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La parola agli esperti

Nanna, come far dormire il bambino

La parola agli esperti: Nanna, come far dormire il bambino

Si può insegnare ai bambini a fare la nanna? Ma soprattutto, è giusto pretendere che un bambino sin dai primi mesi ‘impari’ a fare la nanna? E qual è il metodo migliore per farlo addormentare (o riaddormentare) la sera o durante la notte?

Abbiamo chiesto il parere di alcuni esperti del settore, ognuno con competenze e professionalità diverse, e le risposte, a volte discordanti fra loro, ci fanno capire che non esiste ‘IL’ metodo migliore in assoluto ed è giusto che ogni famiglia adotti le tecniche che sente più congeniali per sé e per il proprio bambino.

Riccardo Davanzo,neonatologo presso l’ospedale Burlo Garofolo di Trieste, sottolinea, in particolare, che i neonati, specie se sono allattati al seno, hanno esigenze e ritmi dettati dalle poppate, ma anche dal legittimo bisogno di ricevere rassicurazione e conforto dalla mamma: ecco perché possono svegliarsi anche numerose volte durante la notte ed è impossibile cercare di ‘educarli’ a fare la nanna.

Molto meglio allora farli dormire accanto a sé e evitare di stressarli (e stressarsi) con l’imposizione di regole ferree.

Sulla stessa lunghezza d'onda le pediatre Annamaria Moschetti e Maria Luisa Tortorella, responsabili del gruppo di studio disturbi del sonno dell’ACP (Associazione Culturale Pediatri) di Puglia e Basilicata, che hanno sottolineato tra l’altro che le esigenze di sonno possono variare anche di molto da bambino a bambino, ecco perché è impensabile dettare dei ritmi dall’alto e pretendere che i nostri figli li rispettino sin da piccoli.

E poi ogni famiglia ha la sua organizzazione e le sue abitudini ed è giusto che individui una prassi che concili le necessità del piccolo con quelle di mamma e papà. Certo, un po’ per volta si potrà individuare una routine piacevole da mettere in atto prima di andare a letto: l’importante è che il bambino la accetti volentieri, altrimenti può generare solo ansia e rabbia.

Un po' diversa la tesi di Luigi Ferini Strambi, direttore del Centro del Sonno presso l’Istituto San Raffaele di Milano, che ritiene sia fondamentale impostare da subito delle regole: se è giusto individuare dei rituali positivi di accompagnamento alla nanna, è anche giusto che il bambino si abitui a dormire nel suo lettino. E se si risveglia, bisogna ridurre al minimo l’intervento consolatorio. Solo così potrà acquisire fiducia nella propria capacità di addormentarsi da solo. Leggi anche Lettone sì o no? Questo è il dilemma

Leggi le opinioni degli esperti intervistati:

D'AVANZO: MAMME ADATTATEVI AI RITMI DEI LATTANTI

MOSCHETTI E TORTORELLA: ASCOLTARE IL BAMBINO NON SIGNIFICA VIZIARLO

FERINI STRAMBI: RISPETTARE I RITMI DEL BAMBINO E REGOLARITA' NEGLI ORARI

Leggi anche i consigli di tata Adriana sulla nanna dei bambini

 

Problemi del sonno

Singhiozzi nel sonno Succede con i più piccoli: anche se dormono, sembrano singhiozzare come se stessero sognando qualcosa di brutto. “Sono fenomeni legati a delle attivazioni motorie, che possono verificarsi anche durante il sonno notturno” spiega Ferini Strambi. “Non sono il segnale di un disturbo fisico né di un brutto sogno e se il bambino continua a dormire (come accade in genere) non è necessario intervenire. Ad ogni modo si tratta di un fenomeno transitorio: a partire dai 12-18 mesi, il sonno si struttura sempre di più, fino a diventare simile a quello degli adulti”.

Il pavor nocturnus Poco dopo essersi addormentato, il bambino sembra risvegliarsi: piange, apre gli occhi ma ha uno sguardo fisso, si agita, trema. Il tutto dura alcuni minuti, poi il bambino si placa, come se non fosse successo nulla. “ Il pavor è un semi-risveglio dallo stadio 4 di sonno non rem, che è una delle fasi di sonno più profondo” commenta Ferini Strambi. “Non per niente si verifica più spesso se il bambino va a letto particolarmente stanco o se ha la febbre, che determina un aumento del sonno profondo.

Anche in questo caso è un fenomeno transitorio, che può manifestarsi verso i 2 anni per poi scomparire verso i 7-8 anni, ma non è il segnale di un disturbo di tipo fisico o psichico”. Come comportarsi se succede? “Non spaventarsi, non cercare di svegliare il bambino a tutti i costi, ma provare a consolarlo, accarezzandolo e facendo sentire la propria voce tranquillizzante. E il giorno dopo non fargli l’interrogatorio, perché non conserva alcun ricordo di quel che è accaduto!

 

Libri sul sonno dei bambini

Luigi Ferini Strambi “Un sonno perfetto” Ed. Sperling/Kupfer (“in questo libro solo una parte è dedicata al bambino, ma andrebbe ricordato che spesso dietro al problema di sonno del bambino, c'è un problema di sonno dell'adulto,” sottolinea l'autore)

Carlos Gonzáles “Bésame Mucho (Come crescere i vostri figli con amore)", Coleman Editore

Grazia Honegger Fresco “Facciamo la nanna”, Ed. Il leone verde

Sara Letardi “Il mio bambino non mi dorme”, Ed. Bonomi

Keudel e Kunze “Il sonno del tuo bambino”, Ed. Tecniche Nuove

Martina Rinaldi, 101 modi per addormentare il tuo bambino, Newton Compton Editori

 

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Il video di oggi consigliato dalla redazione:

Il dottore che canta "Buon compleanno" a tutti i neonati

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  • Bea 19 giugno 2014, alle ore 13:57

    Ciao a tutte,
    volevo segnalare una App che potrebbe aiutare i bambini che hanno difficoltà ad addormentarsi o che si risvegliano spesso durante la notte, proprio come faceva la mia piccola Luna.
    Si chiama MAMA'S LULLABY ed è disponibile per Iphone ed Ipad. Spero vi sia di aiuto , con me ha funzionato.
    In bocca al lupo

  • Gaia 13 dicembre 2013, alle ore 15:58

    Buongiorno.
    Ci sarebbero molte domande da porle, ma il mio consiglio è quello di stabilire una routine ben precisa che accompagni il suo piccolo serenamente al momento delicato del sonno.
    E' chiaro che se dorme nel suo lettino e non si addormenta con la poppata bisognerà magari accompagnarlo dolcemente con una ninna nanna cantata da lei, che sia sempre la stessa, e con delle coccole sul dorso, sul pancino, sul viso o dove è gradito.
    L'importante è ripetere ogni giorno le stesse azioni affinchè il piccolo riconosca che quello è il momento del sonno.
    I primi giorni saranno difficili e potrebbero essere accompagnati da pianto, ma bisogna rassicurare il piccolo verbalmente, visivamente, e attraverso il contatto fisico che si è li per lui e con lui.
    Puericultrice Gaia

  • moebius 19 novembre 2010, alle ore 19:30

    scusate,
    è alla inversa? u ho capito male io?....

    Una sola accortezza se si sceglie di tenere il piccolo nel lettone: alcuni studi hanno evidenziato che, prima dei tre mesi di vita, far dormire il bambino con i genitori può essere un fattore di rischio in più per la Sids (la sindrome della morte in culla).

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