri e infezioni; tuttavia si possono mettere in pratica alcuni consigli:
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