Stipsi neonato

Il bambino è stitico, che fare

dermatite-pannolino

Si tende a definire stitico un bambino più spesso di quanto non lo sia realmente. Vediamo quando si può parlare davvero di stitichezza, quali possono essere le cause e come risolvere il disturbo, con l’aiuto del prof. Arrigo Barabino, primario di gastroenterologia pediatrica presso l’Ospedale Gaslini di Genova.

Quando il bambino può essere definito stitico?

Si può parlare di stitichezza se il bambino va di corpo ad intervalli che superano le 48 ore oppure se, pur a distanza più ravvicinata, espelle feci dure: bisogna dunque tener presenti sia la frequenza dell’alvo sia la consistenza delle feci, che nel caso di stitichezza sono dure e vengono emesse con sforzo.

Nei primi mesi di vita un bambino può soffrire di stitichezza?

Sotto i 12 mesi è abbastanza improbabile che il bambino sia stitico: nella stragrande maggioranza dei casi si può parlare piuttosto di dischezia, termine medico che indica un’incoordinazione tra la spinta (che deriva da una contrazione addominale) e il rilasciamento dello

sfintere anale esterno: praticamente il bambino si sforza ma non riesce ad evacuare perché non rilascia gli sfinteri, per questo piange e diventa paonazzo.

Come porre rimedio alla dischezia?

Per aiutare il bambino a liberarsi basta una piccola stimolazione tattile, che può essere un dito, un gambo di prezzemolo (il cosiddetto ‘prezzemolino’), la punta del termometro o un sondino, che fanno rilasciare lo sfintere ed emettere feci che sono di consistenza assolutamente normale o precedute da un piccolo ‘tappo’. La stimolazione però non deve diventare un’abitudine, ma solo un rimedio ‘d’emergenza’ se il bambino appare fortemente disturbato, altrimenti non lo si abitua ad evacuare da solo. La dischezia è dovuta ad un’immaturità funzionale ed è destinata a risolversi da sé nel giro di pochi mesi.

Il tipo di allattamento può influire sull’alvo?

Sì: il bambino allattato al seno si scarica dopo ogni poppata, quindi può evacuare anche 6-7 volte nell’arco della giornata ed è davvero improbabile che possa soffrire di stitichezza. Con l’allattamento artificiale invece le evacuazioni sono fisiologicamente di numero inferiore.

Lo svezzamento può favorire la comparsa di stipsi?

Una stitichezza temporanea si può verificare sia nel passaggio dall’alimentazione al seno al latte in formula sia nel passaggio da un’alimentazione esclusivamente lattea al divezzamento: il cambio di alimentazione infatti può comportare un rallentamento dei movimenti intestinali.

Altri fattori che possono favorire stipsi?

Uno dei ‘classici’ è quello legato ad un episodio infettivo acuto con febbre: l’innalzamento di temperatura porta infatti una dispersione dei liquidi che non sempre sono reintegrati in modo adeguato (di solito il bambino mangia e beve poco), quindi il piccolo è meno idratato e di conseguenza le feci acquisiscono una consistenza più dura.

Altro momento ‘critico’ può essere il passaggio dal pannolino al vasino, che potrebbe inibire il bambino ed indurlo a trattenere le feci. In questi casi si può entrare in un circolo vizioso: più l’evacuazione è dolorosa, più il bambino è portato a rimandare tale appuntamento spiacevole, più rimanda, più le feci diventano dure, rendendo l’evacuazione sempre più dolorosa.

C’è una predisposizione alla stitichezza? C’è una certa famigliarità ed una predisposizione genetica, legata ad una motilità del colon meno efficiente, ma non è detto che se il genitore è stitico anche il figlio lo sarà.

I rimedi.

  • Nel lattante. Se il bambino è allattato artificialmente, il pediatra può consigliare di passare ad un latte arricchito con prebiotici, che sono zuccheri indigeribili ad effetto-fibra , presenti naturalmente nel latte materno, o ad un latte arricchito da particolari formulazioni di grassi (sempre presenti naturalmente nel latte materno): in entrambi i casi le feci diventano meno compatte e quindi più facili da espellere. Molto più rara la stitichezza nel bambino allattato al seno: in tal caso è bene chiedere consiglio al pediatra.

  • Nel bambino già svezzato. Se il bambino ha già intrapreso un’alimentazione a base di cibi solidi, si può rendere la sua dieta più ricca di fibre, aumentando la quantità di verdura e frutta (specie prugne e pere) ed incrementando l’assunzione di liquidi. Se con l’alimentazione il disturbo non si risolve, si può passare ai cosiddetti rammollitori fecali, a base di Macrogol o Politilenglicole (la sigla è PEG), che hanno la capacità di inglobare acqua ed aumentare il volume fecale. Molto efficaci e privi di effetti collaterali, si possono dare al bambino già a partire dal terzo mese.

  • Per i più grandicelli Per i bambini più grandicelli possono essere d’aiuto alcune norme igieniche: - abituare il proprio figlio ad andare in bagno ogni giorno alla stessa ora; - farlo sedere sul vasino, oppure sul water con l’aiuto di un riduttore e di uno sgabello, in modo che abbia i piedi ben appoggiati ed assuma la corretta posizione un po’ accovacciata; - se, con i primi tentativi di ‘addio al pannolino’, ci si rende conto che il bambino è restio a scaricarsi, meglio fare un passo indietro e rimettere ancora per qualche settimana il pannolino; - non tenere il piccolo seduto sul water o sul vasino troppo tempo: se dopo una decina di minuti non si scarica, meglio ritentare dopo qualche ora.

Una causa rara: la aganglia colica

In rari casi la stipsi potrebbe essere dovuta ad una patologia congenita legata all’assenza di neuroni (gangli) nel tratto retto-colico: la aganglia colica o megacolon o morbo di Hirschsprung. In tale evenienza, sin dalle prime settimane di vita si manifesta una stipsi importante, accompagnata da vomito, scarsa crescita, distensione addominale, inoltre, dopo aver stimolato l’ano con un sondino, il bambino espelle feci liquide a spruzzo. In presenza di segnali simili occorre far visitare il bambino dal pediatra ed eventualmente da uno specialista gastroenterologo pediatrico.

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20 Giugno 2011
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