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La 'tata' straniera cura tuo figlio. Ma il suo chi lo cura?

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Iniziative: La 'tata' straniera cura tuo figlio. Ma il suo chi lo cura?
 © www.flickr.com

Se mancano i nonni o il servizio pubblico, bisogna organizzarsi. Lo stanno facendo anche le comunità di stranieri in Italia che per aiutare i genitori con pochi mezzi hanno dato vita a micronidi, asili autogestiti, ludoteche e doposcuola.

A Roma è un'istituzione storica la 'Munting Tahanan', la 'piccola casa' fondata nel 1996 dalla comunità filippina che accoglie i bambini da 0 a tre anni. L'asilo è nato "perché alcune mamme non sapevano più dove mettere i loro figli - racconta la coordinatrice Nely tang, sociologa filippina a Metropoli-Repubblica - ma volevano risparmiarsi il dolore di mandarli ad allevare in patria nei primi anni di vita".

Oggi sono 40 i bambini che tutte le mattine vengono accolti dal centro tra gli alti e i bassi dei finanziamenti. "Non ci sono solo figli di filippini, ma anche di capoverdiani, peruviani, boliviani e qualche italiano - dice Tang -. I genitori se la cavano con 125 euro per ogni bimbo" grazie a un bando del comune di Roma che permette di contenere le spese. Nei tempi di magra però la retta è arrivata anche a 280 euro.

A Torino invece è sorto il micronido 'Alma terra', nell'ambito del centro fondato da donne straniere e italiane Alma mater. "Ora è tutto più strutturato, possiamo accogliere meno bambini, solo otto in due turni per evitare che restino a pranzo, visto che non ci permettono di preparare qui i pasti per loro - dice a Metropoli l'operatrice siriana Ranah Nahas -. E non possiamo più aiutare le mamme che da un momento all'altro devono lasciare un bambino per un'emergenza, come per esempio in caso di ricovero in ospedale o per un nuovo parto. per cui non è che siamo molto contente di questa trasformazione. Positivo è che per ora ci permettono ancora di tenere anche figli di donne senza permesso di soggiorno".

A Genova, il bengalese Sultan Mahamud ha costituito il 'BanglaCulture&Education center'. "Il centro accoglie i bambini i cui genitori lavorano grazie all'attività di due volontarie di origine bengalese - dice Mahamud -. Qui vengono a imparare l'inglese, il bangla, la nostra cultura e un po' di religione. Perché ci sono bambini musulmani, buddisti, induisti e cattolici".

Infine a Giugliano, in provincia di Napoli, si pensa a uno spazio che "non sarà proprio un asilo nido, ma un baby parking in cui le giovani mamme potranno portare i loro bambini", conclude natalyia Trybushuk dell'Unione donne ucraine in Italia.

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