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Igiene e salute

La diarrea nel neonato e nel lattante: sintomi, cause e come intervenire

Di Valentina Murelli
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09 Febbraio 2017
Quando le feci da morbide diventano acquose e le scariche sono molto frequenti non ci sono dubbi: è in corso una diarrea. La causa principale è di tipo infettivo, ma potrebbero esserci in gioco anche intolleranze alimentari o altre malattie. Ecco come comportarsi, e come proteggere il sederino del bebè dal rischio di dermatite.

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Le feci del neonato sono molto caratteristiche: specialmente se è allattato al seno, sono "cremose" o quasi liquide e di colore giallo vivo. E anche se prende latte artificiale, la sua pupù è molto più morbida di quella di un adulto. Inoltre, nei primi mesi di vita i bambini tendono a scaricarsi molto spesso. Per questo, mamme e papà temono di non riuscire a riconoscere un'eventuale diarrea. Ma se capita, difficilmente ci sono dubbi.

 

Come si presenta
La diarrea consiste prima di tutto in un cambiamento nella consistenza delle feci, che diventano molto acquose. "Inoltre, aumentano di volume, e tende ad aumentare anche la frequenza delle scariche" precisa Adima Laborghini, pediatra di famiglia e membro del Centro studi della Federazione italiana medici pediatri (Fimp).

 

Le cause
"Nella grande maggioranza dei casi, la diarrea è il primo - e a volte anche l'unico - segnale di una gastroenterite, una delle malattie più comuni nei bambini" sottolinea Lamborghini. Basti pensare che, secondo quanto riportano le Linee guida per la gestione della gastroenterite acuta nei bambini della Società europea di gastroenterologia, epatologia e nutrizione pediatrica, praticamente tutti i piccoli sotto i tre anni ne sperimentano almeno uno-due episodi l'anno.

 

La gastroenterite ha in genere un'origine infettiva e ne sono responsabili soprattutto virus (rotavirus in primis), anche se alcuni casi possono essere provocati da batteri, come Salmonella).

 

Altre cause possibili sono allergie e intolleranze alimentari o, più raramente, malattie metaboliche come la fibrosi cistica o malattie da malassorbimento a livello intestinale.

 

E ancora, in bimbi un po' più grandi di neonati e lattanti la diarrea può essere causata da un consumo eccessivo di succhi di frutta.

 

Cosa fare in caso di gastroenterite
La gastroenterite è la causa più comune di diarrea nei bambini, anche in quelli piccoli. Ovviamente, sono possibili livelli di gravità differenti: nelle forme più lievi, e se il bambino ha più di due mesi non occorre fare molto: solo tenere d'occhio che il bambino riesca a bere per mantenersi ben idratato. "Meglio ancora l'utilizzo di una soluzione reidratante orale per ricostituire le riserve di sale e zuccheri dell'organismo, riducendo il rischio di disidratazione" afferma Lamborghini.

 

Se invece il bimbo è molto piccolo - meno di due mesi - o la diarrea è molto intensa e magari associata a vomito il rischio di disidratazione aumenta e anche la soluzione idratante può non bastare più. "In questi casi meglio avvertire subito il medico, o portare il piccolo al pronto soccorso, per evitare di arrivare ai segni conclamati di disidratazione, come la presenza di occhiaie intorno agli occhi, il pianto senza lacrime, la secchezza della pelle, la scarsità di pipì" consiglia la pediatra. In alcuni casi potrebbe essere necessario il ricovero in ospedale, dove il piccolo potrà essere mantenuto ben idratato.

 

Quanto all'alimentazione, se il bimbo sta prendendo il latte di mamma, le Linee guida dicono chiaramente di non interromperlo. "Nei casi più gravi, invece, il latte artificiale va temporaneamente sospeso, dando la precedenza alla soluzione reidratante, e poi reintrodotto dopo qualche ora" sottolinea Lamborghini.

 

Nella grande maggioranza dei casi non servono farmaci particolari. Sicuramente non gli antibiotici, da limitare ad alcuni casi selezionati, nei quali si è certi dell'origine batterica dell'infezione.

 

Quanto dura
"Una diarrea da gastroenterite dura in media 3-5 giorni" afferma Alfredo Guarino, professore di pediatria all'Università di Napoli Federico II e coordinatore delle Linee guida europee. Solo dopo 7/8 giorni si comincia a parlare di diarrea persistente. "Se dopo questo tempo si comincia comunque a intravedere qualche segno di miglioramento si può stare tranquilli: la diarrea passerà. Altrimenti la diarrea potrebbe dipendere da altre cause, come la celiachia, un'intolleranza alimentare, una malattia infiammatoria cronica e serviranno allora accertamenti più specifici per capire che cosa sta succedendo".

 

Rischio dermatite da pannolino: ecco cosa fare
Nei bebè, la diarrea si associa a un aumento del rischio di irritazioni della pelle coperta dal pannolino. Del resto, la causa principale della dermatite da pannolino è proprio l'aggressione diretta della pelle da parte di alcune sostanze contenute nelle urine e nelle feci. E se le feci sono frequenti, abbondanti e particolarmente acide questa aggressione è ancora più intensa.

Che fare, allora, in questi casi? "Le indicazioni sono molto semplici" afferma Cesare Filippeschi, specialista dermatologo dell'Ospedale pediatrico Meyer di Firenze. Vediamole:

1. Cambiare il pannolino il prima possibile dopo ogni scarica;
2. Osservare una buona igiene del sederino a ogni cambio. "In generale, ma maggior ragione durante una diarrea, sì a lavaggi con acqua e un detergente non aggressivo, no alle salviette imbevute" spiega Filippeschi;
3. Proteggere la parte con una crema all'ossido di zinco. "Ce ne sono ormai di diverso tipo: meglio scegliere un prodotto un po' più fluido e poco pastoso".

 

Altre fonti per questo articolo: Approfondimento su Medline Plus; Approfondimento su Healthy Children, sito dell'Associazione americana pediatri; Materiale di approfondimento del servizio sanitario inglese.

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