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Allattamento: tutto quello che c'è da sapere

Di Valentina Murelli
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11 Luglio 2017
Il latte materno non solo è consigliato dallOms, ma sempre più studi scientifici dimostrano i suoi benefici sulla salute del piccolo. Esistono però ancora molti  ostacoli, ecco perché se si desidera allattare è fondamentale informarsi bene e chiedere aiuto in caso di necessità. Se, invece, non è possibile seguire l'allattamento al seno, è importante scegliere il latte artificiale adatto al proprio piccolo. 

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L'Organizzazione mondiale della sanità lo dice chiaramente: fino a sei mesi, l'allattamento esclusivo al seno è il modo giusto per nutrire il bambino. E raccomanda di continuare a farlo anche dopo - fino a due anni o più - ovviamente aggiungendo altri alimenti nella dieta del piccolo.

 

Indicazioni fatte proprie anche dal nostro Ministero della salute, dalle quali, però, siamo ancora lontani. L'ultima indagine Istat su "Gravidanza, parto e allattamento al seno" (2013), rivela che una donna su tre abbandona l'allattamento esclusivo prima dei tre mesi. E per bambini tra zero e sei mesi, sono meno del 50% le donne che allattano solo al seno, con una media di 4,1 mesi a bambino. 

 

I vantaggi del latte di mamma
Eppure, sempre più studi confermano gli effetti positivi di questo alimento sulla salute del piccolo. «È più digeribile e riduce il rischio di Sids, la morte in culla, e di malattie come allergie, diabete, malattie infettive, leucemie e linfomi» riassume Riccardo Davanzo, presidente del Tavolo tecnico sull'allattamento al seno del Ministero della salute.

Nel caso di bambini prematuri, il consumo di latte materno (o in generale umano, donato attraverso le banche del latte) è associato a esiti migliori nelle retinopatie e a uno sviluppo neurocomportamentale più brillante. Dati che secondo l'epidemiologo Adriano Cattaneo, esperto di salute internazionale, non possono stupire. «Siamo mammiferi, il latte è l'alimento naturale per i nostri piccoli: è normale che sia benefico e, anzi, è paradossale chiedersi se e quanto faccia bene ai bambini rispetto a quello artificiale. È come chiedersi se e quanto faccia bene avere i denti rispetto alla dentiera. La domanda giusta sarebbe: quanto fa male il latte artificiale?». 

 

Tutto ciò che rema contro
Perché, allora, l'allattamento al seno - che per di più non costa niente - stenta a diffondersi? I fattori in gioco sono tanti:

1. L'ospedale dove si partorisce

In molti ospedali la gestione tradizionale dei neonati di fatto ne ostacola un buon avvio.

«È molto importante - sottolinea Davanzo - che mamma e bambino possano stare insieme, ma sono ancora una minoranza i punti nascita che lasciano il piccolo con la mamma per 24 ore al giorno».

Senza contare che, spesso, manca una preparazione specifica degli operatori per sostenere le neomamme alle prese con le prime poppate.

2. La disinformazione.

Un esempio? C'è chi pensa che, di notte, i bambini chiedano meno il seno, o che si possa attaccarli a intervalli regolari, come si fa con il biberon. Quando si scopre che non è così, la motivazione può vacillare. «L'allattamento comporta dedizione» sostiene Davanzo. «Certi bambini chiedono di essere allattati anche 15 volte al giorno: non si può farlo pensando di riuscire a dormire per quattro ore di fila. Se questa è l'esigenza, si possono serenamente fare altre scelte».

3. Il contesto che non aiuta.

Via via che il bimbo cresce si aggiungono elementi del contesto sanitario, sociale e culturale: dal ritorno al lavoro, che può rendere complicato o  impossibile mantenere l'allattamento, allo scarso sostegno da parte di operatori sanitari, amici e familiari. «Un altro ostacolo - afferma Cattaneo - è rappresentato dalla pressione del marketing, con una martellante pubblicità di alimenti per la prima infanzia rivolta a tutti: consumatori e operatori sanitari, in ospedale e negli ambulatori pediatrici». 

 

E' importante chiedere aiuto
Contro certi ostacoli a volte c'è poco da fare, ma se si desidera allattare, è fondamentale informarsi il più possibile e, in caso di difficoltà (ragadi, ingorghi, dubbi sulla crescita o solo un momento di sconforto), chiedere aiuto. Diverse figure possono dare una mano: ostetriche dei consultori, consulenti professionali Ibclc, volontarie della Leche League e mamme di qualche gruppo di auto-aiuto, anche in rete. 

 

7 cose da sapere prima di iniziare l'allattamento

1. Il latte materno è un concentrato di sostanze nutritive che cambia con il passare dei mesi (ma anche nel corso della stessa poppata) e di fattori biologici non nutritivi: ormoni, anticorpi, cellule staminali. 
2. Un buon avvio dell'allattamento è importante, anche per evitare disagi che potrebbero ostacolare la pratica. Se possibile, il neonato andrebbe attaccato al seno subito dopo il parto o nelle prime ore e tenuto in stanza con la mamma. Per prevenire i dolori alla schiena attenzione alla posizione: all'inizio la più comoda potrebbe essere quella pancia a pancia. E contro le ragadi, controllare che il bambino prenda tutta l'areola e non il solo capezzolo. 
3. Seno gonfio, duro e dolorante: spesso la montata lattea si presenta così e se il bambino fatica a succhiare, la congestione può peggiorare. Gli impacchi d'acqua calda, utili per ingorghi che si possono formare più avanti, nei primi giorni non servono. Meglio un massaggio linfodrenante dal capezzolo all'ascella e poi l'applicazione di ghiaccio. 

4. Con l'allattamento al seno il latte va offerto ogni volta che il bambino lo chiede (a richiesta), perché è proprio la sua suzione a stimolarne la produzione. Se si saltano delle poppate, il latte diminuisce fino a non bastare più.
5. Il ciuccio, ma anche la somministrazione di acqua o tisane, possono interferire con il meccanismo della domanda e dell'offerta che regola la produzione di latte. Se il bimbo vorrebbe attaccarsi al seno ma viene "distratto", non potrà stimolarlo a produrre altro latte. 
6. Nella maggioranza dei casi, il latte di mamma basta. Però può capitare che ci sia qualche problema, o perché non si allatta davvero a richiesta, o perché alcuni condizionamenti esterni (stress, disagio, mancato supporto) possono interferire. La consulenza di un'esperta di allattamento può dare una mano. Se invece si decide che non si desidera più allattare, no ai sensi di colpa: è una scelta legittima.

7. Allattare non fa diminuire la vista. Al massimo, può esserci un calo transitorio dell'acuità visiva, che scompare quando l'allattamento finisce. Al contrario, possono esserci vantaggi per la mamma: meno rischi di emorragia e depressione post parto, migliore recupero del peso pre-gravidanza e, secondo alcuni studi, meno rischi di sviluppare un tumore al seno o alle ovaie. 

 

Cosa è meglio mangiare quando si allatta

Produrre 100 ml di latte costa alla neomamma 90 kcal. Considerato che un neonato consuma in media 500 ml di latte al giorno quando allattato in modo esclusivo, allattare comporta un dispendio energetico supplementare di circa 500 kcal al giorno, equivalente a più di un’ora di corsa o di nuoto. 

Per questo è importante seguire un'alimentazione bilanciata, ma anche varia, sia per abituare il bambino a sapori diversi, sia per garantire un adeguato apporto di nutrienti. Non preoccupatevi di un possibile legame con eventuali coliche del bambino: non dipendono da quello che si mangia. 

Durante l'allattamento aumentano i fabbisogni di proteine (ricordatevi che esistono anche quelle di origine vegetale, contenute in legumi e frutta secca), minerali e vitamine. Fondamentale l'apporto di frutta e verdura (almeno due porzioni al giorno ciascuna) e quello di pesce (due/tre porzioni a settimana), ricco di acidi grassi omega 3 importanti per lo sviluppo del sistema nervoso del neonato. 

Aumenta anche il fabbisogno di acqua: è necessario berne almeno due litri al giorno. Vanno bene anche le tisane, purché non zuccherate, mentre sono sconsigliati i succhi di frutta per l'elevato apporto di zuccheri semplici.  

 

Latte artificiale: quale usare
Se non si allatta al seno bisogna affidarsi al latte artificiale. Da zero a tre mesi, quello da utilizzare è il latte formulato di tipo 1, mentre tra sei mesi e un anno si può passare al tipo 2 (di proseguimento). Ci sono anche formule speciali per bambini con esigenze particolari, come il tipo 0, più adatto ai prematuri. 

Anche nella stessa categoria possono esserci differenze perché entro i limiti di composizione dettati dal Ministero della salute ciascun produttore propone la propria ricetta, magari aggiungendo sostanze che la ricerca indica via via come componenti fondamentali del latte materno. «Ma non è ancora provato che una composizione più ricca sia associata a effetti positivi per la salute» sottolinea Riccardo Davanzo.

Dopo l'anno, alcuni pediatri ritengono che si possa offrire il latte vaccino, anche se è più grasso e proteico di quello materno, mentre altri consigliano il "latte di crescita".