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Agenda del bambino

Il decimo mese del neonato

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11 Agosto 2014
I consigli alla neo mamma sulla cameretta, sul rito della buonanotte, sulla febbre, sulla cistite, sull'eventuale intolleranza al glutine e su quello che può accadere nel decimo mese di vita e come risolverlo, i primi piccoli traguardi del bebè

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Nella maggior parte dei casi in questo mese lo svezzamento dovrebbe essere a buon punto. Quasi tutti i bambini, compresi quelli che si erano ribellati fortemente alla novità dei primi alimenti diversi dal latte, di solito diventano più collaborativi, meno diffidenti o, addirittura, francamente entusiasti delle pappe e della frutta. Può però anche accadere che il bambino sia ancora perplesso o arrabbiato nei confronti dello svezzamento, che un team di esperti inglesi di psicologia infantile ha definito il “primo no” che si riceve dalla vita. No al seno materno come fonte esclusiva di nutrimento, no al desiderio (eventuale, ma non presente in tutti i casi) di rimanere per sempre un bebè. In un bambino di 10 mesi che non ha ancora accettato le pappe prevale l’impulso di non staccarsi dalla mamma, opposto a quello di prendere le distanze da lei per poter diventare grande, per raggiungere quell’indipendenza verso cui è la stessa natura a spingere. I due impulsi sono presenti in tutti i piccolini: il temperamento del singolo bambino unito all’atteggiamento della mamma rispetto alla necessità di basare l’alimentazione del figlio su alimenti diversi dal suo latte influenzano la possibilità che uno dei due vinca sull’altro. Sulla prima variabile non si può agire più di tanto: i bimbi meno arditi, meno attratti dall’indipendenza tenderanno più di quelli assetati di libertà d’azione a dimostrarsi riluttati ad abbandonare la dieta esclusivamente a base di latte. La mamma può fare la differenza nel favorire il distacco: se si sente in colpa per trovarsi nella condizione di non accontentare il bambino che vorrebbe il latte e invece si trova davanti la pappa passa chiaro e forte il messaggio che lo svezzamento è una bidonata a cui guardare con sospetto e reticenza. Se invece la mamma è sicura (come dovrebbe essere) che sia un passaggio naturale, da cui proverranno solo benefici per il suo bambino anche il più refrattario alle pappe nel giro di poco le accetterà di buon grado.

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UNO SPAZIO TUTTO SUO: LA CAMERETTA

Dal momento in cui inizia a gattonare organizzare la sua cameretta diventa prioritario, se naturalmente non è ancora stato fatto. Il criterio guida a cui attenersi con rigore è quello della massima sicurezza: nei limiti del possibile nella stanza del bambino non ci deve essere nulla di pericoloso per la sua incolumità fisica. E’ vero anche però che è più che opportuno che l’insieme sia accogliente e armonico. Ecco cosa può essere utile sapere sull’argomento.

 

  • Non occorre che il locale sia di grandi dimensioni, anzi il bambino può sentirsi spaesato in una superficie esagerata. Le cose che più contano è che la luce naturale vi entri in abbondanza e che sia silenziosa in quanto il bambino prima o poi dovrà dormirci oltre che giocarci e riporvi i suoi giocattoli. E’ dunque meglio destinare al bambino una stanza dislocata lontano da una strada trafficata, anche per assicurarsi la possibilità di cambiare l’aria ogni giorno senza correre il rischio di ottenere l’effetto contrario a quello sperato, cioè di inquinarla anziché purificarla.

  • L’arredamento deve essere semplicissimo, funzionale, realizzato con materiali atossici e lavabili. Per i colori sono consigliabili le tinte pastello, perché favoriscono il rilassamento. Il numero di mobili necessario è davvero contenuto: bastano un lettino; un piano abbastanza ampio da poter essere eventualmente usato come fasciatoio; un cassettone; un tavolino basso dagli angoli arrotondati. I rivestimenti ideali per il pavimento sono il parquet e il linoleum, mentre è meglio evitare la moquette. Un grande tappeto di tessuto raso fissato a terra con gli appositi presidi può delimitare in modo confortevole lo spazio in cui giocare con le costruzioni e in cui gattonare.

  • Cesti di varie misure e scatole di plastica con coperchio sono indispensabile per riporre i giocattoli che in genere tendono a moltiplicarsi con il passare dei mesi. Alcune mensole su cui sistemare pupazzi, carillon e i primi libretti possono completare l’ambiente offrendo tocchi di colore e quindi di allegria. Per finire, gli adesivi da muro con soggetti notoriamente apprezzati dai bambini (per esempio, fiori, luna e sole, animaletti, alberi) possono rendere l’insieme più personale, più ricco e soprattutto ancor di più a misura di bambino.

 

SE NON C’E’ LA STANZA IN PIU’

Se nell’appartamento non c’è una stanza per il bambino occorre predisporre uno spazio, per esempio in un angolo del soggiorno, che lui possa riconoscere come proprio anche se non si tratta di una vera cameretta. Qui si potranno mettere le scatole e i cesti con i suoi giocattoli un piccolo tappeto per i giocare seduto a terra, un mobiletto a scaffali per sistemare i libretti e i pupazzi. In questo modo il bambino può sentirsi se possibile ancora più accolto dalla sua famiglia.

FEBBRE: COME SI MISURA, COME SI CONTROLLA

La febbre, cioè l’aumento della temperatura del corpo oltre il valore normale che corrisponde a 37,2 °, è un sintomo ma anche un sistema di difesa naturale. Compare infatti quando particolari sostanze dette pirogeni attaccano l’organismo alterando la cosiddetta “termoregolazione”, meccanismo che consente all’organismo di conservarsi una temperatura capace di garantire la buona funzionalità di tutti gli organi e apparati. Virus e batteri sono i più comuni agenti pirogeni responsabili della febbre nei bambini. L’azione difensiva della febbre consiste da un lato nel creare nell’organismo un habitat sfavorevole alla proliferazione dei virus e dei batteri che l’hanno aggredito dall’altro nello stimolare il lavoro del sistema immunitario. Nonostante questo, se supera una certa soglia o se pur rimanendo a un livello modesto causa un forte malessere al bambino va controllata con le medicine in quanto altrimenti avrebbe più contro che pro. Le linee guida per la misurazione e il controllo della febbre, a prescindere dalla sua origine (virale o batterica), sono molto semplici e tutti i genitori dovrebbero conoscerle. Eccole in sintesi:

 

  • La febbre va rilevata dall’ascella con un termometro elettronico. La via orale e la via rettale (consigliata fino a qualche anno fa) sono da evitare.

  • I farmaci contro la febbre andrebbero somministrati solo quando all’aumento di temperatura si dovessero associare stato di abbattimento, pianto lamentoso, eccessivo torpore.

  • Gli antifebbrili raccomandati in età pediatrica sono il paracetamolo e l’ibuprofene. Il dosaggio va calcolato in base al peso del bambino e non all’età: è il pediatra che nel corso di uno dei primi incontri per i bilanci di salute indica in che quantità vanno somministrati.

  • Il paracetamolo è l’unico antipiretico che può essere impiegato fin dalla nascita. L’ibuprofene non va bene in caso di varicella o se il bambino è disidratato. I due farmaci non dovrebbero essere impiegati né in associazione né in modo alternato.

  • Sono da preferire gli antifebbrili da assumere per bocca. Le suppostine sono un’alternativa che viene presa in considerazione in caso di continue crisi di vomito o comunque quando vi è qualche impedimento all’assunzione per via orale.

 

DA SAPERE: IL RITO DELLA BUONA NOTTE

Seguire sempre lo stesso rituale, fatto di piccoli gesti, di paroline affettuose, di coccole speciali, è quanto di meglio si possa fare per favorire un buon rapporto con il sonno ed eventualmente recuperarlo, nel caso in cui il disagio legato all’ansia da separazione avesse reso problematica la gestione della nanna. Il rito della buona notte dovrebbe essere sempre uguale perché i bambini sono tranquillizzati dalla ripetitività di certe abitudini. La sequenza potrebbe essere: bagnetto-pigiamino-cena-coccole sul divano con eventuale lettura di uan fiaba – accensione della lucina della notte – lettino – orsetto – bacio della buona notte. E’ comunque solo un esempio, ogni mamma e ogni papà possono facilmente individuare il rituale migliore per il proprio bambino.

PUO’ ACCADERE

La cistite

La cistite è l’infiammazione della vescica provocata da agenti aggressivi che possono raggiungere le vie urinarie dall’esterno. Si manifesta principalmente provocando al bambino bruciore e fastidio mentre fa pipì. Può comunque causare la presenza di piccole tracce di sangue nella pipì oppure malessere generale, febbricola, stato di abbattimento generale. nella maggior parte dei casi il microrganismo responsabile è l’Escherichia coli, batterio presente nell’intestino (e quindi nelle feci) dove generalmente è innocuo.

Cosa fare: Se si sospetta una cistite bisogna parlare con il pediatra che in genere prescrive l’esame completo delle urine compresa l’urinocoltura per avere conferma. Se si tratta proprio di questo il pediatra prescrive un antibiotico.

L’intolleranza al glutine (celiachia)

Il glutine è una proteina presente nell’orzo, nel frumento, nella segale e nel farro. Si parla di intolleranza al glutine o celiachia quando per ragioni soprattutto di natura genetica l’assunzione di glutine sollecita la produzione di un particolare enzima che danneggia l’intestino, rendendo difficoltoso l’assorbimento delle sostanze nutritive contenute negli alimenti. I sintomi più caratteristici sono vomito, diarrea, arresto della crescita o anche perdita di peso. Attualmente ci sono due ipotesi opposte riguardo la prevenzione: secondo alcuni specialisti l’introduzione dei primi alimenti con glutine dopo l’anno di vita potrebbe proteggere dall’insorgenza della malattia. Altri ricercatori ritengono invece che somministrare il glutine precocemente, cioè fin dall’inizio della svezzamento potrebbe invece aumentare le probabilità che la malattia non si sviluppi. La questione è comunque ancora aperta.

Cosa fare: Non esiste cura, l’unico rimedio al disturbo consiste nella radicale eliminazione di tutti gli alimenti che contengono glutine. La diagnosi viene posta utilizzando specifici test che deve essere il pediatra a prescrivere. In alcuni casi, per avere un’ulteriore conferma dell’esistenza del problema, potrebbe essere necessario eseguire una biopsia duodenale (si effettua sottoponendo il bambino sedato a una gastroscopia).

COSA SI’

Il seggiolone può continuare a essere usato per dare da mangiare al bambino e anche per permettergli di partecipare alle cene e ai pranzi di famiglia senza sentirsi escluso. Da questo mese in avanti più ancora di quanto accadeva prima bisogna però guardarlo a vista perché le abilità motorie e l’agilità raggiunte a dieci mesi potrebbero permettergli di svincolarsi dal cinturino di sicurezza per poi buttarsi a terra. Grande attenzione si deve prestare anche se si utilizzano riduttori per le sedie o seggiolini con attacco al piano del tavolo perché da quest’età in avanti il bambino potrebbe escogitare il modo di saltarne fuori.

COSA NO

Non farsi condizionare dall’idea, ancora piuttosto diffusa, che sia meglio non somministrare certi alimenti, come l’uovo e il pomodoro, prima dell’anno di vita nella speranza di prevenire le allergie alimentari perché non è mai stato dimostrato in modo scientificamente accettabile che sia questa la strategia per diminuire il rischio. Anzi: le ultime ricerche hanno permesso di osservare che forse rimandare di mesi il momento di offrirli potrebbe addirittura rendere più probabile la comparsa di reazioni allergiche.

 

I TRAGUARDI DEL DECIMO MESE

Il neonato dovrebbe ...

Passare dalla posizione sdraiata a quella seduta, anche senza afferrare sostegni.

Il neonato potrebbe...

Eccezionalmente potrebbe bere da solo dal bicchiere, tenendolo saldo tra le mani e coordinando al meglio tutti i movimenti.

 

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(L'agenda del bambino è stata redatta con la consulenza di Leo Venturelli, pediatra di famiglia, autore di numerose pubblicazioni di pediatria ambulatoriale e coautore di libri di divulgazione per genitori tra cui E’ nato un bambino, La grande enciclopedia del bambino, Da 0a 6 anni, una guida per la famiglia)

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