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Allattamento

Poppate notturne, i falsi miti da sfatare

Di Valentina Murelli
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10 Agosto 2017
Se le poppate notturne sono un grande disagio si può provare a eliminarle, ma non è detto che il bimbo si svegli meno. E bisogna considerare che, anche dopo i primi tre/quattro mesi, le poppate notturne sono importanti per mantenere la produzione di latte.

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È vero: dopo i primissimi mesi, per alcune mamme che allattano al seno le poppate notturne possono essere un disagio. Toglierle può essere una possibilità, a patto che venga fatto con una certa gradualità.

 

Bisogna però tenere conto di alcuni falsi miti e di alcuni aspetti che spesso vengono sottovalutati. Ce li illustra Antonia Tomaselli, infermiera pediatrica e consulente professionale di allattamento Ibclc.

 

1. Che prendano latte di mamma oppure latte artificiale, i bambini che fin da piccoli dormono "tutta la notte" sono pochi.
Se da un lato è vero che i piccoli allattati artificialmente hanno tempi di digestione più lunghi e quindi tendono a svegliarsi meno, dall'altro bisogna tenere conto del fatto che non solo nei primi mesi ma addirittura nei primi anni di vita i risvegli notturni dei bambini sono fisiologici, perché i piccoli dormono in modo diverso rispetto agli adulti. "Per esempio - sottolinea Tomaselli - hanno più difficoltà a entrare nel sonno profondo, e questo facilita i risvegli".

 

Non solo: quando il bambino arriva intorno ai sei mesi, ha un motivo in più per svegliarsi spesso, e cioè l'ansia e l'eccitazione per le conquiste fatte durante il giorno. "Tra i sei mesi e l'anno di vita il bimbo va incontro a moltissimi cambiamenti", afferma la consulente. "Per esempio, impara a stare seduto, a gattonare, ad alzarsi in piedi, a comunicare con le prime paroline. Inizia a essere più autonomo e tutto questo comporta un grosso carico emotivo, che si accumula durante il giorno e di notte torna a galla facilitando i risvegli".

 

O, ancora, se la mamma va al lavoro, e lo lascia al nido, con la tata o con i nonni, può svegliarsi più spesso come manifestazione di ansia da separazione. "Quando la mamma torna a casa, il suo piccolo pretende con lei un contatto maggiore. Certo, se è allattato al seno, lo farà in modo particolarmente conclamato, perché è abituato a uno stretto contatto fisico, ma lo stesso vale anche per l'alimentazione con il latte artificiale". Infine, se va al nido tenderà a svegliarsi più spesso semplicemente perché si ammala di più.

 

Per tutte queste ragioni non è semplicissimo togliere le poppate notturne prima dell'anno di vita del bambino, e in ogni caso non bisognerebbe aspettarsi troppo da questa decisione: può darsi che effettivamente il piccolo cominci a dormire di più, specie se ha pochi mesi, ma non è affatto scontato. Alcuni bambini non smettono affatto di svegliarsi, e per di più ci si ritrova senza uno strumento utile per farli riaddormentare.

 

2.  Non è vero che, dopo qualche mese, i piccoli allattati al seno si attaccano di notte solo come forma di coccola
C'è l'idea che di notte i bimbi non si attacchino per mangiare, ma come "vizio", come se il seno fosse un ciuccio. "In realtà non è così", spiega Tomaselli. "Il seno è una ghiandola, e anche se la suzione sembra poco efficace, di fatto stimola il rilascio di ossitocina, che fa partire la produzione di latte. Quindi, di fatto anche di notte il bimbo mangia, e questa alimentazione notturna è molto importante per mantenere alta la produzione di latte".

 

Anzi: spesso di notte i bimbi poppano in maniera addirittura più efficace. "Intorno ai quattro/cinque mesi cominciano ad accorgersi del mondo circostante, per cui di giorno tendono a distrarsi: le poppate sono brevi, inframmezzate da continui distacchi. Di notte, invece, sono più rilassate e permettono di recuperare". Se in questa fase si tolgono le poppate notturne, e quindi si impedisce la stimolazione del "centro di produzione del latte", questo diventa sempre meno efficiente e già dopo poche mattine il seno risulta meno pieno.

 

Se il desiderio è allattare in modo esclusivo fino ai sei mesi, e magari continuare ad allattare anche dopo, meglio evitare di interferire con i delicati meccanismi di produzione del latte.

 

3. Qualche trucco per allattare senza stancarsi troppo c'è
Soprattutto se la mamma di giorno lavora, i risvegli notturni sono faticosi, non c'è dubbio. "Però non è affatto detto che le mamme che allattano anche di notte siano più stanche delle altre", sottolinea Tomaselli. Questo vale soprattutto per le mamme - ma sarebbe meglio dire per le coppie - che decidono di mettere il loro bimbo a dormire nella loro stanza.

 

 

Conclusioni

Tutto ciò non significa che allattare di notte sia una passeggiata: non sempre lo è, e mese dopo mese la stanchezza può effettivamente farsi sentire. In questi casi, eliminare le poppate notturne è una scelta assolutamente legittima, ma va presa chiedendosi esattamente che cosa si intende ottenere con questa decisione, e consapevoli delle possibili conseguenze (come una possibile diminuzione della produzione di latte).

 

Anche considerando che non c'è un'alternativa semplice e immediata: gestire un bimbo piccolo può essere molto faticoso, indipendentemente da come viene alimentato e da cosa si decide di fare quando si sveglia di notte. Se non si è tra le poche fortunate con bimbi che si svegliano di rado, non è detto che alzarsi magari più volte a cullarli, cantare ninne nanne o dare biberon sia necessariamente più semplice che allattarli. Neppure se si delega al papà: intanto non è detto che il piccolo accetti la sostituzione (nei primi mesi di vita la "voglia" di mamma è più forte di qualunque altra), e il trambusto in casa rischia comunque di tenere sveglie.