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Igiene e salute

Igiene e cura bambini: 7 cose che si fanno spesso, ma non hanno molto senso

Di Valentina Murelli
bagnetto_bambino

29 Settembre 2016 | Aggiornato il 17 Maggio 2017
Dal bagnetto quotidiano dei neonati all'uso dell'alcol come disinfettante, ci sono abitudini dure a morire, frutto della tradizione e del "si è sempre fatto così". Eppure non vuol dire che funzionino. Anzi, in alcuni casi certe abitudini possono essere addirittura controproducenti.

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Soprattutto nei primi giorni a casa con un neonato, i genitori possono sentirsi spiazzati e non sapere bene cosa fare. La situazione è complicata dal fatto che alcuni consigli forniti nei punti nascita, dai pediatri stessi o da amiche e parenti sono frutto più della tradizione, del "si è sempre fatto così" che di vere e proprie prove scientifiche. Vediamo alcuni esempi, con l'aiuto di Adima Lamborghini, pediatra di famiglia a Silvi (Teramo) e membro del Centro studi della Federazione italiana medici pediatri (Fimp).

 

1. Medicazione del cordone ombelicale con disinfettanti e antibatterici
La scienza lo dice chiaramente: nei paesi con standard igienici elevati, come è sicuramente l'Italia, l'uso di soluzioni antibatteriche, antisettiche e disinfettanti per la pulizia del moncone del cordone ombelicale non solo è inutile, ma potrebbe essere controproducente, perché potrebbero favorire la selezione di ceppi batterici virulenti e perché sembrano ritardare il momento del distacco del moncone stesso.

 

"Inoltre va evitato assolutamente l'alcol, che può provocare ustioni chimiche piuttosto dolorose" sottolinea Adima Lamborghini.

 

Che fare, allora? L'importante è mantenere il moncone il più asciutto possibile, per facilitarne la caduta. Quindi, quando possibile il moncone può e deve stare all'aria. Se però il bambino deve essere vestito, meglio proteggerlo con una garza (asciutta), da cambiare anche due/tre volte al giorno.

 

Solo se occasionalmente il cordone "si sporca" un pochino per via di qualche secrezione (non maleodorante), si può lavarlo leggermente con una garza imbevuta di acqua, acqua e sapone delicato o al massimo una soluzione clorata. Sempre asciugando bene prima di richiudere tutto.

 

2. Bagnetto tutti i giorni
Dal punto di vista igienico non ce n'è assolutamente ragione. "Che sporcizia può mai avere addosso, un neonato?" sottolinea Lamborghini. "Certo, d'estate il piccolo può anche essere rinfrescato tutti i giorni, ma d'inverno l'esigenza non c'è".

 

Il problema non è l'acqua in sé, ma saponi e detergenti, che oggi tendono a essere piuttosto aggressivi. "Quasi tutti contengono schiumogeni ed emulsionanti che a lungo andare possono essere irritanti per la pelle, specialmente se questa è già naturalmente molto delicata e irritabile" afferma la pediatra. La pelle, dunque, tende a diventare secca, il che può richiedere l'uso di creme idratanti.

 

Insomma, se proprio si vuole fare il bagnetto molto spesso, meglio limitare il più possibile i detergenti: "E in ogni caso - conclude Lamborghini - per i più piccoli sono da preferire prodotti non schiumogeni e senza profumo, tendenzialmente più delicati e meno irritanti".

 

3. Creme per il sederino a ogni cambio pannolino
È vero: le feci del neonato, soprattutto se allattato al seno, sono molto acide, quindi è facile che si possano verificare irritazioni da contatto, tanto più frequenti oggi con i pannolini a super tenuta di cui disponiamo. "In caso di irritazione e arrossamento, le creme per il sederino - tipicamente sono creme all'ossido di zinco - sono utili, perché creano una barriera che impedisce agli agenti irritanti di entrare in contatto con la pelle e favoriscono la guarigione della pelle stessa" spiega Lamborghini.

 

Però attenzione a non abusarne. E, soprattutto, a non utilizzarle se non ce n'è bisogno: "L'irritazione è frequente ma non è regola. Può anche non esserci, e allora è inutile cospargere il sederino di crema".

 

4. Bollitura dell'acqua per preparare il latte artificiale
Molte mamme lo fanno ancora: per preparare il latte artificiale sciolgono il latte in polvere in acqua minerale bollita. "Ma la bollitura non serve: basta scaldarla a 70 °C. Temperature più alte fanno precipitare i sali presenti nell'acqua, che sono comunque importanti, e rischiano di compromettere la funzionalità di eventuali vitamine o altri fattori sensibili alla temperatura presenti nella formula" sottolinea Lamborghini.  

 

5. Lavaggi nasali per la prevenzione del raffreddore
Che si utilizzino flaconcini monodose di soluzione fisiologica o siringhe (senz'ago) riempite sempre di fisiologica, per molti genitori il lavaggio nasale del neonato è un rito quotidiano. "L'idea è che possa servire a prevenire raffreddore o tosse, ma in realtà non c'è nessuno studio scientifico che ne dimostri utilità in tal senso", spiega Lamborghini.

 

Altri lo utilizzano quando il raffreddore è già in atto, per cercare di ripulire, almeno temporaneamente, le vie aeree, e aiutare il bambino a respirare meglio, per esempio nel momento della poppata. Che ovviamente diventa più difficoltosa se il piccolo fatica a respirare. Anche in questo caso, però, non sono stati condotti molti studi specifici. I dati disponibili sono relativi a un lieve miglioramento che si verificherebbe in caso di condizioni più serie come la bronchiolite.

 

6. Aerosol con cortisone per il raffreddore
I cortisonici per aerosol sono una delle categorie di farmaci più prescritti ai bambini italiani. Secondo Antonio Clavenna, responsabile dell'Unità di farmacoepidemiologia del Laboratorio per la salute materno-infantile dell'Istituto Mario Negri di Milano, "in Italia la frequenza con cui vengono impiegati questi farmaci è quattro volte maggiore che in altri paesi". Molto spesso, l'utilizzo riguarda semplici malattie da raffreddamento.

 

Eppure, non c'è alcuna prova scientifica che giustifichi questo utilizzo a tappeto. In altre parole, non ci sono prove che il classico aerosol con cortisonico migliori i sintomi del raffreddore o ne riduca la durata. Anzi, il suo utilizzo potrebbe addirittura risultare controproducente. "A lungo andare - sostiene Lamborghini - la nebulizzazione di cortisonici potrebbe provocare danni alla mucosa nasale, riducendo la capacità dell'organismo di rispondere agli agenti infettivi come i virus".

 

Non  a caso, l'Associazione culturale pediatri colloca l'uso abituale di cortisonici per via inalatoria nelle infiammazioni delle vie respiratorie dei bambini al primo posto tra le pratiche a rischio di inappropriatezza. Pratiche, cioè, che non bisognerebbe utilizzare a tappeto ma delle quali andrebbe valutata caso per caso la reale utilità.

 

Al massimo, se il bambino accetta volentieri l'aerosol, si può fare un tentativo con la fisiologica. Senza però aspettarsi miracoli.

 

7. Uso dell'alcol come disinfettante per la pelle
"Meglio evitare, perché a contatto con la pelle tende a danneggiare le proteine presenti nel tessuto, causando la formazione di agglomerati che possono diventare substrato di infezioni" speiga Lamborghini. "In effetti è proprio questo il motivo per cui brucia: interagisce con il tessuto irritandolo, e non è affatto una buona cosa. Inoltre, può provocare ustioni chimiche".

 

Per pulire una ferita, per prima cosa bisogna lavarla abbondantemente con acqua o soluzione fisiologica ed eventualmente utilizzare, come disinfettante, una soluzione clorata.