Il sesto mese del neonato

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consigli alla neo mamma sullo svezzamento, sull'inappetenza, sulla poppata notturna, sulle infezioni intestinali e su quello che può accadere nel sesto mese di vita e come risolverlo, i primi piccoli traguardi del bebè

E’ in questo mese che in genere si inizia lo svezzamento, cioè si offrono per la prima volta al bambino alimenti diversi dal latte. In qualche caso però è opportuno cominciare anche prima (per esempio, se sta crescendo troppo poco), in altri si attende un po’ di più (per esempio, è ostile al cambiamento): il consiglio da seguire è comunque quello di affrontare questa tappa dopo essersi consultati con il pediatra.

Svezzare il bambino non significa comunque rinunciare all’allattamento al seno: se la mamma se la sente ancora di allattare può mantenere un certo numero di poppate, per esempio una al mattino e una alla sera. L’ideale sarebbe continuare almeno fino a 12 mesi. Nel caso in cui si decidesse di smettere non si può comunque passare subito al latte vaccino di latteria, ma si deve optare per il latte artificiale “di proseguimento” almeno fino al compimento dell’anno di vita.

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LO SVEZZAMENTO

Negli ultimi anni rispetto allo svezzamento le teorie sono molto cambiate e attualmente la Comunità pediatrica ha rispolverato convincimenti che parevano ormai appartenere solo a prima degli anni Cinquanta, quando si era affermata l’idea che fosse meglio cominciare lo svezzamento dalla frutta – prima la mela, poi la pera, poi la banana – per poi passare la pappa secondo il criterio della gradualità, preparandola prima col solo brodo vegetale e poi aggiungendovi via via gli altri ingredienti.

Oggi si sa invece che si può tranquillamente iniziare con la pappa completa, che non ci sono particolari benefici a introdurre per prima la frutta e che l’alimento più importante per un’armonica crescita è la carne, perché contiene il ferro, sostanza di cui il latte materno è carente rispetto al fabbisogno del bambino dai sei mesi di età in avanti. Ecco le informazioni che più possono servire quando arriva il momento delle prime pappe.

* Si può iniziare lo svezzamento in qualsiasi momento dell’anno, anche se fa caldo. L’idea che sia meglio non cominciare d’estate è retaggio dell’epoca in cui non esistevano ancora i frigoriferi e quindi vi era il rischio di offrire al bambino alimenti avariati, in quanto mal conservati. La prima pappa si prepara con brodo vegetale; verdura cotta e frullata (si possono mettere anche i legumi); pastina o crema ai multicereali; carne o parmigiano o prosciutto cotto o formaggio fresco; olio extravergine d’oliva (per le dosi vedi il secondo punto).

La frutta può essere introdotta contemporaneamente alla prima pappa. Pane e cracker possono essere offerti in alternativa alla pastina. Per quanto riguarda l’uovo si comincia con il tuorlo, poi si aggiunge l’albume. Alcuni pediatri ritengono che per l’uovo sia meglio attendere almeno gli otto mesi, altri giudicano invece opportuno offrirlo fin da subito, in ogni caso una volta alla settimana.

* Per quanto riguarda le quantità per pasto:

a 5-8 mesi:

 

  • passato verdura: 2 cucchiai 20-30 grammi +

  • crema di mais e tapioca di riso o semolino (in alternativa alla pastina): 3 cucchiai OPPURE

  • pastina: 2 cucchiai: 20 grammi +

  • parmigiano: un cucchiaino come alternativa alla carne, non insieme +

  • olio d’oliva: un cucchiaino +

  • carne frullata: grammi 30-40 OPPURE

  • omogeneizzato di carne: mezzo vasetto OPPURE

  • prosciutto cotto: grammi 20-30 OPPURE

  • formaggio (ricotta o crescenza): grammi 30-40

 

frutta: mezzo/un vasetto

a 8-12 mesi

 

  • passato verdura: grammi 20-30 +

  • crema di mais e tapioca o di riso o semolino (in alternativa alla pastina): 3-4 cucchiai OPPURE

  • pastina: 30-40 grammi +

  • uno cucchiaino d’olio d’oliva +

  • carne frullata: grammi 30-40 OPPURE

  • omogeneizzato di carne: un vasetto OPPURE

  • prosciutto: grammi 30 OPPURE

  • formaggio dolce: grammi 30-40 grammi oppure 20 di parmigiano

 

La frutta andrebbe data ogni giorno, per esempio a metà mattina e a metà pomeriggio. Si possono usare indifferentemente gli omogeneizzati oppure la frutta fresca frullata. Lo yogurt, bianco o alla frutta, fino a un vasetto può essere un’alternativa all’ora della merenda e/o dello spuntino.

* Ci sono alimenti che è meglio non somministrare almeno fino ai tre anni compiuti. Si tratta dei frutti di mare, della carne e del pesce crudi. Te, caffè e bevande alcoliche non devono essere offerti mai, neppure per piccolissimi assaggi. Ci sono poi altri alimenti abbastanza vietati, cioè che non rivestono alcuna utilità per la salute del bambino e che quindi sarebbe meglio non dare se non occasionalmente e in piccolissime quantità. Si tratta di burro (che comunque va dato solo crudo), formaggi grassi e stagionati, spezie piccanti, salame, mortadella, pancetta, lardo, coppa, dolci e bibite zuccherate, cibi in scatola.

SE NON VUOLE MANGIARE

Non tutti i bambini si dimostrano entusiasti di fronte ai primi cibi solidi. In genere, i problemi insorgono con la pappa mentre la frutta viene quasi sempre accettata di buon grado. Comunque sia, se il bambino si ribella all’idea di mangiare gli alimenti nuovi non conviene insistere perché si otterrebbe l’effetto contrario a quello sperato. Una volta appurato che per quel giorno non vuole assaggiare la pappa è opportuno offrirgli il latte come sempre (il metodo di “prenderlo per fame” non è giudicato particolarmente opportuno).

Si deve invece riprovare ogni giorno, senza mostrare nervosismo e procedendo con dolce fermezza, evitando però di forzare la mano. Se il bambino si dimostra determinato nel rifiuto conviene sospendere i tentativi per almeno una settimana e poi riprovarci armandosi di nuovo di molta pazienza.

POPPATA NOTTURNA? BASTA COSI’

Ci sono bambini che continuano a reclamare la poppata notturna anche oltre il quarto mese compiuto, epoca in cui il bebè non ha alcun bisogno (salvo casi particolari) di mangiare ogni 3-4 ore anche di notte. E’ probabile che i bambini che vogliono il latte di notte anche a sei mesi e oltre non lo chiedano perché hanno appetito ma in quanto mezzo di consolazione.

Per eliminare la poppata della notte si deve agire con determinazione, cominciando a non offrirla più, per sostituirla con brevi coccole. Quando il bambino richiede il latte lo si può cioè carezzare un pochino senza però accontentarlo. Se la sospensione della poppata notturna dovesse essere causa di pianti inconsolabili e molto prolungati si può provare a offrirgli un biberon con poca acqua. Sera dopo sera l’acqua va ridotta fino ad arrivare a pochi milligrammi. Di norma nell’arco di due settimane anche i piccoli più ostinati si abituano a non mangiare più di notte.

DA SAPERE: LE ALLERGIE ALIMENTARI

Negli ultimi 20 anni la questione delle allergie alimentari è stata al centro dell’attenzione dei pediatri in quanto si era diffusa l’idea che fossero in costante quanto preoccupante aumento nella popolazione infantile. Gli ultimi studi hanno invece evidenziato che non c’è troppo da preoccuparsi in quanto il disturbo interessa circa il 3 per cento dei bambini di cui solo l’1% in forma grave, probabilmente come avveniva in passato.

Le cause e i fattori che scatenano l’allergia nei piccoli predisposti non sono ancora ben noti. Riguardo al problema con certezza si sa solo che si manifesta in seguito all’ingestione di particolari cibi dando luogo a vari sintomi (non sempre presenti tutti insieme) tra cui i più comuni sono: vomito, diarrea, orticaria, malessere generale e, nei casi più severi, gonfiori diffusi.

I più frequenti responsabili della comparsa di simili sintomi sono il latte vaccino, l’uovo, la frutta secca, il pesce. La diagnosi di allergia può essere fatta con precisione solo ricorrendo a test specifici. Ce ne sono di due tipi: i “prick test”, non invasivi, che consistono nel mettere a contatto con la pelle del bambino l’allergene (sostanza allergizzante) che si ipotizza determini la reazione per vedere che cosa accade. In caso di allergia sulla cute compaiono arrossamento e ponfi.

Nei casi dubbi si può ricorrere a specifiche analisi del sangue (rast). Va sottolineato che la convinzione secondo cui le allergie alimentari si prevengono rimandando a dopo l’anno l’introduzione dei più comuni allergeni, come per esempio l’uovo, il pomodoro, il pesce è stata messa in discussione. Attualmente si sta affermando una scuola di pensiero secondo cui la somministrazione precoce degli alimenti più di frequente implicati nella comparsa di allergie potrebbe favorire una maggiore tolleranza nei loro confronti.

Il periodo migliore per questa esposizione precoce agli allergeni sarebbe quello compreso tra le 17 e le 27 settimane di vita. In passato si riteneva inoltre che una volta appurata l’esistenza di un’allergia a un particolare alimento fosse prudente eliminarlo dalla dieta del bambino, per riproporlo eventualmente dopo un certo periodo di tempo.

Oggi invece alcuni specialisti ritengono che se l’allergia non è particolarmente severa (cioè non determina la comparsa di sintomi gravi) sia meglio non sospendere la somministrazione ma continuarla in piccole dosi. Il pediatra in caso di reazioni avverse a qualunque alimento va comunque consultato.

PUO’ ACCADERE

Feci liquide e scariche frequenti

Se il bambino ha 3-5 scariche all’ora e le feci sono liquide o semiliquide, hanno un odore acido e intenso e contengono muco è quasi sicuro che sia in atto un’infezione intestinale. I più comuni responsabili sono particolari microorganismi, primo tra tutti il rotavirus, che possono raggiungere l’intestino attraverso alimenti contaminati o anche solo le mani sporche.

A volte è causa del problema l’enterobacter sakazakii, che si annida nel latte in polvere e viene neutralizzato dall’acqua bollente.

Cosa fare: Il pediatra va contattato subito, se nelle feci ci sono tracce di sangue oppure se alla diarrea si associano vomito e febbre. In questo caso diventa, infatti, opportuno effettuare una coprocoltura (esame delle feci) per individuare con esattezza il microrganismo che ha causato la diarrea e impostare una cura mirata. Inoltre è importante che sia il medico a valutare se esiste il rischio di disidratazione.

Altrimenti è sufficiente dare al bambino da bere spesso e rispettare il suo eventuale rifiuto per il cibo. Il bambino allattato al seno può continuare a fare le poppate con la stessa frequenza abituale e non ha bisogno di bere acqua.

Intestino pigro

Tra i sei e i dodici mesi di vita il bambino dovrebbe scaricarsi minimo 5 volte massimo 28 volte a settimana, secondo le indicazioni delle più autorevoli società scientifiche pediatriche. Se il ritmo delle evacuazioni è inferiore a cinque e le feci sono dure, faticose da espellere e di forma tondeggiante si è invece in presenza di vera e propria stitichezza, problema che può comparire proprio con l’introduzione delle prime pappe, come conseguenza di un più lento adattamento dell’intestino alla nuova dieta.

Cosa fare: In nessun caso si deve intervenire se le scariche diminuiscono rispetto all’epoca in cui il bambino veniva nutrito esclusivamente con il latte ma, comunque, sono almeno cinque alla settimana. Se invece le scariche fossero di numero inferiore al desiderabile, in prima battuta si può sostituire la frutta cruda con prugne o pere cotte.

Se il bambino manifestasse sintomi di disagio (nervosismo, irritabilità, inappetenza) o dovesse compiere sforzi per scaricarsi senza riuscirci va aiutato con un microclisma o una suppostine a base di glicerina. Se la situazione non dovesse migliorare si deve parlare con il pediatra, per valutare l’opportunità di somministrare il macrogol, preparato per uso orale che rende le feci soffici, quindi più facili da espellere, e non presenta particolari controindicazioni.

COSA SI’

Le nuove linee guida sullo svezzamento sostengono che si possa cominciare con quello che si desidera a patto che si tratti di alimenti sani e cucinati senza grassi, meglio se a vapore, in nessun caso fritti. La prima pappa può essere proposta di sera, se risulta più comodo per qualsiasi ragione.

COSA NO

E’ bene non iniziare lo svezzamento prima della 17ma settimana di vita compiuta, salvo diversa indicazione del pediatra. Allo stesso modo però è consigliabile non rimandarlo troppo oltre il sesto mese di vita compiuto perché dopo questo periodo il solo latte può non sopperire in modo adeguato al fabbisogno nutrizionale del piccolino.

 

I TRAGUARDI DEL SESTO MESE

Il neonato dovrebbe ...

A sei mesi compiuti quando gli si porge un oggetto deve tendere la mano e poi afferrarlo saldamente.

Il neonato potrebbe...

Potrebbe pronunciare con chiarezza le sillabe “pa” e “ma”, ancora più eccezionalmente potrebbe dire “papà” e “mamma”.

 

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(L'agenda del bambino è stata redatta con la consulenza di Leo Venturelli, pediatra di famiglia, autore di numerose pubblicazioni di pediatria ambulatoriale e coautore di libri di divulgazione per genitori tra cui E’ nato un bambino, La grande enciclopedia del bambino, Da 0a 6 anni, una guida per la famiglia)

16 Agosto 2014
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7 Commenti
06 Dicembre 2014 23:56
ElisaD
Sinceramente apprezzo i consigli, la notte è fatta per dormire. La mamma che è da sola ad accudire il cucciolo di 6 mesi e non ha aiutini...(nonne o suocere)e magari al mattino oltre che il neonato ne ha uno da portare all'asilo e l'altro a scuola... Forse gradirebbe che il tenero orsacchiotto imparasse a fare la nanna e non biberon o seno alle due di notte. Tutto qui.
29 Ottobre 2014 21:28
fanny
Io le offro il seno a mio figlio se si sveglia a notte fonda e non mi sento affatto schiava, altre volte invece dorme tranquillo.
25 Ottobre 2014 00:43
giovy
ma non siamo paranoiche...si fa non si fa,ogni mamma vive il proprio rapporto con il suo bambino e vi assicuro che tutto piano piano viene spontaneo...mamme non si nasce ma si diventa,baci e auguri a tutte.
09 Ottobre 2014 16:03
giovanna
Nn mi sento affatto schiava di mia figlia solo perché a sei mesi le offro il seno quando si sveglia la notte. Sono rimasta allibita quando ho letto come rieducare i bimbi in 2 settimane, bah! Sono ben altri i motivi che scatenano future problematiche...
17 Marzo 2014 14:35
chiara
VALENTINA L UNICA COSA CHE FA SCANDALIZZARE E' IL TUO COMMENTO. LEGGETE QUALCOSA E STUDIATEVI LO SVILUPPO DEL BAMBINO, SOPRATTUTTO I CARATTERI PSICOLOGICI. OGNUNO CRESCE IL FIGLIO COME VUOLE, MA IL RISPETTO DI CERTE REGOLE E' SACROSANTO. I GENITORI CHE SI METTONO A DISPOSIZIONE TOTALE DEI FIGLI PENSANO DI AGIRE CON AMORE E FAR LE COSA MIGLIORE...NIENTE DI PIU' SBAGLIATO!!!!!!!!! SONO I GENITORI CHE CRESCONO NELLA MAGGIOR PARTE DELLE SITUAZIONI FIGLI CON PIU' PROBLEMATICHE. AUGURI.
20 Gennaio 2014 13:11
lore
Pienamente d'accordo con Valentina!
06 Dicembre 2013 06:59
valentina
Scusate ma trovo assurdo che se il bimbo chiede di fare la poppata durante la notte suggeriate di agire con determinazione e di offrirgli delle coccole o un po' d'acqua...perche' tanto lo fanno per consolazione e anche i piu' ostinati nel giro di 2 settimane perderanno questa abitudine! Perche' mai levare al bimbo a forza la poppata se non per un bisogno dell'adulto di dormire tutta la notte, costringendo cosi' il bambino a rinunciare alla sua consolazione? E se per caso invece questa consolazione fosse davvero fame? Ma se noi adulti ci svegliamo con un po' di fame ma l' unica cosa che riusciamo ad ottenere sono tante coccole e un bicchiere d'acqua, la fame ci scompare? Probabilmente no, certo dopo 2 settimane che si presenta sempre la stessa situazione abituiamo lo stomaco a non brontolare fino al mattino, ma stiamo sconvolgendo un ritmo naturale! Ma che consigli date? Sono scioccata!!!
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